Anna Vertua Gentile.
...
.
...
Angolo Romito.
...
.
... 
1913. Casa Editrice Madella. Sesto San Giovanni, MILANO.
...
.
... 
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
... 
Testo curato da: CATIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
...
.
... 
Presentazione.
...
.
... 
Scritto nel 1913 poco dopo la morte delladorato unico figlio, questo romanzo probabilmente contiene note autobiografiche nel descrivere le vicende dolorose della protagonista, Bianca, unorfana milanese che viene accolta dalla zia, proprietaria di una cartiera situata in montagna, dove vive con i due figli Roberto e Maria.
La zia  morbosamente attaccata al figlio maschio e non considera per nulla la dolcissima figlioletta, che fortunatamente trova in Bianca una sorella maggiore che le rid il sorriso quando il fratello la tormenta con scherzi crudeli. Ma Roberto va ben oltre lo scherzo, ferendo la sorella che rischia di perdere la vista, ed  quindi convinto da un amico a recarsi in America per espiare le malefatte e consentire con calma la guarigione di Maria. 
Oltre a Bianca, la bimba viene seguita amorevolmente dal giovane ingegnere che dirige la cartiera, Piero che si innamora di Bianca: ma scoppia la guerra dAfrica, e Piero, richiamato alle armi, riporta in battaglia una ferita gravissima, e muore al suo ritorno in Italia dopo aver detto addio a Bianca. La profonda fede di Bianca  lunico strumento che le rimane per superare anche questo momento doloroso e per riprendere accanto alla ritrovata famiglia della zia la sua vita.
...
.
... 
L'AUTRICE.
...
.
... 
Anna Vertua Gentile (Dongo, 30 maggio 1845. Lodi, 23 novembre 1926)  stata una scrittrice italiana.
Figlia di Rocco e di Esther Polti, alla morte del padre avvenuta nel 1862 trov impiego presso l'Istituto delle Dame inglesi di Vicenza. Incominci a scrivere nel 1868: il suo primo lavoro conosciuto  firmato come Annetta Vertua. Spos Iginio Gentile, allora docente di Storia antica nell'Universit di Pavia; dalla loro unione nel 1874 nacque un figlio, Marco Tullio. Tra il 1874 e il 1893 scrisse una serie di racconti e opere teatrali brevi per bambini, che venivano recitate nei salotti di casa o interpretate con burattini.
Divenuta scrittrice di professione dopo la morte del marito (nel 1893, seguita, nel 1912, da quella del figlio) ebbe una produzione feconda: fino al 1901 pubblic oltre 150 titoli tra romanzi, soprattutto d'amore, novelle, scritti educativi e manuali di condotta.
I suoi scritti, pur intrisi di sentimentalismo e precetti morali, non furono privi di richiami all'indipendenza femminile.
Mor presso l'Istituto Santa Savina a Lodi, dove si ritir nel 1923. Sulla facciata esterna dell'edificio  stata affissa una targa che la ricorda.
...
.
... 
ANGOLO ROMITO.
...
.
... 
Sbarcando sulla riva deserta del villaggio, raggruppato alla scogliera, Bianca Lionello ebbe a rimanere incresciosamente sorpresa. Nessuno era l ad incontrarla; manco un contadinello, che la guidasse alla cartiera. E pure ella aveva annunciato chiaramente e precisamente il giorno e lora del suo arrivo.
Che non avessero ricevuto la sua lettera? Che fosse un segno di scortesia?... Un volere, subito, trattarla da intrusa?... O pure, si trattava forse dun semplice ritardo?... Questo doveva essere; ellera una stupida a stillarsi il cervello, ad amareggiarsi per un niente. Poteva aspettare; qualcuno sarebbe venuto, che diamine!
Il barcaiuolo che laveva tragittata dal battello a vapore, a riva, tarchiato, abbronzito, brusco, che non invitava punto al conversare, assicur la barca, fece di cappello e si perdette per uno dei viottoli tagliati nel sasso, che guidavano al villaggio.
Rimasta l, sola, Bianca abbracci dello sguardo il lago cupo sotto i nuvoloni scuri, i monti ripidi e tristi in quellora di prima sera e con quella minaccia di temporale, le sponde duna bellezza, in quel momento, quasi paurosa.
Sedette sopra un sedile rustico, messo l per comodit dei passeggieri, e stette ad aspettare. Il silenzio era rotto appena dallo scroscio di un torrentello, che con vivacit petulante, irrompeva nel lago immoto; lafa grave, non dava respiro; le foglie delle piante pendevano inerti come oppresse; un accasciamento dogni cosa creata. La povera fanciulla si sent spersa in quella solitudine, in quel silenzio pesante; le scese in cuore un senso doloroso di isolamento; ricord rapidamente il suo breve passato, ebbe paura del presente, vide il buio nellavvenire; dimentic di essere una giovane coraggiosa e forte, e si lasci andare a un momento di fanciullesco abbandono, scossa da prepotente bisogno di uno sfogo di singhiozzi e di lagrime.
Una prima raffica rabbiosa e il lontano brontolare del tuono, la richiamarono tosto a s stessa. Scatt da sedere. Poi che nessuno compariva a darle la benvenuta, a farle da guida, ella sarebbe andata sola alla cartiera. Aveva forse paura di smarrirsi?... Si lasciava forse vincere da un primo ostacolo?... Bel coraggio davvero! bella forza!... 
Prese in mano il cappello, e con la chioma bruna al vento si mise in un vialetto ingombro di ortiche e roveti; e s.
Fuori delluscio del casolare, una vecchia scongiurava il tempo, bruciando lulivo benedetto. Chiese a questa la via della cartiera; e arrivata sulla strada maestra, bianca di polvere, fra il lago e i piedi della montagna, mosse arditamente alla volta indicata. A un chilometro di l, avrebbe trovato una cantoniera, poi doveva svoltare per entrare nella vallata in fondo alla quale stava la cartiera.
Camminando di buon passo, Bianca si affidava di giungere alla cantoniera in pochi minuti, prima che il temporale scoppiasse. E tirava via svelta e leggiera, sbirciando ogni poco il lago, che di immoto che era poco prima, andava sconvolgendosi sotto limpeto delle folate, sbuffanti violentemente dalle gole delle montagne. Era giunta appena a mezza strada, quando nellaria, ormai scura, cominciarono a guizzare i lampi tra il fischiare del vento e il rombo dei tuoni; e subito cadde lo scroscio impetuoso, terribile, devastatore.
Bianca ebbe appena il tempo di rifugiarsi sotto un ponte, che un lampo rischiar ad un tratto dinanzi. E qui si fece contro il muro, restringendosi, per cos dire, in se stessa, per occupare il minor posto possibile e ripararsi meglio che poteva da quel diavoleto di tempo. Il ponte, o meglio, il cavalcavia, metteva in comunicazione due gallerie, entro le quali correva il treno varie volte il giorno; poco lontano cominciava il sentiero, a scalinata, che metteva sul monte boscoso. Di ci, Bianca si diede tosto ragione, aiutata dagli spessi bagliori dei lampi. Ella era quivi rannicchiata e rattrappita da un poco quando insieme con un furioso precipitare di persone dalla scalinata della montagna, sent una voce forte e maschile gridare ingiurie al temporale, allacquazzone, alla notte, a tutto il creato; e la voce le si fece presso mentre un corpo le precipitava pesantemente ai piedi. Ella si raggomitol ancora di pi, stringendosi le mani sul petto e facendosi piccina piccina.
Oh! se avesse potuto nascondersi, scomparire!
Ma un lampo importuno illumin un istante della sua luce livida il riparo, e Bianca ud la voce chiedere:
 Chi  l?
La voce era piuttosto aspra; ma in quella domanda era una certa ansia che manifestava un certo interesse.
Bianca cap subito che non aveva a che fare con una persona pericolosa; anzi senza saperne il perch, si sent quasi rassicurata della presenza dello sconosciuto, e, raddrizzatasi, rispose:  Sono una donna!
 Sola?... con un tempo compagno?
 Sola!
Luomo non chiese di pi, e Bianca sent in quel riserbo la delicatezza della persona educata. Stettero l fino al cessare dello scroscio. Ora i tuoni venivano da lontano, e i lampi guizzavano a larghi intervalli. Ma alla loro luce, Bianca aveva riconosciuto nel compagno un giovane signore, in costume da caccia, col fucile ad armacollo. E questi si era meravigliato nel vedere in lei una forastiera, giovanissima, bellissima, dai grandi occhi scuri spauriti, e la faccia bianca, espressiva.
Il temporale era quasi cessato. Non scendeva ora che una pioggerella minuta, che laria frustava come spruzzaglia.
Bianca si mise in testa il cappello e usc di sotto il cavalcavia, chinandosi lievemente dinanzi al giovane signore, che la salut rispettosamente, senza offrirsi di accompagnarla, trattenuto da strana timidezza. Ma si affrett di seguirla a distanza, poich tutte e due facevano la medesima via.
Come succede spesso nella stagione estiva, il temporale scoppiato l per l, era cessato del tutto, e le nuvole spazzate dal vento lasciavano che la luna nello splendore della sua pienezza baciasse la terra della sua luce dargento.
Alla cantoniera, Bianca prese il viottolo della vallata.
 Toh!  fece il giovinotto,  la mia strada. Oh! dove andr? E chi mai pu essere?...
Bianca, fatti alcuni passi nella vallata, rest sorpresa alla bellezza, un po selvaggia, ma sommamente pittoresca di quel posto, del fiume scorrente nel mezzo fra le piante folte, i fianchi dei monti ripidi e maestosi, i casolari sparsi, e gi in fondo la grandiosa cartiera, che la luce elettrica illuminava, rivaleggiando con la luce pallida della luna.
 Com bello! com bello!  andava dicendo a se stessa, dimenticando tutto in quellintimo piacere dartista.
E camminava verso la casa ignota, ove avrebbe trovato gente sconosciuta, con lanima inconsciamente aperta alla speranza. Perch non avrebbe trovato l qualche sorriso, forse un po di felicit, dopo i guai, che avevano travagliata la sua breve vita?... Era giovane e coraggiosa; si sentiva forte nellidea del lavoro e del dovere; si sentiva agguerrita contro ostacoli ed amarezze inevitabili. Perch non le avrebbero voluto un po di bene?....
Era cos disposta ad affezionarsi, lei!... cos desiderosa di simpatia, di tenera confidenza!...
C un Dio per le orfane buone e coraggiose!  le aveva detto il suo povero padre, prima di morire. Ella aveva fede in Dio; aveva fede nella propria rettitudine; credeva nella giustizia degli uomini e delle cose; credeva nella generosit delle persone nobili e pietose.
 Vado in casa di congiunti  pens a mezza voce  gente, che hanno conosciuto il povero pap, che gli hanno voluto bene, che furono da esso soccorsi nei momenti difficili. La sorella della mia povera mamma e i suoi figliuoli ameranno un poco anche me!  concluse con ingenua sicurezza.
Sorrise allidea di una accoglienza cordiale, forse festosa, ed acceler il passo.
In quel punto la luna si ritir bruscamente, e il paesaggio rest nellombra. Unombra nera, che i fianchi dei monti e lo scroscio del fiume rendevano paurosa.
Bianca procedeva cautamente, tastando il terreno coi piedi per non sentirsi di sotto smottare il ciglio del sentiero, e guardando come a faro alla cartiera illuminata.
Nessuno si era mosso per venirle incontro. Per certo, la sua lettera era andata smarrita. Vedendola comparire cos sola, sarebbero rimasti mortificati, i suoi signori parenti!... Ma ella li avrebbe tosto rassicurati; non aveva avuto paura del temporale, n della strada, anzi si era divertita!.... Cos avrebbe detto lei!
Pi si avvicinava e pi le si andava dileguando dal cuore lindefinibile senso di sgomento che aveva sempre sentito al pensiero di entrare in casa di quei parenti sconosciuti. Ora quasi sollecitava con desiderio il momento dellincontro.
 Mi faranno festa!  fin col dire a s stessa. La zia mi bacer in fronte come soleva fare la povera mamma!... e... mi offriranno da cena!  sospir con un prepotente bisogno di cibo, perch non aveva mangiato fino dal mattino.
Al cancello che chiudeva la cartiera, si ferm non sapendo da che parte entrare.
Nellopificio era un andare e venire di operai, un lavorio silenzioso e lento. Un puzzo nauseabondo di cloro appestava laria dintorno. La casa doveva essere da unaltra parte; l non cera traccia di abitazione. Gir dal lato opposto, sempre seguendo il cancello e si trov infatti di fronte ad una casetta svizzera, civettuola, pittoresca, ma dalle finestre chiuse, come fosse disabitata.
Bianca cominciava a smarrirsi, a non raccapezzarsi, quando si vide vicino improvvisamente, senza averne sentito i passi, soffocati dal fracasso delle ruote della cartiera in movimento, il giovine signore che le era stato compagno sotto il cavalcavia.
 Ah!  fece lui meravigliato.
 Ah!  fece lei sorpresa.
 Viene in questa casa?  le chiese il giovine.  Proprio qui?... Alla cartiera?...
E nel suo accento cera un vero piacere.
 S, vengo qui. I signori Lazzi sono miei parenti.
 E... scusi sa... lei sarebbe la signorina... quella signorina... che... che...
 Io mi chiamo Bianca Lionelli; la mia povera mamma era lunica sorella della signora Lazzi; mi  morto anche il pap e vengo qui per... per la cuginetta...
 Lo so! lo so!  fece il giovane.
 Non mi aspettavano?  chiese con qualche ansia la fanciulla.  Non hanno ricevuto la mia lettera?
Il giovane scosse il capo. Egli non ne sapeva nulla; il suo ufficio di ingegnere-direttore della cartiera, lo teneva occupato tutto il giorno; vedeva di rado la signora. Ma poteva spiegare lapparente scortesia. Roberto ne aveva fatta una grossa e portava la pena della sua pazzia, e la povera signora aveva dovuto perdere la testa!...
In quel punto, la porta della casetta svizzera si aperse con impeto e una donna tutta in nero spicc nella luce che rischiarava il vestibolo.
 Signor Piero?  grid.
Il giovane ingegnere si avanz tosto premurosamente.
 Non vuol star fermo!.... si dibatte!... urla!  disse con voce angosciata. E soggiunse:  Ci vorrebbe uninfermiera.
 Linfermiera c, zia!  salt su Bianca, subito attratta da simpatia e piet verso quella signora che appariva tanto tribolata.
 Ah! tu!... mia nipote!... Bianca Lionelli!.. In che momento capiti in questa casa, mia povera cara!
E le stese le braccia stringendosela al petto con tenerezza insieme con uno scoppio di pianto.
...
.
... 
Da tre giorni e tre notti, Bianca faceva da infermiera al cugino che giaceva incosciente, in preda della febbre. Quella sera la povera madre accasciata dal dolore e affievolita dalla stanchezza, aveva finito per cedere alle premurose insistenze della nipote. Si era buttata senza spogliarsi sul letto, in una camera attigua per essere pronta al minimo cenno.
E Bianca era rimasta sola.
Dalla finestra semiaperta, insieme con lo scroscio dellacqua buttata dalle ruote, entrava un fascio di luce elettrica smorta e fredda che illuminava fantasticamente la spaziosa camera e dava al volto del giacente un color livido, da morto. E si sarebbe potuto credere morto davvero, se non fosse stato lansimare irregolare e faticoso che gli faceva balzare il petto di sotto il lenzuolo.
Bianca si sent correre un brivido nel sangue, guardando con intensit paurosa il malato. Ma si rimprover tosto quel senso di sgomento come una vilt. E per padroneggiarsi prese a rinnovare i pannilini inzuppati nellacqua diaccia su la fronte del poveretto, che se ne stava immoto, con la bocca semichiusa, i riccioli scomposti sul guanciale.
 Oh, Signore! Fate che guarisca!...  preg con sincerit di desiderio.  E tanto giovane! E sua madre lo ama cos esclusivamente!  soggiunse pensando allaffezione profonda e cieca di sua zia per quel suo primogenito.
In quel breve tempo Bianca era riuscita a capire senza sforzo che sua zia adorava il figliuolo in modo da staccarla, per cos dire, da tutto e tutti; da soffocarle dentro ogni sentimento di generosit; perfino la giustizia, perfino la compassione.
Non destava forse compassione la povera Maria, cos affezionata alla madre ed al fratello e cos bruscamente buttata in un canto come una cosa inutile, o meglio, come un impiccio?
Ella aveva veduta piangere tacitamente la povera fanciullina, e tentare di avvicinarsi al malato, di stringersi alla mamma! Ma la mamma laveva mandata fuori di camera, ingiungendole che non tornasse pi, che non seccasse.
Guai, se il fratello riavendosi, la trovava l!...
 Era lidolo di suo padre!  si lasci scappare detto un giorno con Bianca.  Egli la preferiva a Roberto, perch gli somigliava goccia a goccia, nel fisico come nel morale. E il mio povero figliuolo caro era geloso di quella predilezione. Per questo, prese a vedere di malocchio la sorellina. Che se adesso torna in s e la trova qui, lei, sana, mentre lui sta cos male, poveretta me!.... Ed ella, la cocciutella, la sciocchina, dovrebbe capire e star lontana!...
La povera piccina avrebbe ben dovuto finire per comprendere!... In tutto quel giorno non sera lasciata vedere.
 Chiss come avr dovuto lottare col suo cuoricino affettuoso, per non venire!...  pens Bianca, commossa da subita piet per la cuginetta, cos poco amata dalla madre e dal fratello.
Proprio in quella, un lieve frusco le fece volgere gli occhi ai piedi del letto. Maria, appena coperta da un succinto gonnellino, i piedi e le gambe nude, la treccia sciolta, il visino pallido come di cera alla luce che lo illuminava, era l ritta, con le manine giunte e gli occhioni lagrimosi. Guard il fratello con un lungo sguardo di tenerezza e di sgomento, poi stese le braccia a Bianca e si strinse a lei in angoscioso, prepotente bisogno di protezione, di conforto, di simpatia.
Bianca sent contro il suo petto il battito accelerato di quel povero cuoricino di bimba addolorata e spaurita, sent il suo sforzo per ricacciarsi in gola il singhiozzo, e l per l le si svegli nellanima un sentimento di tenerezza profonda, quasi materna, per la piccola reietta. Avrebbe voluto tenersela su le ginocchia, accarezzarla, baciarla, confortarla con la sua tenerezza, con la speranza, ma il pensiero della zia che si poteva destare da un momento allaltro, la rese prudente. Port piccina fino sulla soglia delluscio e:
 Vai, cara!  le susurr  non bisogna disobbedire alla mamma. Pensa che io ti voglio bene come una sorella. Sar la tua sorella grande, vuoi?
Oh! lespressione di quegli occhioni sgranati e tristi a quelle parole!... Bianca non la dimentic mai. Dicevano sorpresa, riconoscenza, tenerezza!...
 Povera piccina!  mormor, tornando al letto del malato. E nellangoscia di quel momento si sent scaldare il cuore di dolcezza indefinibile.
Quella fanciullina, era, come lei, sola al mondo, perch le mancava laffetto de suoi. Ella lavrebbe amata, protetta, confortata con la simpatia, avrebbe fatto che gli altri la smettessero di trattarla con freddezza, e pi non fossero cos crudelmente ingiusti verso lei; e, chiss che non fosse riuscita a farla amare!
Sedette a piedi del letto cogli occhi al malato; a poca distanza dellultima finestra, che dava sulla valle, scura dappertutto dove non arrivava la luce della cartiera.
Il cielo era tempestato di stelle; ogni tanto, fra lo scrosciare dellacqua, si sentiva la civetta stridere il suo canto alla notte, e abbaiare i cani a distanza. Laria afosa durante il giorno spirava fresca e acre dei profumi resinosi.
Lorologio della chiesa scocc dodici tocchi. Era mezzanotte!... gi da due ore la zia dormiva, vinta dalla stanchezza e il malato giaceva tranquillo.
 Se riposa, domattina andr meglio!  aveva detto il medico quel giorno. Ed era uscito borbottando:  C sempre un santo per i pazzi!
Poich Roberto doveva davvero il suo male a un pazzo ghiribizzo.
Sfrenato nellabuso della libert, a cui lindulgenza materna non metteva limite, spinto dallozio, spesso anche dalla noia e pi spesso ancora dalla spavalderia, che gli agitava il sangue al disfogo dogni maniera di stranezze, egli ne faceva una delle sue ogni giorno, seccando gli operai, imbizzarrendo gli animali, tormentando i fanciulli, esponendo se stesso a rischi e pericoli da far accapponare la pelle. Aveva quindici anni finiti e sapeva cos poco, che era una piet. Finch era vissuto suo padre, aveva dovuto piegarsi a una volont pi forte della sua e stare in collegio. Ma dacch il povero uomo era morto, egli non aveva pi voluto saperne di studi; e col pretesto di essere necessario a casa come reggitore della famiglia, necessit, che egli faceva valere con seriet buffa, aveva detto addio ai libri, e credeva in buona fede di poter sprecare tempo e giovinezza nello scapricciarsi. Nessuno resisteva alle sue ridicole esigenze di padrone. Gi due bravi e dignitosi ingegneri, chiamati a dirigere la cartiera, se nerano andati disgustati ed indignati della sua condotta. Ora da alcuni mesi ne era venuto un altro; giovine abilissimo; ma tanto dignitoso e serio da smorzare nellanimo del monello ogni desiderio, ogni tentativo di sconvenienza e di ribellione. Ad una sua prima osservazione, egli laveva guardato dallalto in basso, strizzando gli occhi come a meglio misurare la nullit, ed aveva risposto indirettamente, parlando piuttosto a se stesso:  Che insolente presunzione!  poi se nera andato senza manco rivolgersi, schiacciando larditello con la sprezzante indifferenza, e larditello, da allora, sera appigliato al partito di non pi importunare il giovine ingegnere.
Ora, il d prima dellarrivo di Bianca, dopo una grandinata furiosa, che aveva subito raffreddata laria e lacqua del torrente, egli aveva voluto far la bravata di un bagno, non ascoltando i vecchi operai, che lo sconsigliavano e pregavano di non fare quella pazzia.
Usc dallacqua livido, scrosciando i denti, la febbre gelida nelle ossa. Fu subito obbligato al letto e il male giudicato grave.
Limprovviso malore del figliuolo era stato la causa per cui lannunzio dellarrivo di Bianca non fosse stato avvertito. Difatti la lettera della fanciulla giaceva tuttavia suggellata sullo scrittoio della vedova.
 Mi devi perdonare!  sera scusata questa con la nipote.  Mi devi perdonare, cara!... la disgrazia mi ha scombuiato la mente!... Ma adesso sei qui e Dio voglia, che tu possa trovarti bene nella casa della sorella della tua povera mamma!...
 Io spero che Roberto ti prender in simpatia!  soggiunse con un accento che tradiva il timore in lotta con la speranza.
E Bianca cap che il suo benessere in quella casa doveva dipendere in gran parte, dallimpressione chella avrebbe fatto sullanimo del cugino.
 Dovrei  pens  guadagnarmi la simpatia a forza di accondiscendenza e magari di adulazione, ma non lo far. Non aiuter certo a guastarlo del tutto questo poveretto. E mio cugino; sua mamma mi accoglie nella sua casa con cordiale ospitalit e mostra dellinteresse per me. E mio dovere di fare del bene, non gi di cospirare al male di tutti con una riprovevole pigrizia, quasi vilt morale.
Oh! potessi, a poco a poco, far intendere la ragione a questo poverino!... Potessi dirigere, educare le facolt della sua anima e riuscire a convertire in virt i suoi stessi difetti!... Farlo razionalmente coraggioso invece di temerario, riflessivo in luogo di spensierato!...
Il proposito, la speranza erano cos arditi, che Bianca ne sorrise fra s e s come duna pazzia. Si fece presso il malato; dormiva riposato; alla febbre gelida era successa la febbre calda, che bruciava il corpo del poveretto. Ora anche la febbre calda andava scemando; a stargli presso non si sentiva pi la vampata scottante che tanto aveva spaurita la zia durante il giorno.
 Guarir!  disse Bianca con un senso di sollievo. E torn in fondo alla camera presso la finestra aperta; sedette, appoggi il gomito al davanzale e vag con lo sguardo nella vallata. Il torrente balzando sul greto sassoso, correva al lago con orgoglio cupo; la vetta frastagliata della montagna di fronte pareva toccare il cielo con un bacio. Gi, alle falde del monte di sopra un rialzo un lumicino vacillante rischiarava i contorni di una cappelletta.
Bianca si smarr nei ricordi del suo breve passato. La sua infanzia felice fra il babbo e la mamma; poi la morte di questa, quandella era tuttora bambina; poi gli otto anni di vita di scuola e di dolce intimit col babbo; loro due soli; in un appartamento un po fuori del centro della citt, col balcone verde di erbe arrampicanti e profumato di fiori. Che tempo felice era quello!... Ma un giorno il babbo fu assalito da un male improvviso, crudele, che in pochi d lo trasse alla fine. Ed ella era rimasta sola, sola, sola!
 Sola, sola, sola!  le ronzava laria intorno.
 Sola!  le diceva, in lontananza, lacqua scrosciante.
 Sola! Sola!  le susurrava la pendola col suo tit tac.
Ma... strano!... Quel sentirsi cantare su tutti i toni la sua solitudine, la sua miseria di orfana, non le toccava il cuore per nulla. Era come non si fosse trattato di lei, tanto che il suo pensiero prese a seguire e a ripetere quella parola cadenzata.
Sola, sola, sola!
Poco a poco la cantilena si fece lontana, lontana; la sentiva appena come un sospiro; poi, ad un tratto, il suono cess, e le parve di essere avvolta in una nebbia leggiera, fresca, deliziosa che la isolava da tutto e da tutti, soavemente. Qualcuno tentava di diradarla quella nebbia, di giungere a lei. O perch?... ella stava tanto bene cos nascosta, cos tranquilla!
 Mamma! Mamma!...  sent una voce fioca dire distintamente:
 Ohe, dico, mamma!...
Bianca si scosse e scatt da sedere ricordando.
Aveva ceduto al sonno ed alla stanchezza e si era appisolata.
 Mamma!  ripet la voce, con accento imperioso.
Roberto a sedere sul letto coi grandi occhi neri sbarrati e la faccia bianca si agitava chiamando con gesti impazienti. Alla vista della giovinetta, che gli corse presso, aggrott le ciglia guardandola con fissit; poi si lasci andare abbandonato sul guanciale, borbottando:
 Ancora lei! Ancora il sogno!
Bianca gli tocc la fronte. Era fresca. Fece un sospiro di sollievo e accarezzandogli le mani affilate prese a parlargli sommessamente, come a un bambino che si vuol tenere tranquillo, che si vuole addormentare. No; egli non sognava, non aveva sognato. Ella gli era vicina da tre giorni e da tre notti; era sua cugina, la sua infermiera; e gli voleva bene. Ora il male era vinto; sarebbe presto guarito; pazientasse un poco; lasciasse riposare la mamma, povera donna! che aveva sofferto tanto per lui, chera cos sfatta!...
Oh! egli doveva essere un giovinetto capace di sacrificarsi per gli altri, doveva essere generoso come tutti i forti!... avrebbe permesso che la sua mamma continuasse a riposare. Non  vero chegli permetteva? Non  vero chegli era forte e generoso?
A quel susurro il malato aveva varie volte guardato la cugina senza rispondere. Finalmente con voce fievolissima, chiudendo gli occhi disse:
 Io non sono generoso, ma non chiamer la mamma; che dorma!... dormo anchio!
E dorm infatti fino ai primi bagliori.
...
.
... 
Come ad oriente il cielo cominci a biancheggiare, la giovane infermiera usc dalla camera e and fuori per cacciarsi di dosso lintorpidimento e respirare una boccata daria pura, camminando.
Attravers il ponte che univa le due rive del torrente e fu sulla sponda opposta a quella ove sorgeva la cartiera. Il sentiero correva a zig zag di sotto a un folto di piante; la brezza viva le pungeva il viso; le foglie stormivano come lo scrosciare di pioggerella minuta. Ella respirava a larghi polmoni laria freschissima, che landava rinvigorendo e rasserenando. Un rivoletto scendendo da una china rocciosa mormorava tra lerba ed il musco. Fece guimella delle palme e si lav gli occhi per togliersi dalla fronte il peso della nottata, per rallegrarsi un poco. Sotto quelle piante il silenzio era rotto appena da qualche cinguetto nascosto, dallo starnazzare dali di qualche piccione selvatico. Allo svoltare di un gomito del viottolo si trov dinanzi a una cappelletta dove ardeva tuttora il lumicino. La riconobbe; era la cappelletta che aveva veduta la notte. A pochi passi, quasi chiuso tra le due sporgenze di monte, in un breve recinto verde e fiorito, Bianca vide il Camposanto e fece per entrarvi. Ma ritto dinnanzi al cancello, semi aperto, vide il giovino ingegnere, direttore della cartiera che le fece di cappello, mettendosi lindice attraverso alla bocca come ad invitarla al silenzio. E come ella se ne stava sorpresa, le addit in un angolo del cimitero la piccola Maria inginocchiata davanti ad una croce.
 Viene qui ogni mattina!  la inform sotto voce.  Viene a pregare sulla tomba del suo babbo! Poich i vivi non vogliono saperne di lei, ella si rifugia presso il morto!  fin con una certa amarezza.
Bianca guard la fanciullina con un senso di piet che le vel gli occhi di lagrime; poi guard lingegnere che mormorava scuotendo il capo:
 E triste cosa vedere i fanciulli soffrire!... Quella povera piccina ha bisogno di affetto pi che di pane!... Se ella signorina volesse, potesse amarla, sarebbe una provvidenza!
Mentre egli pronunciava queste ultime parole, la piccola Maria si era alzata e dopo daver raddrizzate e rinfrescate alcune piantine, si volse, vide lingegnere e Bianca e corse a buttarsi tra le braccia di questa. Poi staccatasi, stese tutte e due le manine allingegnere guardandolo con un sorriso.
 E mia cugina!  gli disse.  Mi vuol bene; sar la mia sorella grande!
Il guizzo di piacere che attravers il volto del giovine disse a Bianca tutto linteresse chegli sentiva per la povera piccina.
 Devessere buono e generoso!  pens con vago senso di gratitudine.
 Egli  spieg Maria additandolo  mi lascia parlare del babbo, e... e... mi protegge quando Roberto mi vorrebbe maltrattare!...
Bianca e lingegnere si scambiarono uno sguardo nel quale, per cos dire, si fusero in una le loro simpatie, la loro compassione per la povera fanciullina. Poi si stesero contemporaneamente la mano e se la strinsero con reciproca promessa di affetto e di protezione verso quella piccola vittima dellingiustizia.
...
.
... 
 Venga, signorina!... E lavorio interessante!  disse il signor Piero, il giovane ingegnere direttore della cartiera, facendosi contro lo stipite della porta dingresso per lasciare che Bianca passasse la prima.
E le si mise di fianco, guidandola per ogni angolo del vasto opificio, mostrandole il luogo della cernita degli stracci, poi la caldaia ove si lavano, poi i laceratori; quindi, di mano in mano, le fosse per la sbianca; i cilindri olandesi, la macchina continua per la fabbricazione della carta e infine lincollaggio e lessiccatoio.
Bianca guardava incuriosita e ammirata, schivando con precauzione paurosa, le grosse cinghie in movimento, rabbrividendo ai rischi a cui le parevano esposti gli operai, chiedendo schiarimenti, spiegazioni.
E il giovine ingegnere soddisfaceva con garbo alle sue curiosit, e con un piacere, direi quasi di artista, mostrava, vantandone la qualit, i larghi e lucidi fogli di carta ben ripiegata e ammucchiata con ordine e precisione nello stanzone del deposito.
Da questo, per una finestra a vetri, si riusciva in una specie di terrazza, che dava sul torrente.
 Per levarsi dintorno il puzzo di cloro  disse il signor Piero  venga un momento qua fuori. Godr anche di una bella veduta.
La veduta era davvero imponente. Bianca stette un momento a guardare in silenzio, come sopraffatta da subita emozione.
Il torrente, ingrossato da un acquazzone, correva a balzi e a cascatelle spumose sul letto sassoso. La montagna di fronte, boscosa e inclinata ai piedi, si drizzava ad un tratto ripida, brulla, rocciosa e disegnava la vetta nellaria doro. Dentro la valle dove essa si rinserra e infoltisce, sopra un ripiano di monte, sorgevano gli avanzi di un vecchio maniero dalle torri e i muraglioni smerlati; e pi gi aggrappata ai massi, stava raccolto il villaggio, dai tuguri anneriti dal tempo e i tetti dardesia scintillanti al sole. E sopra ogni cosa, il sole esercitava il suo potere di luce, di ombre fantastiche, di tinte svariate.
 Si  qui chiusi fra le montagne, in un angolo della terra, quasi staccati dal mondo!  mormor Bianca.
 Gliene spiace?  le chiese lingegnere con una certa premura.
 No!  rispose la fanciulla  langolo  verde e bello; e poi nel mondo io non ho pi nessuno!
Il giovine sent la tristezza in queste parole, e guard la fanciulla con interesse.
 Il mondo  l dove gli affetti e il dovere ci legano!  disse sotto voce.
 Doveri ne hanno tutti!  susurr Bianca  ma affetti, no!
 Credo che la signorina si trovi in un momento di sconforto!  la rimbecc il giovine con accento dolce di chi vorrebbe rincorare.  Si ha sempre il modo di espandere il bisogno del cuore, quando si  compassionevoli e generosi!
E quasi, a conferma del suo dire, lingegnere accenn gentilmente a Bianca che lo seguisse.
Attraversarono il terrazzo; e per un usciolo di legno che cigolava sui cardini, scesero una scaletta a chiocciola e infilarono un lungo corridoio che serviva di ripostiglio e faceva capo ad una stanzuccia chiatta, ritta sopra un macigno del letto del torrente, che quando questo era in grossa, doveva allagarla. Lingegnere smosse alcuni assi che riparavano un cantuccio e Bianca vide quindi una specie di casa in miniatura, scompartita in cucina, camera da letto e salottino; adagiata sul divano era una bella bambola, alta, dagli occhi turchini e dai capelli neri, riccioluti.
 La bambola di Mariuccia?  chiese con sorpresa e commozione la fanciulla.
S, era quella la bambola di Mariuccia; erano quelli i suoi balocchi; in quel cantuccio, la povera piccina passava le sue ore pi belle; al riparo delle monellerie e degli sgarbi del fratello; dimenticando forse lingiustizia materna, i torti che la facevano piangere e intristire. Egli stesso aveva suggerito alla bambina trascurata, quel ricovero sicuro, dove poteva divertirsi in pace, soddisfare al suo infantile bisogno di svago, senza le molestie di Roberto; il tristo giovinetto sempre pronto a recarle offesa, a colpirla crudelmente nei suoi ingenui puerili affetti.
Una volta che ella aveva un grazioso gattino bianco, tutto vezzi e moine, non sera egli preso il gusto barbaro di strapparglielo dalle braccia e lanciarlo con impeto nel torrente? La poverina era impallidita e se nera stata l sul terrazzo, con le mani tremanti e il dolore negli occhi a vedere la misera bestiola travolta dallacqua impetuosa. Era cattivo quel ragazzo!... Un tristarello che abusava dellamore insensato della madre, che faceva di tutto per toglierle dal cuore la minima scintilla di tenerezza per la sorellina!... Che cosa sarebbe diventato quel fanciullo con landare del tempo?...
In bala dellegoismo, senza un lampo di spontanea generosit che ne scemasse limpero, sarebbe sempre stato una vittima di s stesso e un tiranno per gli altri.
 E vittima o tiranno, se non si corregge, sar sempre un infelice!  osserv Bianca.
E soggiunse:
 Ma si corregger!
 Lo crede?  chiese il giovane con aria di dubbio.
 Lo spero!  disse Bianca con un guizzo di nobile desiderio negli occhi.  Non mi ha ella detto che il mondo  l dove il dovere e gli affetti ci legano?... Leducazione di Roberto sar il dovere, e Mariuccia sar laffetto, che former il mio mondo.
 Aggiunga al dovere ed allaffetto la pi schietta amicizia  proruppe con un sorriso di approvazione lingegnere, porgendo la mano alla fanciulla. E allora il mondo sar completo!
 Grazie!  fin Bianca  E ricordi che  obbligo damico quello di consigliare e incoraggiare!
...
.
... 
Dopo un seguito di giornate di sole e di seccume che minacciava il raccolto delle castagne intristite nel riccio in mancanza di nutrimento, era venuta una pioggerella benefica, che dur una notte ed un giorno, recando vigoria nel bosco e ristoro nei pascoli.
Ora, in sul far della sera era appena spiovuto, e Bianca, comera sua abitudine, usc sola per una passeggiata in riva al torrente, mentre Maria giocava nel suo cantuccio della cartiera insieme con una piccina sua compagna; e Robero non ancora rifatto dal male patito sonnecchiava presso la madre, intenta alla lettura del giornale.
Bianca, amava quella passeggiata da sola a sola con i suoi ricordi e le sue speranze; amava lo spettacolo sempre nuovo di quellora tra il giorno e la sera e si piaceva di scoprire motivi, di raccogliere piantine e fiori che potessero essere di soggetto al suo pennello di abile dilettante.
Il cielo, dopo una ventata impetuosa, sera quasi rasserenato, e gi la luna pallida e fredda appariva nellaria che il sole arrossava nel suo ultimo raggio. Prese per il viottolo della cappelletta e tir via lentamente, guardandosi intorno, ammirando, gustando profumi e suoni.
Folate daria odorosa venivano a scherzarle tra i capelli; intorno intorno udiva un indistinto brulichio, susurri leggeri, lievi sospiri, scricchiolii monotoni, ronzii, pispigli, rumori confusi che davano alla fantasia. Ogni tanto lorologio della torre batteva i suoi tocchi lunghi, oscillanti per laria; la civetta si lamentava stridente nel castagneto; gli alberi si drizzavano in alto come fantasmi lanciati nellazzurro.
Bianca sedette sullo scalino della cappelletta, scostando i rami della fratta di sambuco che vegetava nellabbandono, l presso. La lucernetta della Madonna strideva guizzando sprazzi di luce nellaria che si andava raffittendo; e alcune nuvole vaganti prendevano forme bizzarre e mostruose di animali e di persone.
Bianca si riposava in quella solitudine.
La giornata era stata difficile e burrascosa per lei. Oh quel Roberto! Chella avesse presunto troppo dalle sue forze, che si fosse illusa vagheggiando, sperando di correggerlo, di guidarlo per la via della ragionevolezza e della generosit?... Che proprio in quella mente, in quel cuore di fanciullo, non vi fossero un pensiero, un sentimento buono suscettivi di educazione?...
Come era aspro, imperioso, molesto nella sua debolezza di convalescente!... Come tutti dovevano sacrificare volont e buon senso alle sue esigenze pazze, ai suoi capricci!... E quella povera donna di sua zia, che era ridotta allo stato di schiava dal suo figliuolo?... Che era sempre sollecita a soddisfare a ogni suo desiderio, che per lui transigeva con ogni autorit materna e calpestava ogni riguardo, ogni altro dovere!... Era ben grama lesistenza di quella povera donna spadroneggiata dalla sua fatale, colpevole debolezza per quel figlio! E Maria? La povera piccina era sempre spaurita; trasaliva alla voce del fratello, faceva il greppo ad ogni sua bruscheria e come invocavano protezione i suoi occhioni sgranati quanto le si fissavano in volto!
Oh da che ella era l ed aveva cominciato a fare da maestra alla cuginetta, il signorino Roberto non poteva certo con la libert di un tempo sbizzarrirsi a tormentarla!
Quante volte non era ella riuscita con linsistenza dello sguardo a fargli abbassare gli occhi, a mozzargli in bocca uninsolenza, unoffesa!...
Un giorno che laveva sorpreso con la frusta alzata mentre rincorreva la sorellina sgomenta, ella si era presa fra le braccia la piccina, dicendo con accento lievemente ironico:
 E proprio atto da forte, spaurire una debole fanciulletta!...
Egli aveva tentato di reagire, scuotendo la frusta come per colpire. Ma lei, gli si era drizzata dinnanzi fieramente dicendo a denti serrati, con voce vibrante:
 Abbasso la frusta, signorino!... o vi punir come si ha diritto di fare coi fanciulli prepotenti e pericolosi!...
Le sue parole e il suo atteggiamento avevano dovuto colpire il giovinetto come la novit di una forza superiore alla sua; poich egli aveva davvero abbassata la frusta e pallido dira repressa e di vergogna sera ritirato sbatacchiando luscio.
Ma dopo dallora quanti dispettucci, quante piccole vendette da parte sua! Ella aveva trovato sfregiato di carbone un suo bozzetto ad acquarello che le era costato non piccolo lavoro.
Le matassine di seta a colori stinti dun suo ricamo erano state spruzzate dolio e guaste al punto da essere inservibili. Poi, i quaderni, i libri di Maria erano fatti segno di ogni maniera di sgualciture, sgorbi, strappi. E il pianoforte una sera fu trovato cos malconcio che bisogn far venire laccordatore per rimetterlo in ordine.
Ma i tiri dispettosi li giocava alla chetichella; con lei delle bravate faccia a faccia non ne faceva. E ci voleva dire che la aveva in soggezione, in qualche timore.
 Ed  gi qualche cosa!  pensava Bianca alzandosi da sedere e riprendendo la via del ritorno.
 Vuol dire  soggiunse  che qualche piccolo potere lo esercito sopra di lui. Ora si tratta di rafforzargli nellanima la persuasione duna volont pi forte della sua; poi di scoprire il suo lato debole e per quello afferrarlo e guidarlo. Oh se mi fosse dato di riuscire!  sospir.  Se avessi la fortuna di fare un giovinetto a modo di questo ragazzo turbolento e egoista!...
Un frusco di foglie calpestate da un passo svelto le tronc in cuore le esclamazioni. Volse gli occhi e si vide dinanzi il cugino col fucile ad armacollo. Represse latto di meraviglia e di paura che la scosse a quella vista improvvisa, e l per l inspirata da un buon genio, stese la mano al giovinetto e gli disse sorridendo:
 Hai fatto bene a venirmi incontro, Roberto!.. La sera si  fatta scura e gi cominciavo a rimproverarmi limprudenza di vagare cos sola a questora tra le piante ove si possono fare dei cattivi incontri. Adesso non ho pi paura!  soggiunse infilando il braccio in quello del giovinetto, come in cerca di protezione.
Roberto la guard, non potendo nascondere la sorpresa, a cui lespressione del volto non pot celare la lotta che sostenne per un istante tra il desiderio accarezzato di una delle solite piccole vendette e il piacere tutto nuovo di essere innalzato al grado di difensore di una persona, che senza rendersene ragione, stimava, come lunica che avesse saputo resistergli.
 Sono venuto col fucile!  disse per tutta risposta.
 Grazie!  fece Bianca, gioiendo in cuore di quelladattamento a unidea cavalleresca.
 Ci possono essere dei vagabondi o dei cani randagi!  soggiunse Roberto, per dare importanza al suo compito di protettore.  Ma io ho il fucile; e... niente paura!
Quando entrarono nel salotto, la zia che leggeva al lume della lucerna, ebbe a fare uno scossone vedendo la nipote a braccio del figliuolo.
 Mi  venuto incontro!  spieg Bianca  E ha fatto bene perch, a dir vero, cominciavo a non sentirmi tranquilla in quel luogo deserto, nellaria scura!
 Si possono incontrare dei vagabondi, dei cani randagi!  ripet Roberto. E non seppe dir altro, per certo stupito lui pure della cortesia usata in virt di una sorpresa.
Ma la cortesia gli aveva filtrata un po di dolcezza nellacre dellanimo. E quando torn Maria e baci la mamma, le chiese:
 O dove sei stata?... Forse fuori a questora di notte?... Non  prudente!
La povera piccina gli sgusci in volto gli occhi meravigliati, per quellinteresse, per quella premura. E Bianca, si trov a dire a s stessa:
 Gli piace la parte del protettore, che accarezza la sua vanit. Ma  una vanit che viene da un sentimento non privo di generosit. Che in fondo questo giovinetto non sia cattivo?... Che sia solamente guasto dalleducazione, dal ricco affetto e dalla condiscendenza materna?
...
.
... 
Il padroncino o ne cova una grossa, o vuol morire!  si andavano susurrando fra di loro gli operai della cartiera.
Infatti, Roberto, da un po aveva fatto un cambiamento che non pareva pi lui.
Non girava pi per la fabbrica con laria di padrone, seccando con osservazioni stolte, rimproverando senza ragione, giuocando tiri agli operai.
La sorellina non la guardava neppure: non se ne curava, chera quanto dire, la lasciava in pace.
Ma sera fatto taciturno, imbronciato, pareva in collera con tutti quanti; stava fuori, girellando per la montagna col fucile in spalla, quasi il giorno intero; e il poco tempo che passava in casa, lo si vedeva sdraiato sul divano, o accovacciato in una poltrona, col muso lungo e la cera robbruscata.
Sua madre, povera donna, lo guardava con una specie di sbigottimento. Che cosa mai voleva dire questo cambiamento?... Che la malattia gli avesse lasciato uno strascico, di quelli che covano dentro senza che nessuno se ne avveda?... E lo interrogava timidamente, quasi paurosamente, certa di sentirsi rispondere con mal garbo o con una spallucciata disprezzante.
Ma a tavola ci veniva sempre con ottimo appetito e la notte dormiva riposato dun sonno solo.
Poi aveva buona cera, anzi cresceva grande e grosso che si sarebbe detto il ritratto della salute. O dunque?... si andava chiedendo con cruccio la povera donna.
 E lozio che lo tribula!  ebbe a dire un giorno Bianca.
Ed ella, la madre, laveva guardata cogli occhi sgranati e pieni di meraviglia per la verit.
 Se lavorasse, se avesse anche lui uno scopo nella vita, come ce lhanno tutte le persone di cuore e di buon senso, non sarebbe cos!  soggiunse la giovine.
 Ma che cosa mai avrebbe potuto fare quel povero figliuolo?...
 Qualunque cosa, purch si occupasse; magari lapprendista nella sua stessa cartiera! o meglio continuare gli studi in citt!
 Allontanarlo?... adesso che ha appena superato una malattia grave?
 Potrebbe anche star qui, e badare a suoi poderi per esempio; interessandosi ai prodotti della terra, studiando e provando i miglioramenti di agricoltura. Maniere di occuparsi ne avrebbe parecchie; tutto sta nel volere! Oh, e poi non gli piace la musica?  soggiunse Bianca.  Non  certo lintelligenza che gli manca!
 Oh no!  fece la buona donna accarezzata nel suo amore di madre.  Intelligenza ne ha da vendere!
 Ma quando non la si impiega  quanto non averne. Lacqua pi limpida e pura si offusca e corrompe nellimmobilit.
A Roberto piaceva la musica! Bianca se ne era accorta presto e se nera compiaciuta.
Quando ella suonava seduta al pianoforte, era sicura chegli la stava ad ascoltare attentamente nel salotto, dove faceva mostra di occuparsi di tuttaltro o di sonnecchiare, oppure fuori, presso la finestra aperta, nascosto dalle fronde delle piante arrampicanti.
Il giovine ingegnere direttore della fabbrica, un giorno, era rimasto assai meravigliato nel vederlo nel folto della vallata, seduto sul ciglio del torrente, in una specie di estasi mentre ascoltava un garzoncello forastiero, povero e strappato da far piet, che traeva dal violino le melodie pi commoventi.
 Io mi sono nascosto dietro il masso!  disse lingegnere raccontando a Bianca la cosa.  Segli mi avesse visto si sarebbe vergognato come sorpreso in flagrante delitto di debolezza o meglio di sentimentalit. E un tipo strano quel ragazzo!... A me mi somiglia una pianta spinosa!
 Come un roseto!  lo ripicchi sorridendo, Bianca.
 Speriamo pure che la pianta prepari qualche fiore!  soggiunse lingegnere.
 Fosse anche uno solo, farebbe perdonare le spine!...
 Aspettiamo il fiore!  concluse lingegnere.
 Oh non spunter cos presto!...  sospir in cuor suo la giovine. Ma non lo disse forte. Desiderava di comunicare al suo giovine amico la fiducia, non gi lo scoramento.
Ella si era seriamente interessata alla famiglia dei suoi parenti; si sentiva attratta da una specie di piet che comandava protezione, verso quella povera donna di sua zia, ingiusta senza saperlo, verso la piccola Maria, e nella sua ricca debolezza cos dannosa al figliuolo che adorava.
 Se riuscissi io  si trovava spesso a desiderare  se riuscissi io, ad aver qualche influenza su lanimo di mio cugino!
E lo studiava cercando la ragione di ogni suo atto, di ogni sua parola, sforzandosi di leggergli in cuore il perch degli scatti di ribellione, di quel suo subitaneo, inesplicabile mutamento di umore.
Ora, nelle sue passeggiate di verso sera, era sempre sicura di imbattersi in lui, che si faceva trovare in un posto o in un altro come per caso, col fucile in spalla, e poi laccompagnava fino a casa, spesso senza aprir bocca.
Una bella sera, fra lusco e brusco, che le stelle cominciavano a lucicchiare in cielo, e le lucciole ingemmavano le siepi, Bianca gli propose di accompagnarla fino su al maniero. Voleva godersi lo spettacolo della vallata in quellora, un po dallalto. Sola non si sarebbe avventurata; ma con lui!
 Andiamo pure!  disse Roberto  lusingato di quella sua parte di protettore.
Presero per il sentiero corrente fra due filari di piante, come un viale di giardino inglese.
Il silenzio della notte chiara, di una luce di crepuscolo, era rotto soavemente dallalitare dellaria, dallo stormire del fogliame, dal trillo degli usignuoli e dal frusciare fra lerba di qualche lucertolina o ramarro, spauriti.
La cascata del torrente muggiva in lontananza con uno scroscio di acqua dirotta.
 Che bella musica  questa!  usc ad esclamare Bianca fermandosi in su i due piedi.
 S!... ma non c strumento che la possa imitare!  rispose cupamente il giovinetto.  Gli strumenti danno suoni belli e armoniosi; ma non sono quelli della natura. Perch non si pu sul pianoforte o col violino rifare il gorgheggio degli uccelli, lo scroscio dellacqua e mille suoni della campagna?... La pittura imita meglio!  fin come parlando a s stesso.
Era la prima volta che Bianca sentiva il cugino esprimere un sentimento serio. E questo sentimento diceva un desiderio, una smania dartista.
 Gli strumenti  gli disse  piuttosto che imitare, rispondono ai sentimenti, esprimono i momenti degli affetti gentili, o forti, o melanconici; sono tutti a disfogo dellanima, vorrei dire. E i loro suoni dicono pensieri ed affetti che spesso la parola non pu.
Roberto scosse la testa e riprese il cammino precedendo Bianca. A un punto, per laria si diffuse il suono dolce, espressivo, commovente del violino.
Il giovinetto si arrest di botto e posando una mano sul braccio della cugina:
 E il fanciullo romano!  disse.  Stiamo a sentire. O non pare che pianga?
 Devessere infelice, poverino!  osserv Bianca.  Esprime un dolore, un rammarico, forse un desiderio di affetto!...
 Ma che suoni! che suoni!  fece Roberto ammirato. E stette assorto fino allultima nota che mor con un sospiro nellalto silenzio.
E subito dopo, un fanciullo lacero, sbrandellato, usc da una macchia e si fece sul sentiero rimanendo sorpreso alla vista del giovinetto e della signorina. Ma riconobbe tosto il primo e gli sorrise stendendogli il cappello in cerca di elemosina.
 Sei ancora qui?  gli chiese Roberto.
 Gnors!  rispose il ragazzo  cerco lavoro!
 E il violino?
 Non basta per il pane signoria!
Un guizzo pass negli occhi di Roberto.
 Vieni domani alla cartiera!  disse. E torn indietro, non curandosi della cugina che prese a seguirlo in silenzio.
Arrivati a casa, il giovinetto corse nel salottino ove sua madre agucchiava e Maria sfogliava un libro illustrato; e disse bruscamente:
 Mamma!... ti avverto che domani sar qui un ragazzo che suona il violino. Bisogna preparargli una stanzuccia e fare che sia nutrito e vestito. Io voglio imparare a suonare il violino.
 Inteso?  soggiunse imperiosamente, non lasciando alla madre il tempo di riaversi della meraviglia, n il coraggio di schiarire la cosa con delle interrogazioni.
 Ah!  pens Bianca  fu un lampo di speranza il mio!... Questa sua improvvisa passione per la musica  forse un capriccio come tutti gli altri!... Che la pianta spinosa sia proprio altro che roveto!  disse ricordando le parole dellingegnere.
...
.
... 
Era una giornata superba dautunno; superba col cielo smagliante e il sole che faceva spiccare le tinte fantastiche della montagna e dava un colore doro vecchio alle fronde arrugginite delle piante.
Bianca era uscita con la sua cassetta dei colori, e seduta sullo scalino della cappelletta, suo posto favorito, copiava dal vero dei fiori silvestri. Maria, gliene aveva raccolti un fascio; margherite, gigli di macchia, ginestrelle, papaveri, rosolacci, ciocche di viole gialle, pannocchie di vitalba, coccole di ginepri, ombrelle di cicuta; tutta una variet di colori e di profumi. Ed era corsa su, in un certo rispiano di monte dove aveva veduto rizzarsi i ciclamini. Oh la piccola Maria era tutta felice quando poteva recare qualche servizio a Bianca, la sua sorella grande, come la chiamava, la sua brava e buona maestra!...
Bianca la udiva cantarellare lontano e sorrideva di intrinseca compiacenza, pensando allaffetto sincero e devoto della cara bambina, al miglioramento chella aveva portato alla sua condizione di figliuoletta incompresa e trascurata. Maria aveva una natura delicatissima, affettuosa, un carattere timido istintivamente retto, lintelligenza non certo prontissima, ma atta a comprendere e a far suo, specie quando si trattava di cose che interessavano il cuore. Bianca sera fatta scopo della vita presente, leducazione di quella sua cara; e le insegnava con tenerezza materna, cercando di sviluppare e dirigere al bene le doti squisite della sua animuccia ingenua e generosa.
 Forse  andava dicendo a s stessa  forse questa poverina a lungo andare cos trascurata ed oppressa, avrebbe finito per ripiegarsi in s stessa, a nascondere i propri sentimenti, a darsi alla dissimulazione. E sarebbe stato una rovina!...
...
.
... 
Mentre conversava fra s e s, la sua manina bianca e affilata correva rapida sul cartone che le stava dinanzi inclinato; ed una sua mossa, ora nervosa, ed ora morbida, lasciava un contorno di fiore, un bocciolo, una foglia. Pochi tratti di pennello, due tocchi, ed uscire bella da parere vera, una fronda di biancospino, una rosellina da siepe. Altri quattro tratti pi risoluti, ed ecco un rosso papavero, un mazzo di soffioni, un ramo di edera, un oscuro folto intreccio di fronde. Quel copiare la natura le dava un gusto squisito, un piacere intellettuale con un briciolo di orgoglio soddisfatto.
 Ha ragione Roberto!  pens  la pittura imita la natura meglio che la musica!
E a questo ricordo sent la sorpresa. Come mai suo cugino, che aveva mostrato di sentire larte, che adorava la musica, che avrebbe voluto riprodurre cogli strumenti e gorgheggi e scrosci e mille svariati suoni della natura e si immelanconiva per limpossibilit di realizzare i suoi desideri, come mai con unanima anelante al bello, si mostrava cos rozzo, ingrato alle affettuose premure della madre, scortese con tutti, crudele con la sorellina?... Perch da un po di tempo, aveva ripreso a usar sgarbi e a far dispetti a Maria ogni volta che il destro gliene si offriva.
Da che Romeo, il giovinetto romano, aveva dovuto essere accettato in casa e vi faceva la parte del compagno del signorino, le cose avevano volto al peggio. Si sarebbe detto che Roberto si sentisse dintorno la disapprovazione per quella imposizione in famiglia duna persona affatto estranea, e che volesse ribellarsi al comune sentimento di disagio e di sgomento.
Fortunatamente Romeo non era di indole oziosa n cattiva. In casa faceva tutto; cercava lavoro, se ne compiaceva, lo voleva. Aiutava in cucina, aiutava nellorto. Un giorno il padroncino lo condusse a visitare la cartiera, fu tutto commosso da quel gran lavorio e messosi ai panni dellingegnere, lo preg con le lagrime agli occhi perch potesse rimanere l e imparare il mestiere. E lingegnere gli assegn il posto di un giovinotto che aveva dovuto andare a fare il soldato. Gli assegn il posto nonostante le rimostranze di Roberto che voleva tenersi il giovinetto violinista. tutto per s.
 Ci sar sempre alla sera la musica!  aveva risposto secco secco lingegnere.
E difatti la sera era dedicata allo studio del violino.
Di solito a tempo buono, andavano fuori tutti e due, Roberto e Romeo; e facevano le prove allaria aperta!
Giusto in quel momento, un adagio dolcissimo fremeva nellaria.
Bianca col pennello sospeso, stava ascoltando, quando ad un tratto un grido acuto di Maria la scosse e la fece scattare ritta. Col martello in cuore fece di corsa la salita del rispiano e quando arriv ebbe a rimanere indignata e impietosita allo spettacolo che gli si par dinanzi.
Romeo, inginocchiato dinanzi a Maria, le andava asciugando il volto lagrimoso e insanguinato, mentre Roberto, in atto minaccioso, se ne stava ritto in disparte, con in mano un fascio di rami di pugnitopo irti di punte.
Alla vista della povera piccina, che tratteneva i singhiozzi per la paura di peggio, Bianca si sent salire una vampata al cervello; prima ancora di occuparsi di Maria, and da Roberto e scuotendolo vivamente per il braccio  Sei stato, tu, eh?  disse  sei stato tu che hai fatto male alla piccina? Solo un vile pu commettere azioni compagne e tu sei un vile!...
A queste parole, Roberto aveva alzato il braccio con il fascio di rami, pronto a colpire. E avrebbe colpito se una mano robusta non lavesse trattenuto.
 Miserabile monello!... ora  con me che hai da fare!...
E la figura dellingegnere, si frappose fieramente tra il fanciullo e Bianca.
Questa accorsa presso la bambina, aveva inzuppato il fazzoletto nel rigagnolo vicino e le andava lavando il povero visuccio crudelmente graffiato.
Ad un punto, guard lingegnere con angoscia e gli susurr non abbastanza sotto voce che Roberto non sentisse:
 Ha gli occhi offesi! tutti e due!
Lingegnere impallid subitamente e mormor a Roberto con accento in cui si sentiva la collera e lo sprezzo insieme:
 Avete forse acciecata vostra sorella!... Potete andare orgoglioso della vostra azione!  E senzaltro, si prese in collo la piccina e scese seguito da Bianca.
Che cosa successe fra Romeo e Roberto quando rimasero soli?...
Bianca una volta gi alla cappelletta nel rinchiudere e riprendere la cassetta dei colori, volse lo sguardo in su, e vide il cugino seduto sul ciglio con la faccia nelle mani, mentre Romeo ritto a lui vicino parlava gesticolando. Che cosa diceva il giovinetto romano?... Che cosa passava nel cuore e nel pensiero di Roberto?...
Quel giorno nessuno pens a lui, nemmeno la madre, colpita dalla minaccia tremenda che sua figlia, ferita negli occhi potesse rimanere cieca.
Lingegnere era corso per il medico; Bianca, non si moveva dal lettuccio della malata, cui era subito entrata una febbre violenta.
Verso sera venne il medico insieme collingegnere che si fece presso la sua piccola amica e la accarezz dolcemente, chiamandola a nome perch si scuotesse dalla specie di letargo nel quale si trovava, e potesse essere visitata a dovere.
 Signor Piero  sospir la piccina  Bianca!  E stese le manine a caso, tirandosi a sedere sul letto.
La mamma accost il lume. Oh quel povero visuccio sfigurato!...
Quei poveri occhi chiusi!
Il medico guard, osserv in silenzio, con una espressione di piet sul volto buono. Poi adagi la piccina e le raccomand che stesse tranquilla, che dormisse, accarezzandole i capelli neri con tenerezza paterna. Oh una tenerezza che diceva il dubbio crudele, una compassione infinita!
Bianca, smorta come un panno di bucato, si fece presso lingegnere, e gli porse tutte e due le mani guardandolo con angoscia disperata.
 Oh il triste monello!... il crudele!... il pessimo ragazzo!  susurr il giovane con veemenza dira repressa.  Non bisogna perdonargli!... mai! mai!
Usc col medico; and un momento alla cartiera, per disporre per i lavori della notte, poi ritorn, per assistere la piccina.
La sera era fitta; dal lago veniva lululato delle onde ingrossate dal vento; il torrente muggiva sinistramente; cera nellaria una minaccia di tempesta. Nellandito della casa lingegnere vide venirgli incontro la madre della sua piccola amica, che con una nota di paura gli chiese se non avesse visto Roberto.
Non era ancor tornato; ella era inquieta; o dove mai potesse essere?
 Torner!  disse freddamente lingegnere.  Oh non dubiti, signora, torner!... Suo figlio appartiene al numero della gente che si piace di far del male agli altri; e quella gente si vuol bene a s stessa e si risparmia. Stia tranquilla, signora! suo figlio torner!
Ed aveva infilato la scala senza dir altro, preso di subito sdegno per quella madre che si angustiava dellassenza del figlio il quale le aveva forse e per sempre rovinata la figliuoletta!
Bianca non si mosse dal letto della piccina, che si era addormentata tenendola per la mano, quasi desiderosa di riposare vicina a quellaffetto sincero. Era molto abbattuta e scorata la povera giovane; e su le guance le scorrevano le lagrime silenziose. Fiss gli occhi in quelli dellingegnere per leggervi il giudizio del medico, poi li chin sospirando dolorosamente.
Lingegnere si mise a sedere presso il tavolino al lato opposto della camera, e prese a sfogliare lentamente il libro al lume duna lucernetta cui un paralume scuro impediva di spandere la luce. Se ne stava l pronto ad ogni cenno della piccola malata, che egli voleva assistere seguendo scrupolosamente le indicazioni e gli ordini del medico.
La madre entr poco dopo e si pose presso la figliuola al lato opposto di Bianca.
 Ah sono pur disgraziata!  sospirava. E sotto voce, in un soffio, diceva le sue ansie alla nipote; ansie crudeli per la piccola Maria e anche per Roberto che non era ancora tornato a casa.  O dove sar?  badava a lagnarsi.  Purch non gli capiti qualche guaio!... e... e... non faccia qualche sproposito!  gemeva.
La nipote tentava di rassicurarla pur non risparmiando il cugino, che si sarebbe meritato un fiero castigo, che non bisognava compatire in nessun modo, tanto pi se avesse aggiunto al male fatto linsulto dellindifferenza!... O quella sua azione era stata troppo, troppo crudele e cattiva!... Fare tanto male a una povera piccina innocente, gentile, cara!... la sua unica sorella!... Non aveva cuore quel ragazzo. Ella si sentiva bollire il sangue nelle vene al solo pensare di rivederlo!...
Faceva bene a star via di casa; l non cera posto per lui in quel momento!
Lindignazione le aveva fatto involontariamente alzare un poco la voce. La piccina si mosse e chiam con voce rauca:
 Bianca!
 Sono qui, Maria, qui sempre!  rispose sfiorandole la fronte con un bacio, la cugina.
 Signor Piero!  piagnucol subito dopo.  Signor Piero!
 Eccomi!  rispose lingegnere alzandosi e facendosele presso in punta di piedi.
 Se dormo andate via?  chiese la poverina.
Le promisero che non si sarebbero mossi di l n luno n laltra.
 C qui anche la tua mamma!  disse Bianca con fine senso di delicatezza.
 Ah!  fece la piccina con indifferenza. E si riaddorment.
 Ama gli altri pi di me!  si lament la signora.
Ma di chi  la colpa?  avrebbero voluto dire tutti e due insieme, Bianca e lingegnere. Ma non parlarono accontentandosi di scambiarsi uno sguardo.
Nella notte buia il vento fischiava lugubremente, urlando nella gola delle montagne, lottando con furia rabbiosa col lago in burrasca, col torrente subitamente ingrossato.
Bianca si riaggomitol nella poltroncina, esausta di forze con in cuore un dolore acuto, una piet di pianto, e insieme un sentimento di disgusto per sua zia, la quale teneva gli occhi fissi alla finestra chiusa, con una fiera angoscia nello sguardo. E quellangoscia non era gi per la figliuoletta che le giaceva dinanzi, ma per il cattivo ragazzo che laveva ridotta in quello stato. Ella si agitava e crucciava pensando a lui, che era fuori con quel tempaccio indiavolato, esposto al pericolo di qualche malanno. Giunse il momento in cui non ne pot pi. Si alz senza dir nulla e usc di camera. E poco dopo, nellaria oscura si vide errare la luce duna lanterna, si ud la voce dun uomo chiamar Roberto a brevi intervalli.
A quel nome, che ora suonava lontano ora vicino a seconda del vento, Maria, svegliata di soprassalto, si tir su a sedere sul tettuccio, tutta accesa in volto per la febbre che la divorava, e stendendo le braccia in atto di difesa, con accento supplichevole, grid:
 Basta, basta!... no! no. Roberto!... punge!... fa male!... ahi! ahi!...
Con uno strappo si lev la benda dagli occhi.
Bianca e lingegnere subito accorsi tentarono invano di tranquillarla. La poverina ansimava forte e con le manine tremanti, badava a ripetere:
 Basta!... basta!... ahi!.., mi fa tanto male! Bianca, signor Piero!  fin per gridare chiedendo aiuto.
 Povera cara!  gemette Bianca accarezzandola, baciandole i capelli.
 Aveva invocato il nostro soccorso  mormor lingegnere rimettendole la benda. Le fece ingoiare una cucchiaiata di calmante, le mise sotto il capo unaltro guanciale sul quale si abbandon tosto la povera testina addolorata e sconvolta dal male.
Stette un momento tranquilla, silenziosa, con le braccia bianche e magroline distese sopra la rimboccatura.
 Roberto!  url fuori la voce poderosa.  Roberto! Roberto!
La piccina, alz il braccio destro, stese lindice della mano, e disse sottovoce come in sogno:
 E il babbo che lo chiama; lo sgrider perch mi ha fatto male!... Forse lo castigher; ma io lo pregher che gli perdoni; e il babbo mi prender sulle ginocchia e mi far posare la testa sul petto. Allora guarir subito, non soffrir pi!...
Ritti da una parte e dallaltra del lettuccio, Bianca e lingegnere si guardarono con le lagrime negli occhi, non avvertendo il ritorno della madre, che si era buttata su una sedia presso luscio.
Segu un momento di silenzio, poi dal di fuori torn a ripetersi la chiamata:
 Roberto! Roberto! Roberto!
La malata scosse malinconicamente la testina e sospir:
 Povero babbo!... tu lo chiami ma lui non vuol rispondere. Ha paura di essere sgridato. Mi ha ucciso il gattino!... Lha buttato nel torrente!... e lacqua lha portato via lontano, lontano!
Queste ultime parole le disse in un singhiozzo, che serr il cuore dei suoi giovani amici.
 Sa, signor Piero!  seguit la poverina  ho nascosto Zoe, la mia bella bambola, laggi nello stanzino. Non bisogna che egli la trovi; se no, la butta nel torrente come il miccio!...
Una ventata impetuosa fece tremare i vetri della finestra e mugol nella cappa del camino.
Un sorriso dangelo si disegn sulle labbra arse di febbre di Maria. Alz lentamente il capo e sospir con un filo di voce:
 Il babbo!...  in Paradiso!... qui ci sono Bianca e il signor Piero!... li ha mandati lui!
Bianca, che da un poco si sentiva strozzare la gola, non pot trattenere uno scoppio di pianto.
Si inginocchi e nascose la faccia sul lembo del lettuccio.
 E troppo!  gemette l madre, avanzandosi.  E troppo!... Non ne posso pi!... Oh la mia povera piccina!...
E fece per chinarsi ad abbracciarla.
Ma lingegnere la trattenne dolcemente, persuadendola a lasciare tranquilla la malata, che si era addormentata e respirava meno affannosamente.
Di fuori non si sentiva che il ronzolare del vento. Non pi una voce umana non pi il nome di Roberto.
 Il ragazzo  forse rientrato!  disse lingegnere impietosito dal dolore della madre, per certo scossa e dilaniata in quel momento, da subito rimorso.  Vada a vedere, signora!  soggiunse.
Ed ella, chinato il capo, se ne and.
Bianca calmata dal disfogo, si era alzata.
Accett un bicchiere dacqua con alcune goccie di calmante che lingegnere le porse pregandola di bere, che le avrebbe fatto bene nel momento di eccitazione in cui si trovava. E come ebbe bevuto, ella lev gli occhi sul giovane che le era vicino e la fissava con rispetto e tenerezza.
 Quella cara piccina  disse pianissimo  pensa che il suo povero babbo ci abbia mandati a lei per soccorrerla ed amarla!... Nel suo piccolo cuore riconoscente ci ha dato un posto vicini luno allaltra!... Signorina Bianca!... Ella  buona e generosa. Io mi chiamo fortunato daverla incontrata. E poich questa cara innocente ci ama tutti e due... poich uno stesso dolore ci avvicina, pu ella consentire a concedermi la sua amicizia?
Senza false peritanze, senza sciocco pregiudizio, Bianca, stese la mano allingegnere dicendogli seriamente, con gli occhi umidi:
 Grazie, amico mio!..
E con lo sguardo gli diede la concessione desiderata.
Il signor Piero ebbe un sorriso di riconoscenza e si chin a baciare rispettosamente la manina che stringeva nella sua.
 E adesso, che Dio ci aiuti a salvare questa poverina!  concluse Bianca, tornando al lettuccio dellammalata.
...
.
... 
Nevicava serrato da due giorni e da due notti. La stretta vallata giaceva scura e cupa tra i fianchi delle montagne bianche di neve. Lungo la sponda del torrente, pendevano i diaccioli in forme strane.
Le mandre rinchiuse, i montanari tappati nei casolari; era solitudine e silenzio per tutto.
Solo fracasso monotono, soli esseri umani, la ruota dellopificio, gli operai della cartiera.
La piccola Maria a sedere nella sua poltroncina, ascoltava Bianca che le raccontava storielle strane, immaginose, stupefacenti. Ascoltava con le manine diafane poggiate sui braccioli della poltrona, i poveri occhi riparati dalla benda, la testa china.
Erano venuti degli specialisti a visitare la cara piccina. Tutti si erano trovati daccordo nel dire che il male era grave, ma non irrimediabile; col tempo... forse...
Un dottorone di quelli che la sanno alla lunga aveva scosso il capo e accarezzata la piccina con piet espressiva; un altro aveva giurato che sarebbe guarita. E chi lamava se ne stava con il timore, la titubanza in cuore.
Nella cecit lo spirito della bambina si era affinato; si sarebbe detto che vedesse cogli occhi dellanima
 Signor Piero!... non guardarmi cos!  usc a dire un giorno che il giovane laccarezzava con gli occhi impietositi.  Non guardarmi cos, signor Piero!... Guarir, sai! Oh guarir!
 Sai, Bianca?  disse un mattino svegliandosi, ho sognato che il pap mi era vicino e mi passava una mano leggera sugli occhi; e gli occhi si aprivano ed io tornavo a vederci!...
Quando ci vedr ancora guarder tanto i fiori e la luce doro e le stelle della notte!  mormorava fra s e s con un sorriso di speranza che serrava il cuore.
 Signor Piero,  disse un giorno  non  vero che Bianca ha la faccia bella e gli occhi bruni?... Io la ricordo come se lavessi vista ieri. Nel mento ha una fossetta e quando guarda pare che accarezzi!...
Lingegnere e Bianca si scambiarono uno sguardo con gli occhi lustri di pianto.
Erano passati due mesi da quel triste giorno della disgrazia. Maria dopo una malattia penosa da alcuni giorni si alzava e passava delle ore adagiata nella poltrona. Che cosa pensava la poveretta? Con la testina abbandonata sul dossale e gli occhi bendati?...
I pensieri le venivano qualche volta sulla bocca, qualche altra, li esprimeva con lo scuotere della testina, con un sorriso, pi spesso, con un tremito del mento che diceva la voglia del pianto. E allora chiamava con vocina lagrimosa, Bianca, la sua bruna Bianca!... Di rado cercava la madre e al solo nome di Roberto si faceva smorta, smorta in volto e stendendo le braccia gridava come in cerca di aiuto:
 Signor Piero! Signor Piero!... Vieni!.. Corri!...
Questo spavento per il fratello era langoscia della mamma, una specie di offesa al cuore, quasi uningiuria.
 Roberto non  qui!  le disse un giorno duramente  sai bene che  lontano!... E ti ha domandato perdono! e dallAmerica chiede sempre tue notizie! Se non fosse stato quel brutto caso egli sarebbe ancora qui!
Quasi ella rimproverava alla disgraziata bambina il brutto caso che aveva costretto il figlio adorato a lasciare la casa.
Poich egli era partito per lAmerica, insieme con Romeo, il quale certo laveva persuaso e deciso a quel passo. Era partito alcuni giorni dopo la disgrazia di cui era stato causa volontaria.
Bianca ricordava sempre il volto aggrondato, livido del giovinetto nel momento che era entrato in camera della sorella per vederla, salutarla, forse per chiederle perdono.
Ma il signor Piero laveva trattenuto sulla soglia delluscio, vietandogli di avanzarsi, per non alterare la povera malata, divorata dalla febbre.
 Le faresti paura!  gli disse con durezza e piet insieme.  Non parlare, non tradire la tua presenza; non colpirla unaltra volta!  aveva soggiunto spietatamente con la vendetta nella voce per il gran male fatto da lui, il tristo monello. Ed egli si era ritirato barcollando finalmente tocco nel cuore, impressionato, odiando se stesso. E se nera andato; accompagnato fino a Genova dalla madre che profuse lagrime e quattrini in favore del prediletto, quasi dimenticando la povera vittima... sua figlia!... un amore di bambina affettuosa, generosa, buona!
DallAmerica era Romeo che scriveva; lui, Roberto, non aggiungeva in sulle prime che qualche freddo saluto.
Avevano trovato tutte due da allogarsi presso una casa commerciale e lavoravano.
A tempo perso facevano della musica... scriveva con la sua grammatica di povero ignorante il giovinetto romano. E nella sua semplicit trovava sempre una parola di conforto per la madre del padroncino come soleva dire.
La povera madre del padroncino, passava il tempo piangendo il figliuolo lontano e lamentando la disgrazia della figlia, che ella risguardava piuttosto come un dolore inflitto a lei stessa, che non alla povera e cara piccina.
...
.
... 
La neve continuava a turbinare nellaria grigia; era un triste, interminabile inverno, quello!... Il giorno nella vallata sorgeva tardi e tramontava prestissimo; si era come sepolti; senza un poco denergia uno si sarebbe creduto staccato dal mondo; dimenticato. Ma alla cartiera il mondo si riduceva a pochi che si volevano bene; e per essi bastava. Bastava la gentil presenza di Bianca al giovine ingegnere; egli bastava a lei, e la povera ammalata era il centro delle loro attenzioni.
Una mattina il signor Piero entr raggiante nella cameretta di Maria tuttora a letto. La baci in fronte e porse una lettera aperta a Bianca che assettava la camera, coi capelli a mezzo sfatti, bellissima nel vestito di panno turchino cupo da camera.
La lettera era una risposta al giovine ingegnere dun amico suo dUniversit, medico, e che tornava dallestero ove per due anni si era dedicato alla cura del mal docchi. Invitato dallamico annunziava il suo arrivo per domani.
 Ho molta speranza!  disse a Bianca che gli rendeva con un bel sorriso di fiducia la lettera.  Ho molta speranza!... Lo conosco; egli metter nella visita tutta la sua scienza, tutta la sua pratica; nella cura metter il suo cuore. Oh se quei poveri, cari occhi, potessero riaprirsi!  sospir in un desiderio ardente.
Quelle parole furono udite dalla malata, che alz la testina dal guanciale e si chiam vicino lingegnere:
 Li aprir sai, signor Piero  disse  li aprir questi poveri occhi!... e vedr te e Bianca e vi bacer tutti e due!... Poi bacer la mamma, anche lei!
Quellanche tradiva il suo pensiero; diceva quasi il suo pentimento, per averla ricordata lultima.
Il vento impetuoso portava nella valle il muggito del lago e lanciava la neve dura come un vetro contro le finestre.
Lingegnere era partito fin dal mattino per andare incontro al dottore.
La cameretta di Maria era ordinata e adorna di piante verdi. La piccola malata, tutta vestita in panno candido, una vestaglia elegante a fiocchi di seta color turchino, cucita da Bianca, se ne stava nella sua poltroncina ad ascoltare le avventure di un certo passero durante linverno; avventure strane e pietose, che la facevano ridere e spesso anche la commovevano.
Tre volte aveva interrotto la narratrice, dicendo con il collo teso e la testa sporgente:
 Son qui!... Vengono!...
Le pareva di sentire scricchiolare la neve del viottolo sotto dei passi; le pareva di sentire delle voci avvicinarsi.
La madre seduta presso la figliuola, lesort a pazientare.
Non era possibile che arrivassero cos presto; bisognava aspettare qualche tempo ancora.
Bianca riprese il filo della favola, per distrarre il pensiero della cuginetta e allietarle lo spirito prima della visita.
Diceva del passero, che dopo una serie di traversie, era tornato a sua madre.
Maria allung la manina dalla parte dovera la mamma sua e la accarezz, dicendo in susurro:
 Se guarisco sar cos buona, cos buona, che tu dovrai volermi bene come... come... a lui!
La madre ebbe una scossa al cuore; quanta abnegazione, quanto desiderio in quelle parole!
Bianca guard la zia con gli occhi lucidi e si chin a baciare sulla guancia la povera cara malata.
 Io ti voglio molto, molto bene, piccina!  balbett la madre  te ne ho sempre voluto e te ne vorr ancora di pi!
 S; di pi!  fece la bambina seriamente, credendo nella verit della promessa e inconsciamente urtata dalla poca verit delle parole di prima.
 Anche lui, Roberto, ti voleva bene!  si lasci scappare detto la povera donna, nel suo cieco affetto per quellaltro, che avrebbe voluto vedere nel cuore di tutti, primo nellaffetto di ognuno.
Maria chin il capo senza rispondere, mentre le sue labbra si atteggiavano a unespressione di malinconico diniego.
Bianca riafferr la storia del passero, per distrarre la mente della bambina da quellindirizzo sconfortante di pensiero.
Oh quelluccellino comera energico, coraggioso!... le disavventure non lo prostravano; tuttaltro!... Aveva sofferto il freddo e la fame; aveva passati i giorni filati solo soletto in una fenditura dalbero che lo riparava dallinfuriare della neve; sera difeso bravamente dalle beccate crudeli di una cincia nemica; aveva fatto lunghi viaggi per un chicco di miglio, per una bricciola di pane!... E adesso, scaldato dal sole, volava allegro e pigolante fra le piante che cominciavano a rinverdire, tuffava il becco nellacqua limpida e scorrente, faceva a rincorrersi tra le fronde con i vispi compagni. Aveva sofferto, ma adesso era felice.
 Lora della felicit viene sempre per le creature di Dio che sono buone ed hanno fede in lui.  concluse Bianca.
 Io sono buona  mormor Maria  e ho fede nel Signore!
 E il Signore ti prepara la guarigione, la felicit, mia cara bambina!  fece Bianca accarezzando la manina che le poggiava sulle ginocchia.
 Eccoli! son qui  grid ad un tratto Maria scattando da sedere e buttandosi ginocchioni, con le mani giunte e la testina alzata:
 Signore!... fate che guarisca!  disse in uno scoppio di pianto in cui erano speranza e timore ad un tempo.
La madre usc tosto incontro ai nuovi venuti.
Bianca si prese fra le braccia Maria, cercando di calmarla, cullandola, come un bimbo, chetandola con dolci, amorose parole.
Il signor Carlo Loni, medico, amico del giovine ingegnere,  arrivato;  l nella cameretta della fanciullina, che tutta tremante si stringe ai panni di Bianca, in unangoscia di timore, di desiderio e di speranza. Nellanimuccia della povera piccina, si agitano vari sentimenti, che le chiamano sul visuccio pallido e smagrito, improvvise vampate e le fanno martellare il cuore in petto.
Il medico ha una bella voce armoniosa e carezzevole e un ridere gaio e sincero. Poich egli ride ogni poco mentre conversa con lamico, dicendo di cose estranee alla malata ed alla sua infermit. Per certo egli vuole sgombrare ogni penosa impressione dallanimo della poverina che aspetta da lui un raggio di speranza e da lui teme una sentenza dolorosa.
Prima di essere scienziato, prima di essere artista della professione, egli  uomo di cuore, quel giovine medico.
Non potendo con la povera malata dagli occhi chiusi alla luce mostrarsi con lespressione del volto sorridente e inspirante fiducia, egli vuole guadagnarsene la confidenza per mezzo del suono della voce, che non tradisce la preoccupazione e invita a tranquillit.
E un medico capace di sentire nella creatura sofferente, un essere, che in lui vede e teme il giudice sicuro e severo; non  larido scienziato, che studia freddamente il male senza interessarsi dellinfermo e di chi gli sta intorno dubitoso e tremante; non  luomo arcigno e spietato, che non si cura di celare o per lo meno di velare, la cruda, terribile verit che distende il pallore sul viso del malato cosciente e strazia il cuore di chi lo ama; non  il medico tragico e odioso, che fa intravedere la tomba, e, cinico nella presunzione di infallibilit, abbandona il giacente pi non curandosi di tentare per lui gli ultimi mezzi di salvezza; non  la nera, lugubre figura che i superstiti odiano per tutta la vita; nel malato egli  capace di vedere il padre, il fratello, il figlio!
Maria sente istintivamente tutto ci, e, poco a poco si rinfranca, non ha pi paura, sorride allo sconosciuto, che sta per vedere, studiare, giudicare il suo male. E si lascia, senza il minimo atto di ribellione, togliere la benda dagli occhi e minutamente visitare dal giovine amico dellingegnere che le vuol bene e la conforta con parole carezzevoli e quasi scherzose.
Chi non riesce a reprimere linterno martello ed a prestare sicurezza alla voce,  Bianca, che segue ogni movimento del medico e gli spia in volto limpressione. In crudele lotta fra la speranza e il timore, la povera giovine  in uno stato penoso; stringe fra le sue le manine fredde della piccina e interroga con gli occhi lagrimosi lamico suo, il giovine ingegnere.
La visita  minuziosa e lunga; le interrogazioni si succedono serrate. E Bianca, con tono mal sicuro, risponde per la malata, che non sa o non riesce a spiegarsi chiaramente.
La visita  finita; la benda  di nuovo distesa davanti agli occhi di Maria. Il medico sorride; bacia su tutte e due le guance la piccina, assicura che guarir; si riapriranno alla luce e alla bellezza quegli occhioni che devono essere tanto espressivi e pieni di bont; torneranno a fissarsi nei visi delle persone che lamano; ridiventeranno capaci di lavoro e di studio.
Su, coraggio e fiducia!... La piccola malata deve sorridere e vivere sicura; egli non esige che un poco di pazienza e la sottomissione alla cura, che non sar dolorosa.
Le parole rassicuranti e pietose sono cos efficaci, che Maria si  fatta serena e sorridente, e la mamma, non pu a meno di ringraziare il bravo e buon dottore, con un lungo sguardo riconoscente.
Bianca e lingegnere si stringono la mano in silenzio, comunicandosi il loro intimo e generoso piacere.
Ora la malata, dopo lemozione della visita, appare un po stanca e abbandona la testa al dossale della poltrona in un bisogno evidente di riposo.
Bianca sente il desiderio fisico e morale di scuotersi, di respirare una boccata daria aperta, di togliersi per un momento da quellambiente, pieno per lei del ricordo di preoccupazioni, titubanze e timori.
 Riposa, cara!  dice alla piccina.  Riposa un poco. La mamma  qui con te; non ti lascia finch io non torni; ti sente respirare; non hai che da fare un cenno per averla vicina. Esco un momento cara!
E segue lingegnere e il dottore, che se ne sono gi andati; dopo daver salutato la malata e sua madre.
I due amici sono entrati nella cartiera. Hanno certo bisogno di ritrovarsi soli dopo vari anni che non si vedono pi; lingegnere vorr mostrare allamico i prodigi del lavorio della carta; e poi un tuffo nellamicizia  dolce balsamo dopo lemozione!... Ora che lingegnere  sicuro della guarigione di Maria respira e si d tutto al piacere dei ricordi col compagno di studi.
Bianca capisce tutto ci ed esce sola per la campagna ancora coperta di neve e avvolta nella nebbia. Prende per il sentiero del torrente; sta a veder passare lacqua veloce fra le sponde biancheggianti, ad ascoltarne il murmure uguale; riprende il cammino lentamente, arrestandosi ogni poco a guardar sulle montagne imminenti al fiume da destra e da sinistra, avviluppate nei loro grandi mantelli bianchi a spesse chiazze scure, qua e l vive di casolari e villaggi, neri fra la neve, dei tetti e del suolo, quasi sepolti. Il sentiero, a un risvolto, si stacca bruscamente dalla riva del torrente e sale serpeggiante fra due filari di castagni brulli, stendenti le rame scheletrite, in abbandonato disordine. Bianca si mette in quel sentiero, e senza scopo prefisso sale e sale. Al ponticello, alto sullacqua, ode con sorpresa la campanella querula duna chiesuola nascosta nella stretta vallata, ove ella era andata qualche volta con Maria a sentire la Messa che vi si celebrava in certi giorni feriali. Le entra il desiderio di andare in quella chiesina, di raccogliersi nella preghiera.
E accellera il passo e arriva in pochi minuti, camminando cauta lungo il viottolo dal suolo coperto da una spera di ghiaccio.
La chiesina  aperta; e dentro sono raccolte alcune donnicciuole e pochi vecchi montanari.
 Che cosa si fa in chiesa a questora?  chiede Bianca a una donna, seduta in una panca, che snocciolava il rosario.
E viene a sapere che si dava la benedizione per il ricupero della salute di un giovane della vallata che in America fu malatissimo e che poi, quasi miracolosamente guar.
 Una benedizione di ringraziamento!  spiega la donna.  E soggiunge:  Dio  buono! non ha permesso che un povero giovine, andato fuori del paese per lavorare, morisse lontano dalla madre e dal suo paese!
Bianca mormor in cuore:  Dio  buono! Non ha permesso che la mia povera cuginetta rimanesse cieca per sempre!
La subita gratitudine la rende capace di uno slancio di preghiera dolcissima verso un Ignoto, col quale si sente in una comunione di tenerezza e di pace.
Il prete  uscito per la pietosa funzione e innalza incenso fumante insieme col suo canto monotono e gutturale, davanti allaltare punteggiato di ceri accesi.
I fedeli uniscono le loro voci discordi a quella del prete, e il coro di gratitudine riempie la chiesuola e si spande fuori per la stretta, deserta vallata.
Bianca canta insieme alle donnicciuole ed ai vecchi dalla voce falsa, acuta, rauca e tremante. E il suo canto sicuro, le note belle lanciate nellaria dal pio sentimento di riconoscenza e dal bisogno di protezione e daiuto, freme nello spazio e si perde in alto, su, su!
Il canto  cessato; il prete si volge a benedire; le teste dei fedeli sono chine in segno di devoto rispetto.
 Dio!  prega Bianca  Dio buono! benedici alla piccola Maria ed alla speranza dellorfana!
Quale speranza?... La benedizione  finita; il prete col chierico  entrato in sagrestia; la gente se ne va e la campana querula annuncia il compimento della sacra funzione.
Bianca coi gomiti puntati al banco e la testa china fra le mani  assorta.
La speranza per la quale ha invocato la benedizione celeste, le ha fatto sorgere davanti agli occhi dello spirito, limmagine di un giovino alto e snello, dalla faccia bella esprimente generosa bont. Ella rivede limpressione di quel volto mobilissimo, che  quello dellaffetto indulgente e protettore quando si tratta della piccola inferma, che  quello di un affetto diverso pieno di dolci promesse quando si tratta di lei, la compagna infermiera, lamica, forse la sorella. Sorella?... Una vampata le sale alle guance sotto le mani che le nascondono, mentre dal mondo interiore le viene una flebile voce di protesta e di diniego. Sorella? No!... Gli occhi turchini illuminati da luce sincera, quando si fissano nei suoi, non esprimono un affetto fraterno; tradiscono piuttosto un sentimento pi intenso, pi dolce e palpitante di promesse.
Bianca, sempre inginocchiata e con le mani al volto, sorride alle promesse care e gentili e il fremito che le sussulta in cuore  una preghiera.
 Dio benedici alle speranze dellorfana!  mormora.
Uno scalpiccio di passi e voci poco lontane la scuotono richiamandola alla realt. Si alza, si guarda intorno per la Chiesina deserta. Il chierico finisce di spegnere i ceri; per laria si vanno dissipando gli ultimi grigi vapori dincenso. Un vecchio affralito, dalla chioma canuta e il barbone incolto spiovente sul petto, a sedere sul gradino dellaltare, sonnecchia. Dalla porta aperta, entra a folate fredde, il vento che fa scricchiolare le rame secche delle piante.
E ora di andarsene;  ora di riprendere la via di casa; di tornare gi presso Maria. Che avr ella pensato la povera bambina, della sua assenza prolungata?
Bianca si fa il segno della croce, striscia una riverenza davanti allaltare, esce.
La nebbia, che il vento va fugando, si  squarciata e lascia apparire qualche azzurra chiazza indorata dal sole. Il torrente, che precipita in cascatella spumeggiante dai ripidi dirupi, sul fondo stretto e nero della vallata angusta, scroscia la sua eterna canzone di rabbiosa minaccia, che le raffiche recano alla gente della montagna, agli alberi brulli, alle cose tutte.
La giovine signorina, un po intorpidita dalla lunga genuflessione, si arresta un momento sotto il tetto sporgente che difende il sagrato e guarda con occhi ammirati la superba scena delle montagne, che, a grandi macchie scure spiccanti nel candore della neve, si innalzano maestosamente ripide, come immani muraglioni chiudenti una striscia di terra piana, appena rischiarata dalla luce spiovente dallalto, l dove le cime ardite pare si tocchino.
Un senso pio di tenerezza corre nellanima della fanciulla, facile alle pure, sante emozioni di cui la bellezza sentita e compresa  sempre generosa. La certezza della guarigione di Maria che le ha aperto il cuore alla gratitudine, innalza la parte eletta di s stessa a una muta, fervente preghiera. Giunge le mani e lascia che il pensiero sorvolando sulle cose belle e grandiose si sollevi fino alle pi eccelse, misteriose altezze. Immota, con lelegante slanciata persona avvolta nel soffice mantello, in testa un cappuccio di lana bianco, la giovine, cui le ventate smorzano intorno i suoni, non sente lo scalpiccio di passi sulla neve indurita e non avverte la venuta dellingegnere e dellamico suo, l portati dal desiderio di moto ed attratti dal fascino della bellezza. Alla inaspettata vista della giovine donna assorta in pio raccoglimento e bellissima in quel quadro imponente per solitudine e solennit, i due giovani si arrestano sui due piedi e stanno a guardare commossi.
Ma Bianca si scuote subito dalla specie di estasi che per un momento lha isolata da tutto e da tutti, e volge istintivamente gli occhi verso i sopraggiunti.
 Ah!  esclama arrossendo, come colta in fallo. E stende la mano ai giovani, che si son fatti presso.
 Sono arrivata qua su seguendo il viottolo del torrente!  disse, quasi a scusarsi.  Aveva bisogno di sgranchirmi e di prendere dellaria. Nella Chiesina si dava la benedizione; mi sono fermata a pregare. Oh signore!  soggiunse rivolgendosi al medico  Oh signore! come ha fatto bene a venire e come mi ha consolata la sua visita! Le sono tanto, tanto riconoscente, signore!... E...  soggiunse volgendosi verso la Chiesina  l ho pregato per lei!  Stette un momento in silenzio; poi chiese con una certa titubanza:  E credente lei?
Il dottore rispose di s senza esitanza. Egli era credente per tradizione antica della sua casa e per convinzione propria.
 E lei?  os chiedere Bianca allingegnere, che sorrise rispondendo:
 Sono credente, s!... Ma la mia fede  semplice come quella di mia madre. Non mi occupo n voglio occuparmi delle questioni religiose.
 Ma va in Chiesa?  chiese ancora la giovine con una certa ansia.
 Certo; e mi piace di andarvi!
Una forte ventata agit il mantello intorno a Bianca e la fece rabbrividire. Il vento era freddo; bisognava scendere; tornare a casa. Salut i due giovani che non osarono di offrirsi per accompagnarla e prese per il viottolo, scendendo lesta per quanto lo permetteva la spera di ghiaccio, distesa sopra il suolo.
...
.
... 
Maria andava rifacendosi in salute. Cominciava a muoversi per la casa; prendeva parte alla vita in comune. Ma la benda non le era ancora stata tolta e aveva continuo bisogno dellaiuto di Bianca. Lamico dellingegnere era partito, due giorni dopo la visita fatta allinferma. Sarebbe tornato per liberarle gli occhi dallostacolo che le impediva di vedere la luce. Lavrebbe veduta davvero la luce benedetta?... Sarebbe davvero ritornata come prima?... Bianca era spesso impaziente e nellimpazienza, dubitava. Avrebbe voluto comunicare i suoi dubbi alla zia; ma questa, ormai sicura della guarigione della figlia, non pensava che al suo caro assente; e passava le ore a scrivergli e si lasciava sorprendere in contemplazione davanti al suo ritratto, posato sul leggio, nel salotto. La giovinetta laveva spesso veduta ritta dinanzi al leggio, cogli occhi lagrimosi, fissi sul bel viso dadolescente e le labbra tremanti. La povera donna non si adattava al sacrificio della lontananza del figlio, che era stato ed era il suo unico, intenso ed esclusivo amore. Aveva passati momenti dolorosi per la figliuoletta minacciata da crudele disgrazia; ma ora, riposava tranquilla, senza langustia del dubbio, sulla promessa di guarigione del medico, e libera di preoccupazioni, tornava al pensiero e al dolore del figlio lontano, in paese sconosciuto con la sola compagnia di un ragazzo della sua et. E nel desiderio di rivederlo e di riaverlo vicino, nella speranza del non lontano ritorno, tutta si assorbiva la povera donna, che non aveva cuore n pensiero per altro.
E Bianca non si sentiva di comunicarle i dubbi che langustiavano. Impietosita dallo stato della cuginetta, che girava per la casa brancolando, agitando le braccia e tastando il suolo prima di muovere i passi, la buona giovinetta avrebbe fatto di tutto per esserle utile. La guidava fuori reggendola, sgombrandole la via dogni piccolo ostacolo, rispondendo con istancabile pazienza alle sue continue domande di creatura che non ci vede e vuol sapere ed ha la smania di tutto conoscere. Le raccontava interminabili fole svegliandole linteressamento, accarezzandole la fantasia.
E, sopra tutto, al piano le suonava per ore filate, parlandole il linguaggio misterioso e potente della musica.
Quella sera, che il sole era da poco calato salutando le vette nevose, con uno sfolgorio di luce infuocata, pregata dalla piccola inferma, che si era adagiata nella poltrona, ella si era seduta al piano e suonava a faccia levata e ad occhi chiusi.
Bianca non era certo una pianista; ma la sua profonda fede religiosa, la capacit di amare con nobile abbandono, e il suo caldo senso di ogni bellezza di natura e di arte, davano allanima sua una spiccata tendenza allespressione musicale. Beethoven, Hajdn, Mozart e Bach, ella li venerava considerandoli quasi come i quattro evangelisti della musica; e come del Vangelo, ogni giorno ne leggeva qualche pagina. Non era pianista, ma possedeva la facolt di abbandonarsi allestro specialmente nellora dei ricordi e del fantasticare.
 Suona, Bianca! Oh suona senza musica!  laveva pregata la piccola malata.
 Suona Bianca!
E Bianca suonava, suonava con accenti commossi, sforzandosi di adeguare la frase musicale al proprio sentimento, dimenticandosi nella potenza del suono, vibrando di desideri puri, di speranze divine, di un amore santo e alto come lidea sublime che innalza, conforta e riposa. Suonava commuovendosi della sua stessa commozione, ora tentando suoni gravi e profondi, ora risalendo, con suoni incalzanti, ansanti e deliranti, verso visioni celesti. Come le succedeva spesso quando si abbandonava al fascino della musica, le pareva dinfondersi con i suoi cari perduti; la sua mamma e suo padre, in un altro amore infinito, luminoso di luce, fremente di musica divina. In musica ella pensava e parlava; pensava al cielo e al suo incontro coi morti diletti, come a realt di forme distinte, come a meta sfolgorante e sicura.
Suonava e suonava perduta nel delirio dei suoni, che facevano tremare di emozione il cuore di Maria; e non le veniva in mente che qualcuno potesse ascoltarla; e non avvert la presenza del giovine ingegnere, che da un poco stava ritto sulla soglia e tutta lavvolgeva in uno sguardo pieno di tenerezza e di ammirazione.
Quello sguardo ella lo sent come una carezza che dolcemente la chiamasse alla realt. Si scosse, stacc le mani dalla tastiera, si rivolse e si trov faccia a faccia con lingegnere che le era venuto presso.
 Come sa parlare in musica!  le susurr stringendole le mani con tenerezza e guardandola con un raggio damore negli occhi.
 Nevvero, signor Piero, che Bianca quando suona fa piangere?  disse Maria.
 S!  rispose il giovane sempre stringendo fra le sue le mani della fanciulla  S! ella fa piangere, e d fremiti al cuore e ali al pensiero!  soggiunse piano, accostando la bocca allorecchio della fanciulla:  Grazie, signorina! grazie, Bianca!
Nellabbandono degli affetti destati e eccitati dalla musica, la fanciulla chin il capo sulla spalla del giovine, che la baci devotamente sui capelli.
...
.
... 
E finito linverno triste, silenzioso e rigido. La primavera spiega tutti i suoi tesori di maggio; le piante scuotono allaria i rami fatti di gemme e di foglioline minute, dun bel verde tenero; margherite, ranuncoli, fiordalisi, papaveri e cento altri fiori, ridono nel prato; si chinano a lambire lacqua di ruscelli, stampano chiazze vivaci lungo le chine dei monti; gli uccelli cinguettano e gorgheggiano svolazzando, lieti di vivere; le vaccherelle, le pecore, pascolano e brucano, sparse sui ripiani delle montagne e lungo i cigli delle stradicciole. Il torrente corre al lago, scrosciando fra le sponde fiorite. In tutta la vallata,  un inno di profumi, di colori e di suoni; linno allegro di felici promesse, della giovine primavera.
Dopo il desinare, nel salotto a terreno, dalle vetriate aperte alla luce del tramonto ed allacuto profumo del caprifoglio in fiore, Bianca, aveva guidato Maria a un breve passeggio fuori; poi laveva condotta su nella sua cameretta, dove doveva coricarsi presto e dormire, per ordine del medico.
Chiamato alla cartiera da un guasto ad una macchina, lingegnere non aveva finito di desinare e se nera subito andato. Aveva mandato ad avvertire che non sarebbe tornato per quella sera; la pronta riparazione alla macchina, esigeva la sua presenza e la sua mano; ne avrebbe avuto per tutta la notte.
La zia leggeva il giornale. Aveva labitudine di leggerlo tutto, da capo a fondo; non trascurava neppure gli avvisi. E una volta assorta nella lettura, per un pezzo, non si curava pi di chi le stava vicino. Si poteva lasciarla sola senza timore di osservazioni e di rimostranze.
Bianca usc per una passeggiata nellaria scura. Camminava sullerba falciata di fresco, silenziosamente, in un desiderio dolcissimo di perdersi fra le tacite ombre, per le molli erbe senza via, sotto il cielo, che si andava rabbuiando.
Le faceva leffetto di uscire dal mondo in seno a tenebre amiche. E tir via a camminare, seguendo susurri di rivi per grembi ascosi, affondando spesso il piede nellerba pregna di acque segrete.
Laria era tranquilla, fresca, odorata di umidore nelle cavit ombrose, viva di fragranze selvaggie, di voci misteriose dellerbe e delle piante; di scrosci lontani di acque, di gorgoglii vicini, di ascosi rigagnoli.
La fanciulla si gitt supina sopra un rialzo di terreno coperto di erba fiorita e si lasci andare alla tiepida dolcezza della notte, materna alle cose. Sent s stessa una creatura della notte, una compagna, una sorella delle cose gentili e amorose, dalle quali venivano a lei indistinti desideri; accolse nella persona tutta lo spirito voluttuoso che a lei ascendeva dalla terra tiepida e fragrante.
Nellaria, che si andava sempre pi raffittendo, ella vide, con locchio dellanima vibrante affetto, disegnarsi la nobile figura del signor Piero, il primo uomo che laveva guardata con affetto, che le aveva parlato di nobile amicizia. Riud la sua voce armoniosa e sincera; sincera come la voce delle cose; e si intener in un senso di viva riconoscenza verso un ignoto benefico e generoso. Svelse una manata derbe e le baci. Poi si alz, un po riluttante a lasciare quel giaciglio profumato. Sal per il viale di carpini che guidava, per lieve salita, fino ai piedi del monte. Le tenebre ora erano fitte e suonanti di acque cadenti. A un punto ella lasci il viale e si mise per un sentieruolo che conduceva a un folto di castagni dove un rivoletto allegro correva saltellando e cantando la sua fresca canzone. Si ferm sul margine del rivoletto che non vedeva, ma di cui sentiva la voce blanda. Cacci la mano fra larruffio dellerbe che nascondevano lacqua e la saggi. Era fredda. Segu il gentile susurro fino l ove il rivo uscente dallintreccio dellerbe, continuava la sua corsa allo scoperto. Si ferm a guardare. La luna, nella sua aurora, diffondeva allora il suo tenue chiarore sullacqua tremula. Nellacqua vide s stessa, vide i margini e le vette argentee delle piante, che mormoravano sommessamente e piovevano foglie e fiori sul ruscello. Era quello il momento del ridestarsi delle cose nel cuore della notte. Bianca si compresse il petto con le braccia incrociate, sorridendo e sospirando insieme nel chiarore lunare, che andava crescendo, nella fragranza delle erbe e delle piante, nella pioggia fiorita; e uno spasimo gentilmente voluttuoso le gonfi il cuore e le chiam le lagrime agli occhi. Lanima, rapita nellincanto divino, accolse nel suo seno, aperto alla bellezza, le dolci lagrime, come una rugiada, benefica allo sviluppo di fiori nascosti e promettenti frutti robusti e gentili.
La fanciulla, commossa dalla bellezza e dalla voce della notte, discese la via percorsa nel salire, diede un saluto alla luna splendente fra lattee nuvolette sopra il ciglio del monte e volse i passi verso casa.
La cartiera era illuminata; dagli ampi alti finestroni, la luce elettrica sfuggiva a fasci, che segnavano il terreno di lunghe striscie pallidamente dorate. Le macchine in riparazione, tacevano; dallinterno della cartiera uscivano solo le voci degli operai, qualche risata, qualche tentativo di canzone subito soffocata; mancava la musica delle macchine in movimento, e senza il solito accompagnamento, il canto non trovava la via di spandersi.
Bianca, passando davanti il gran portone aperto sbarrato, si trov avvolta nella luce e fu subito veduta da alcuni operai e dallingegnere, che in blusa e a capo scoperto, lavorava intorno a una gran ruota nella quale aveva scoperto il guasto.
Si stacc subito dal lavoro di riparazione e usc con un sorriso di compiacimento sulle labbra e negli occhi. Dopo un breve saluto, linvit ad entrare; le mostr la macchina inerte, le spieg il perch dellimmobilit, la inform al modo di ripararla e di farle riacquistare il movimento.
Nel cuore della fanciulla scendeva un dolce senso di orgoglio per quella forza intelligente, quella mano sicura e pronta nello scoprire il guasto e rimediarvi. E quel giovine, abile e poderosamente intelligente, nutriva per lei un sentimento di tenerezza sincero, e lonorava della sua stima! Ma ella gli lev gli occhi in volto con un sorriso sfavillante di simpatia e di ammirazione e lasci, per un poco la mano stretta in quella del giovine.
Pregata, rimase fino a che la riparazione non fu compiuta; poi usc dalla cartiera e fece ritorno a casa insieme collingegnere. La zia finiva di leggere il giornale. Al loro entrare, raccont le notizie raccolte dalla lettura; la guerra dAfrica la interessava e spauriva; ripeteva le scene dolorose e gloriose del campo; si commoveva agli esempi di valore e di eroismo; pensava alle madri dei morti, dei feriti, e specialmente degli scomparsi, che si potevano figurare in mano di barbari scellerati, vittime di sevizie dogni maniera. La povera donna, che si rammaricava continuamente per lassenza del figlio, allidea della guerra, quasi si consolava di averlo lontano e rabbrividiva al pensiero, che se egli fosse stato pi vecchio di qualche anno, avrebbe certo dovuto essere chiamato sotto le armi!
Lingegnere, che era uscito ufficiale dallanno di volontariato, e che si aspettava da un momento allaltro di essere richiamato, sorrideva alle ansie paurose della sensibile signora mentre si entusiasmava alla descrizione delle prove di ardimento e di bravura dellesercito, conquistatore di terre nuove, promettenti allItalia vantaggi dogni maniera.
A sentir parlare di guerra, un brivido di terrore correva nel sangue di Bianca, che levava gli occhi in volto dellamico, con espressione ingenuamente supplichevole. Ed egli allora trovava parole dincoraggiamento e di speranza. La sua classe non era fino allora stata richiamata; e non era detto che tutti, proprio tutti, dovessero andare alla guerra; che per, se lo avessero richiamato, lui sarebbe certo subito accorso alla voce del dovere; sarebbe partito coi compagni, con essi si sarebbe battuto, da buon italiano, che non trema davanti i pericoli ed alla morte e che accarezza in cuore la speranza di ritornare sano e salvo in patria. A questa fiduciosa conclusione egli sorrideva a Bianca con unespressione di riconoscenza e il desiderio di calmarne i timori.
Venne lora di ritirarsi per la notte. Lingegnere salut e torn alla cartiera, ove alloggiava. La zia baci in fronte la nipote e si chiuse in camera. Bianca sost un momento presso il lettuccio di Maria, che dormiva con le braccia nude abbandonate sulla rimboccatura del lenzuolo e la povera faccia dagli occhi coperti dalle bende, supina sui guanciali.
Un raggio di luna entrava con la sua luce blanda a segnare una striscia argentea nella cameretta e batteva in pieno sulla minuta esile figurina giacente.
Bianca si chin a baciare sui capelli la povera piccina, che al lieve, tenero contatto, ebbe un fremito leggiero, ma che continu a dormire il dolce sonno dellinnocenza.
Prima di coricarsi, la fanciulla, si affacci alla finestra; abbracci di uno sguardo ammirato la scena di bellezza che le si spiegava dinanzi; bellezza misteriosa nelle ombre e affascinante nel chiarore lunare, che le mise in cuore un dolcissimo senso di speranza e di fiducia nella piet di Dio e degli uomini!
 No!  preg piegando le ginocchia e incrociando le mani davanti alla scena sublime.
 No!... Il nuovo, crudele dolore non mi sar inflitto!... Dio! fate che non mi sia inflitto!
Si lev ritta, butt un bacio alle cose vive nella notte e si coric, mormorando ancora:
 Dio! allontanate da me il nuovo, fiero dolore!
...
.
... 
 Bianca! vorrei vedere il sole!
Maria, che da un poco, era a sedere sul predellino ai piedi della cugina, le aveva posato la testa in grembo e pareva sonnecchiasse, a un tratto aveva levato il capo e mormorava con accento piagnucoloso:
 Bianca! vorrei vedere il sole!
La vocina dolente che manifestava il vivo desiderio di luce, tolse Bianca dalla lettura, che laveva tutta assorbita, l, presso la finestra, riparata da tendoni, abbassati a difesa del chiarore abbagliante e dellafoso calore.
Leggeva Heine, il poeta straniero che ella preferiva e che amava, a lui attratta dal fondo amaro di scetticismo che le circostanze li avevano stampato nellanima e il cui suono funesto spesso la turbava.
 Bianca! vorrei vedere il sole!
La piccola Maria ripeteva il desiderio che le faceva battere il cuore.
Bianca chiuse il libro, si chin a baciare in fronte la piccina, la fece alzare, si alz. Voleva vedere il sole?... Ella lavrebbe condotta fuori per una passeggiata. Lavrebbe sentito il sole; le piante lavrebbero accarezzata col loro frusco e i fiori le avrebbero regalato il loro profumo.
Usc tenendo per mano la cuginetta, dopo di averle coperto il capo col cappello a larghe tese.
Uscirono tutte due nella gran luce sfolgorante e calda.
Maria camminava lentamente e silenziosa. Un velo di malinconia si era disteso sul suo visuccio pallido e minuto di bambina sofferente.
Lavevano assicurata che sarebbe tornata come prima; che i suoi poveri occhi avrebbero riacquistata la vista. Ma il fortunato momento della guarigione tardava molto, tardava troppo!... E un senso penoso dimpazienza tormentava la disgraziata piccina.
Bianca che capiva lo stato danimo della poverina, le andava parlando di mille cose per distrarla e fugarle dal cuore la tristezza. E le descriveva le cose che incontrava lungo il cammino; e faceva progetti, per quando, tolta la benda, ella avrebbe tutto veduto e di tutto goduto. Ancora un poco di tempo, ancora un poco di pazienza e sarebbe uscita dalle tenebre e avrebbe veduto il sole avvolgere le montagne, segnare ombre nelle valli, baciare i campi, i prati, i fiori; avrebbe veduto i rivi scintillare e riflettere le cose nel loro specchio. Ancora qualche giorno di pazienza e tutto sarebbe finito. La piccola Maria sarebbe tornata quella di prima!... La bambina fin per sorridere alle consolanti parole della cugina, nelle quali sentiva laffetto vero e materno.
Un volo di rondini attravers laria garrendo.
 Sono tante, tante!  disse la piccina  e volano tutte insieme in cerca di cibo per il nido! Le rondini raccolgono nel becco gli insetti! soggiunse.
Una capra accucciata allombra di una pianta, al cui tronco era legata, ruminava; e ogni poco mandava allaria il suo belato tremulo. Bel al passaggio delle fanciulle senza muoversi dal posto e Maria la salut:
 Addio capretta! Hai caldo e riposi allombra?...
Un cane randagio, fermo sulla sponda dello stagno, abbaiava alle rane gracidanti.
 Perch abbai?  gli chiese Maria.  Le rane non hanno paura di te e tu non puoi scovarle dal fondo dellacqua!
Pass il mugnaio, ritto sul suo barroccino, che lasino tirava nella sana vigoria della sua prima giovent.
 Ciao, Matteo!  lo salut la bambina, che lo conosceva.
 Buon d, piccina!  le rispose luomo schioccando la frusta e tirando via per la sua strada.
 Quando sar guarita pregher Matteo che mi porti nel suo barroccino a fare una corsa nei campi, come prima!  desider.
Un branco doche arrancanti e strepitose vennero incontro alle fanciulle col becco aperto. Un ragazzetto sgambucciato e senza cappello, gridava svettando la verga per tenerle raccolte.
 Sei tu, Gigiotto?  gli chiese Maria.
Questi non rispose e stette fermo in mezzo alle sue oche che gli si erano fatte intorno.
 Che stupido!  fece la bambina.  Perch non rispondi?... Ti faccio senso?... Ma non sai che sto per guarire e che presto ci vedr ancora?
Il fanciullo segu degli occhi le signorine senza parlare, mentre le oche gli correvano avanti sbraitando il loro grido.
 Stupido! stupido!  gli grid dietro la piccina. Poi piano disse a Bianca:
 Gli faccio compassione, gli faccio!
Bianca per distrarla dal pensiero dellaltrui piet, le disse di unoca grigia pi grossa delle altre, che le si era avventata contro, in aria minacciosa.
 Voleva divorarmi col beccaccio giallo!  sorrise.
Passarono il ponticello alto sul torrente; svoltarono a sinistra, sedettero sur una muriccia nelle ombre vive e rotte delle piante che agitavano le frondi sopra la corrente luccicante di sole. L, al fresco, al susurro dell'acqua, stettero un poco a riposare.
 Bianca!  usc a dire la piccina dopo un momento di silenzio.  Bianca torner davvero a vederci come prima?
Il dubbio doloroso le strappava spesso dal cuore questa domanda.
 Bianca! il dottore ha proprio detto che ci vedr ancora?... Proprio lha detto?... E tu ci credi?... e anche il signor Piero ci crede?
Bianca scherz su quel dubbio, che era la paura di una pazzerella, la quale non si fidava di chi le voleva bene e aveva poca, pochissima fede in Dio, che tutti pregavano per lei!
 Dio mi far la grazia!  susurr la bambina in un subito slancio di fede.
Al pensiero della grazia, che Dio le avrebbe fatta, senza dubbio, un improvviso senso di gratitudine le si svegli in cuore; e dal sentimento di gratitudine le scatt l per l, di dentro il desiderio di andare a pregarlo il buon Dio, di andare a pregarlo in Chiesa, nella sua bella e raccolta casa odorata dincenso e dallaltare luccicante di lumi, quasi stelle sospese.
Si lev dalla muriccia e diede la mano a Bianca che la guidasse in Chiesa.
Si avviarono sulla stradicciola, che dopo pochi passi entrava in un bosco di ombre, fra i castagni rigogliosi della costa precipitante al burrone.
Il tetto dardesia della Chiesuola accucciata fra i vecchi noci che le verdeggiavano intorno, sfolgorava al sole.
Dalla porta aperta si vedeva in fondo, laltare maggiore avvolto nella semiluce rossastra della lampada.
In Chiesa Maria si inginocchi per terra, e con le manine giunte e la testa supina preg con fervore e fiducia.
Bianca, nella panca vicina, si raccolse e invoc sopra la piccina e su lei stessa la benedizione celeste. Poi si trov sulle labbra un nome; il nome dellingegnere della cartiera, dellamico di Maria e amico suo. E fu con un singhiozzo che lo raccomand a Dio.
 Fate che non sia richiamato!  susurr.  Risparmiatelo! vedete bene che qui si ha bisogno di lui! Che Maria gli  tanto affezionata e io gli voglio bene come a un fratello!
 Come a un fratello?  le chiese una voce dentro.  Proprio come un fratello?
Bianca si sent arrossire alla recondita voce, si strinse le mani al petto e ripet:
 Signore fate che egli non sia richiamato!
Maria che si era levata, le stendeva la manina con un bel sorriso di conforto.
Uscirono dalla chiesa; al ponte, Maria si ferm e tese lorecchio al gorgogliare dellacqua. Le piaceva quella musica di acqua corrente, al cui suono fresco, la sua anima attonita, si apriva lentamente, mostrando nel profondo di s stessa unaspettazione istintiva di benessere e di felicit. Bianca pure amava lacqua corrente e la sua musica espressiva; e guardava gi mentre un senso soave di amore e di felicit le si andavano comunicando come mute avidit. Sent la vita incarcerata delle cose, anelare alla gioia come ella vi anelava, con prepotente bisogno dellanima. Si lev palpitante dal parapetto del ponte e strascin seco Maria, che taceva, come perduta nei sogni. Laria odorata dei boschi, le spirava una fidente bramosia di affetti e di gioie. Avrebbe voluto prendere il viottolo che si stacca dal ponte e sale a perdersi fra gli alberi; avrebbe voluto buttarsi a terra dove nessuno potesse vederla; e quivi lasciarsi andare al piacere delle immaginazioni confuse di cui sentiva lassalto nel suo mondo interiore avrebbe voluto dar loro forma e colore; vivere di esse.
Maria la strapp al fantasticare; ripresero la stradicciola che conduceva a casa; era ora di rientrare; avevano vagabondato abbastanza. La bambina aveva passeggiato al sole e allombra delle piante; era stata in chiesa; tornava con in cuore la speranza, anzi la sicurezza, che i suoi poveri occhi si sarebbero presto riaperti alla luce ed alla bellezza delle cose; e un sorriso rassegnato proprio di chi aspetta con fiducia, le animava il volto gentile.
Nel salotto la mamma agucchiava nella semiluce. La piccina sent la sua presenza e, brancolando, tastando i mobili and a lei.
 Sai, mamma?  disse presto guarir e ci vedr come prima!
 Ma sicuro!  le rispose la madre baciandola in fronte.  Ma sicuro! O non lha assicurato il medico?
Ella non aveva mai dubitato della guarigione della figliuoletta e se ne stava con lanimo tranquillo, non pensando che al figlio assente, in un vivissimo desiderio di riaverlo vicino.
 E  soggiunse,  quando sarai guarita Roberto torner!
La piccina si ritrasse indietro; non era ancora riuscita a vincere il senso di paura che le inspirava il fratello, causa del suo male.
Bianca intanto era entrata a sua volta e si era fatta vicina alla bambina, la quale le si aggrapp buttandole le braccia al collo e susurrandole:
 Hai sentito? Roberto torner quando io sono guarita!  esclam.
Zia e nipote si scambiarono unocchiata espressiva senza parlare.
E che avrebbero potuto dire?... La povera piccina aveva paura del fratello che laveva sempre perseguitata e inconsciamente temeva, che come prima, egli non lasciasse nel cuore della madre un briciolo daffetto per lei; quel briciolo di cui ora godeva.
 Tu mi amerai sempre lo stesso?  chiese in un soffio a Bianca che labbracci con tenerezza.
...
.
... 
BIANCA ALLAMICA SOFIA.
Cara, cara, cara!
Quanto sei buona! E un pezzo che non ti scrivo e tu non mi rimproveri n ti lagni. Hai la bont indulgente e illuminata di chi sa compatire e scusare. Ma ho io bisogno di compatimento e di scuse?... A te il riconoscerlo e decidere.
Nella mia ultima lettera, poco dopo il mio arrivo qui, ti diceva della malattia di mio cugino, vittima dellimprudenza e dellaudacia sua propria. Ora il cugino  guarito perfettamente ed  tornato alla sua vita di pazza indipendenza, di ozio, e... e... bisogna pur dirlo, di cattiveria. Poich Roberto, sempre malvagio con tutti e specialmente con la sua povera sorellina, ne ha fatta una cos grossa e cos crudele che io sento, non potr perdonargli mai.
Figurati, che senza nessun motivo, per puro impulso maligno, egli ebbe il coraggio di mettere una rama di pungitopo irto di pungiglioni, in volto a Maria, la mia povera, piccola Maria.
Latto crudele ebbe per conseguenza, di offendere non solo il bel visuccio delicato, ma, purtroppo anche gli occhi!...
La disgraziata bambina fu minacciata di perdere la vista, di rimanere cieca!... Furono giorni e settimane di angustia dolorosa e di titubanze; unaltalena di speranze, delusioni e timori. Io assistetti la povera bambina con affetto fraterno; e passai giorni e notti in uno stato danimo compassionevole. Figurati le lunghe eterne ore della notte trascorse a fianco del lettuccio nella cameretta del dolore!... Ella non voleva che me, me sola, la povera creatura!... Sua madre, scossa dalla sventura toccata alla figlioletta, ebbe momenti di disperata desolazione, ma fu presto distratta da un altro dolore, da altre preoccupazioni. Roberto, triste causa del male, forse per pentimento, forse per rimorso, o meglio per sfuggire ai rimproveri e al muto sdegno di tutti, si decise l per l di partire per lAmerica insieme con un giovinetto forestiero, di mestiere violinista ambulante.
E se ne and, con grande strazio della madre, che ora si strugge dangustia e di paure, seguendolo col pensiero e col cuore tappa a tappa lungo il viaggio, che lo deve portare in paese lontano, fra gente sconosciuta.
Maria, quando sua madre le era vicina, con la finezza del sentimento acuito dal male, si sentiva lontana dal suo cuore; non parlava, si rinchiudeva in s e se apriva la bocca era per chiamarmi.
 Bianca! Bianca!  voleva me, me sola! e mi stendeva le braccia scarne e mi supplicava con note di pianto nella vocina indebolita. Ed io non la lasciavo. Dormicchiavo di giorno per assisterla durante la notte. Oh che notti, mia cara Sofia!...
Nella solitudine, tu lo sai, la fantasia prende il dominio dello spirito, la tristezza ammollisce il cuore e si spasima ricordando, tutto esagerando, soffrendo atrocemente. Alla vacillante luce del lumicino da notte, messo in un canto della cameretta, Maria, con la testina bendata, supina sul guanciale, nel sonno, pareva morta. Io pensavo al mio povero pap; lo pensavo l sul letto, immobile, dalla faccia color dellavorio, spiccante fra i capelli e la barba brizzolati; gli occhi buoni, chiusi per sempre. E la morte, in quel momento, mi dava un senso non di terrore, ma di liberazione. La parte eletta di noi che si sprigiona dalla materia e sinnalza su su a infondersi con i cari perduti, dentro un infinito amore, tutta luce e forse tutto suoni; un amore che raccoglie chi si  voluto bene in vita e li unisce per sempre, in un solo santo amplesso!... Dolci momenti di santa illusione, ai quali, pur troppo, spesso, succede la ribellione; acerba risposta a inutili disperati perch, che il dolore e lamarezza del ricordo strappano dal nido segreto ove li nasconde la necessit prepotente di credere e di sperare. Nella solitudine lanima, ora si illumina di sprazzi di luce sfolgorante, ora  avvolta in foschi tenebrosi vapori; ora sorride a unidea di pace e damore e spesso bestemmia alla condanna del dolore e degli strappi selvaggiamente barbari, quasi esecrazione di ordini misteriosamente tiranni.
No; io non dimenticher mai le nottate insonni passate al letto della mia povera cuginetta; non dimenticher i pensieri e i sentimenti che mi ingombrarono il cervello e mi dilaniarono lanima durante le lunghe ore del silenzio e dellassopimento degli uomini e delle cose. Quelle notti, quelle ore, hanno tracciato un solco nel mio mondo interiore; hanno dato alle mie facolt il potere ignoto di scrutare nellinvisibile, di immaginare alti e santi premi a chi soffre, di fissare lo sguardo in un avvenire di ricongiungimento, di tuffarsi in un mare di amore, di speranze, di fede, di dubbi atroci, di rivolte tragiche; un mare di pace, di fascini e di tempeste.
Ora tutto  passato. Non pi angustie, non pi notti solitarie e dolorose, non pi silenziose lotte fra la speranza imposta dal dolore e la garrula, pettegola ragione.
Maria  guarita. Un abile medico amico dellingegnere capo della cartiera, lha curata e lha guarita. La triste benda fu tolta dagli occhi della cara piccina; le fu ridata la gioia della luce e della bellezza. E la piccina, gi attratta a me da istintiva simpatia, cui ama come una sorella, anzi come sua madre; sentendo in me laffetto, linteressamento e la indulgente tenerezza, che mai incontr nella mamma, da lei distolta dallamore esclusivo per il figlio.
Non ti ho detto che, a compagno nella cura della povera Maria, ebbi sempre e assiduamente, il signor Piero, lingegnere della cartiera. Un giovine, che unisce a poderoso ingegno, un cuore tenerissimo. Maria gli si  affezionata assai, ed io... io... ricambio con tutta lanima lamicizia di cui mi onora e mi rende felice.
Ti bacio.
Tua Bianca.
...
.
... 
Nel salotto a terreno, il sole entra attraverso i grappoli di glicine in fiore che ne adornano le finestre. Quivi nessuno pi teme i raggi doro sfolgoranti, sono anzi i benvenuti; sono festeggiati; e non vi sono cortine, n persiane, n gelosie che li chiuda al di fuori.
Maria, seduta sul predellino, presso Bianca, non ha pi le bende; i suoi begli occhi espressivi e un po languidi da bambina pensosa e intelligente, vagano al di l della finestra con intenso piacere e commozione.
Bianca, alla scrivania, corre con la mano sul foglio bianco. E gi la quarta pagina che copre con la sua scritturina minuta, chiara ed elegante; un foglio non basta; bisogna aggiungerne un altro; la lettera  lunga. Ancora una pagina, poi una seconda e una terza. Infine posa la penna e guarda la bambina.
 Maria?
 Bianca?
La fanciullina si alza;  bella cos esile e ancora palliduccia nel vestitino scuro e i capelli sciolti spioventi.
 Sai Maria?... Ho scritto a lui!  dice Bianca un po titubante.
 A Roberto?  chiede la piccina con un leggiero tremito nella voce.
Bianca scosta la sedia della scrivania e si prende la bambina sulle ginocchia. S, ella ha scritto a Roberto. E dice con voce carezzevole, cingendo di un braccio la vita della fanciulletta, baciandola ogni tanto sui capelli, cercando di persuaderla con le parole e laccento. S, ella ha scritto a Roberto; o meglio ella ha risposto alla sua lettera; un letterone che pesava per due e diceva molte, molte cose.
 Roberto non  pi quello di prima!  disse fissando gli occhi in quelli della bambina che la interrogavano.  No! egli non  pi quello di prima! E se ritorna...
Maria le si strinse ai panni come a cercar rifugio.
 E se ritorna  continu Bianca  sar un fratello buono, generoso e gentile con la sua piccola Maria, che  sempre stata buona lei, e che dimentica e... e... perdona!
Nel cuore della piccina si agit una lotta, che il tremito delle labbra e il battere frequente delle ciglia trad. Stette un momento in silenzio come a interrogare s stessa, poi scivol gi dalle ginocchia della cugina, si avvicin alla scrivania, prese in mano la penna, e accingendosi a scrivere, disse con la voce un po rauca, ma sicura:
 Bianca! fammi scrivere queste parole: Ritorna pure Roberto! Maria ha dimenticato; Maria ti perdona!
Bianca avrebbe voluto abbracciare la cara piccina; avrebbe voluto dirle brava e bene ed altro ancora. Ma non volle distoglierla da quel momento di slancio generoso, e le fece scrivere chiaramente, lettera per lettera, finch la frase apparve sul bianco foglio a caratteri grandi e irregolari, che occupavano la pagina intera. Con la testina un po inclinata sulla spalla destra, stava tracciando lultima sillaba, quando entr il giovine ingegnere, che invitato da Bianca con un lieve cenno, si accost e lesse al di sopra del capo della sua piccola amica. Ella posava la penna con un sospirone di sollievo, quando si sent presa per la vita e sollevata trionfalmente dalla sedia.
 Gli angioletti belli e buoni devono volare nellaria!  disse il signor Piero agitando in alto la bambina.
Ed ella sorrise, del riso un po convulso di chi gode ed ha insieme un briciolo di paura.
Attratta dal rumore allegro, la mamma apparve sulluscio. Ma la scena intima e gentile non le sgombr la fronte dalla nube di tristezza che ormai le era abituale.
Mentre lingegnere posava a terra la piccina tutta rossa, coi capelli in disordine, ansimante e sorridente, Bianca porse alla zia la pagina scritta dalla bambina, perch la leggesse.
 Oh finalmente!  fece la povera donna con accento di vero sollievo.  E si chin a baciare in fronte la figliuoletta.
 Il poverino  disse, e cera un accento di non celato rimprovero nelle sue parole.  Il poverino aspettava che tu gli perdonassi spontaneamente e sinceramente, per ritornare!
La nota di rimprovero non sfugg alla fanciulletta, che si fece presso a Bianca con espressione mortificata e disse:
 Io non lo sapevo, mamma!... se no... se no... avrei scritto prima! Ma adesso ho scritto e torner! torner!  concluse stringendosi a Bianca, e dando in uno schianto.
E quel pianto era una incosciente protesta contro lingiustizia della madre; era una sentita ribellione contro la incomprensibile, fatale preferenza materna per il fratello; era forse un vago timore per lavvenire.
Un guizzo di malumore pass sul volto leale dellingegnere. Le lagrime adesso!... Le lagrime per quei poveri occhi appena guariti, che avevano bisogno di tanti riguardi!
Erano quelle cose da farsi da una donnina tutta senno come la sua piccola amica?... Bisognava asciugarli subito quei cari occhioni! subito!... cos!...
E staccata la piccina da Bianca, andava adagio adagio passandole la pezzuola di bucato sugli occhi umidi; e cera tanta bont, in quella voce di uomo robusto e forte, che al pianto successe subito un bel sorriso sul visuccio infantile, che recava tuttora le traccie delle sofferenze patite.
Bianca ebbe piet della zia, che per certo involontariamente aveva contristata la figliuoletta col suo strano, incomprensibile egoismo di madre parziale, e se ne stava confusa e pentita, forse anche un po mortificata da quella parte affettuosa fatta da altri presso la sua creatura.
 Zia!  disse Bianca.  Vuoi leggere ci che scrivo a Roberto?
E invit la zia a sedere alla scrivania.
 E adesso noi  fece lingegnere parlando con la bambina  noi si va fuori per la passeggiata suggerita dal dottore. Andremo in un luogo ove sono una quantit di violette e la mia piccola Maria ne riempir la panierina. Da brava! Il cappellone in testa, e via!... signorina Bianca?  soggiunse invitandola.
Maria baci la mamma e uscirono tutti tre insieme come avevano labitudine di fare ogni giorno, da che la piccina era guarita.
Rimasta sola, la signora prese a leggere attentamente e devotamente quelle pagine scritte per il figliuolo prediletto e che egli pure avrebbe letto fra alcuni giorni.
La lettera diceva cos:
Caro cugino!
Ti ho letto con vivo interesse e anche con qualche commozione. Una persona che ha imparato a conoscere un poco s stessa e che ha il coraggio morale di confessare i suoi torti, non  mai una persona volgare, quandanche la sua condotta passata sia ben lontana dallessere corretta.
Ma non basta avere il coraggio di confessare le cattive tendenze, i riprovevoli sentimenti, e torti e colpe; non basta avere il coraggio del pentimento completo e sincero, bandire ogni pregiudizio e mettersi arditamente nella via, che il buon senso ed il cuore additano come la sola che possa guidare a porto sicuro. Ora, questa via non  certo, per te, mio caro cugino, in un paese lontano dal tuo, fra gente straniera. Questa via  qui, in patria, presso tua madre, tua sorella e gli altri che ti vogliono bene e plaudiscono al tuo pentimento. Ti turba il pensiero di ritrovarti con la povera bambina di cui desolasti linfanzia e che offendesti moralmente e fisicamente?... E un pensiero che non ti fa torto; tuttaltro! E non ti fa torto la decisione di non tornare a casa se non quando sarai ben sicuro che tua sorella ti abbia perdonato. La povera cara ha tanto sofferto, che  compatibile in lei il senso di sgomento che fino ad ora la sconvolse al solo pensiero di rivederti. Ah! Roberto! che triste cosa inspirare paura!.... E inspirarla specialmente alle persone che si dovrebbero amare e proteggere per dovere di natura e per comando di Dio!... Hai ragione di sentire ribrezzo della tua condotta passata; hai ragione di rimproverarti acerbamente. Non vi ha nulla di peggio sulla terra di un giovinetto brutale verso una povera creatura debole per et e gracilit fisica! dire poi quando questa creatura  una sorella! una sorella!... Ma ora che sei sinceramente pentito, dimentichiamo il triste passato; o meglio facciamo che gli altri lo dimentichino.
Io penso, cugino mio, che adesso tu possa ritornare; e dovresti tornare anche in riguardo a tua madre, che soffre lontana da te e nel cuore della quale tu avrai il dovere santo di rafforzare laffetto, che la piet ha gi ridestato e di cui la tua povera sorellina fu finora privata. La cara bambina  generosa e mite di carattere; per certo ella ti perdoner; forse anche ella ti ha gi perdonato nella sua animuccia gentile. Ma io spio loccasione di farla parlare in proposito per tranquillizzare i tuoi giusti scrupoli, e spero di riuscire.
Una volta tornato si vedr quello che tu potrai fare; per me io ti suggerirei di tornare in citt e compire i tuoi studi, disgraziatamente interrotti. Sei giovane; puoi ancora riguadagnare il tempo perduto. Che se proprio la musica ti attira con la sua potenza affascinatrice, ebbene! studierai musica e ad essa ti darai con decisa volont e artistica passione.
Mi interessa quanto dici di Romeo. Chi avrebbe detto che quel poverello vagabondo racchiudesse in petto tanto cuore e tanta finezza di passione!... Egli, tu lo confessi, ebbe grande influenza sulla tua anima e ti aiut a leggere in te stesso e a veder chiaro nella giustizia delle cose. Che egli sia benedetto e che la fortuna gli arrida nella sua carriera dartista!... Poi tu dici che egli  ora protetto da un valente professore di violino, che lo fa studiare a sue spese, gli insegna lui stesso e gli assicura un brillante avvenire. Questa  una ragione di pi perch tu ritorni a casa tua. Che cosa faresti cost quando lamico ti dovesse lasciare?... Ritorna dunque, Roberto! ritorna serio e assennato, col fermo proposito di non abusare del cieco affetto materno, di amare e proteggere la piccola gentile sorella, di darti ad una vita di studio e di lavoro.
Ritorna; tu ritroverai amiche le persone che lasciasti indignate e fra queste la cugina cui fai il piacere di parlare cuore a cuore come ad una sorella maggiore, e che ti aspetta con desiderio affettuoso.
Bianca.
Intanto che la zia leggeva, Maria collingegnere e Bianca, faceva la sua passeggiata giornaliera.
Camminando e chiacchierando piacevolmente, arrivarono al posto favorito dalla bambina; un rispiano a pochi metri dai piedi del monte; una lista rettangolare di terreno piano, lunga e stretta dove mormorava uno zampillo presso un vecchio abete e donde si scoprivano, qu e l, sparse casucce su cui si abbrancavano festoni di viti. Una rupe colossale sporgente, pi protettrice che minacciosa, riparava al di sotto, la parte principale del paesello. Quivi sostarono e sedettero sopra un masso coperto di musco, che pareva invitasse al riposo ed alla contemplazione del bello della valle e dei monti circostanti.
Maria, felice della libert e della salute cui non era ancora perfettamente abituata dopo il male crudele che laveva tenuta per tanto tempo imprigionata e schiava, si sbizzarriva in vari modi; coglieva fiori a manate, ne faceva mazzi arruffati, se li appuntava alla cintola e nei capelli; si dondolava, come sopra unaltalena, seduta sul ramo ripiegato di un piantone; inseguiva le farfalle, gridava allaria la sua gioia di vivere.
Dopo un breve riposo, lingegnere e Bianca, presero a salir su su ai pascoli, ove un armento pasceva tintinnando i campani che oscillavano sul rombo eguale del torrente profondo. Maria, che li seguiva cantarellando e fermandosi ogni poco a cogliere erbe e fiorellini, mostr un ciuffo di ciclamini fioriti presso il sentiero. Lingegnere si chin a coglierli e li offerse a Bianca che li ricevette con un sorriso e un lieve rossore.
Il piccolo pecoraro si accost ai giovani con il secchiello pieno di latte spumante; Bianca ne fece bere a Maria, che lo sorseggi con piacere e lev il visuccio dal secchiello con le labbra e il naso sgocciolanti. Lingegnere rise e Bianca asciug le labbra e il naso della piccina, col fazzoletto.
Maria, invitata dal ragazzetto custode delle pecore, and in mezzo allarmento divertendosi a farsi rincorrere da una pecorella nata di poco e tutta brio. Echeggiavano nel prato belati, grida di gioia e risate argentine.
Davanti alla bellezza di tutte le cose che pareva sfoggiassero per loro il lusso dei colori e dei suoni, lingegnere e Bianca, un po commossi, si trovarono vicini a sedere sopra un tronco di pianta di poco svelto e tuttora acre del profumo della terra.
Una pecorella bianca, chiazzata di nero, venne belando ad accucciarsi ai piedi dei due giovani. La fanciulla stese le mani per accarezzare la bestiola; ma le mani le furono timidamente strette prima di arrivare al morbido vello. Bianca arross; le mani ebbero un piccolo tremito; cedevano come cedeva il sentimento in unonda di abbandono. Un lume di sorriso comparve sul volto della fanciulla; le mani ebbero un piccolo fremito; la stretta si fece pi forte e il giovane mormor delle parole incoerenti; poi le cinse con un braccio la vita. Ella lo guard, e in una felicit quasi incosciente, pieg il viso verso di lui, che, pieg il suo. Le labbra mute, si porsero; il bacio fu lieve, smorzato da un sentimento di riverenza, di qualche cosa di augusto, che si andasse compiendo in quel momento; di qualche cosa di eterno che incominciasse l col bacio dellamore.
Bianca pieg il volto sul petto del giovine. Ed egli smarrito, nella felicit, le mormor sui capelli abbondanti e belli:
 E dunque vero? proprio vero?
Ella rispose con uno sguardo espressivo.
 Per sempre vero?  chiese il giovine guardandola fisso.
 Per sempre!  rispose lei seria, quasi solennemente.
Due donne, curve sotto la gerla carica, attraversarono il prato; si rivolsero a guardare i due giovani, tirarono via per il loro cammino.
Maria, trafelata e stanca, torn a loro con la faccia rossa e la gioia e la salute negli occhi.
Lingegnere tolse lorologio dal taschino e guard.
Era ora di scendere; egli doveva tornare alla cartiera. Offerse il braccio a Bianca e scesero lentamente, quasi a riluttanza, dal luogo del loro primo ritrovo damore.
Camminarono nel sole e nel vento. Si era levato unaria gagliarda che andava cambiando faccia al cielo ed alla terra. Le nubi, da un poco ammassate sulle cime, correvano fugate da ogni parte. I pascoli, le nude creste, i castagneti risplendevano, il fogliame umido luccicava e Maria camminava saltellando per lo stretto sentiero affogato nel verde. Bianca stretta al braccio dellingegnere, tutti due muti di felicit e di soave emozione, la seguivano di ripiani in ripiani, per sassi e acquitrini, attraversando campicelli e ripide coste erbose, finch il sentiero capriccioso si perde nel vallone.
Attraversarono il ponticello avvinghiato da rovi e sterpi da una sponda allaltra.
Maria aveva preso la corsa verso il cancello del giardino di casa.
Bianca si ferm un momento sui due piedi e guard il compagno staccandosi dolcemente dal suo braccio.
 Signor Piero!  mormor.
 Signorina Bianca!  fece lui.
Le si avvicin, le riafferr le mani e soggiunse:
 Bianca!
 Piero!  disse la fanciulla arrossendo e sorridendo insieme.
 Per sempre?  chiese lui in susurro.
 Fino alla morte!  promise al giovane solennemente.
Non soggiunsero altro; si diedero la mano, e per una tacita intesa, passato il ponte, seguirono il sentiero che serpeggiando sale alquanto e poi si addentra nella valle ombrosa di cui segna la via una cappellina messa l a difesa del burrone dove il torrente rumoreggia.
Ai piedi della cappellina si arrestarono tutti e due; e con gli occhi volti al crocefisso che stava dipinto sul fondo, ripeterono:
 Per sempre!
 Fino alla morte!
Ripresero la via di casa; al di l del cancello, Maria li aspettava impaziente. O dove erano stati fino allora.
 In cerca dellerba per le bambine curiose!  rispose lingegnere sollevando la piccina da terra e facendole fare il solito volo con le braccia alzate.
...
.
... 
Vi sono momenti nella vita nei quali lanima solitaria fra la gente,  chiamata dalla voce gentile e pietosa delle cose a confondersi con esse in muta e confortante simpatia. Sono momenti di abbandono e di accasciamento, che inducono a fuggire lumano consorzio come da indifferente spettatore, da garrulo, molesto compagno.
La parola umana, non sempre sincera, di rado espressione di simpatia nei momenti affannosi, arriva sempre allanima sconfortata come una musica discordante, una fuga di note false che disturbano e offendono il riposante susurro delle cose.
Bianca passava per uno di questi momenti; e dopo aver adagiato sul canap la piccola Maria per il sonno del pomeriggio, ritirata nella sua camera, si dava al dolente piacere di raccogliersi in s, al tu per tu, col suo mondo interiore. Povera Bianca! Ellera nello stato di una pianta in piena fioritura, sopra cui sia passata la brina distruttrice; era nello stato delluccello ferito in pieno volo, e dallazzurro libero e sconfinato, piombato al suolo fra le spine di un roveto.
La gelida brina era davvero passata a intirizzire il suo cuore; un colpo crudele aveva ferito le ali delle sue speranze.
Lingegnere Piero, il generoso e nobile amico, che le aveva fatto intravvedere un avvenire di pure gioie e di tranquilla serenit, aveva davvero dovuto partire il giorno prima, richiamato sotto le armi, per dare insieme con molti altri, man forte alla conquista di nuove terre e di nuovi popoli. Allordine della patria, egli aveva risposto con subita entusiastica ubbidienza, malgrado lo strappo di cui il cuore gli sanguinava per il distacco da Bianca, da Maria, dal lavoro, da tutto ci che egli amava in quellangolo remoto e benedetto.
Era partito susurrando parole di affetto, di dolcissime promesse e di sante speranze. Con Maria, la zia e un gruppo di operai, Bianca lo aveva accompagnato alla stazione; aveva ricevuto il bacio di saluto, laveva veduto sparire nel nero tunnel; ed era rimasta con un fiero dolore in petto e il vuoto nellanima.
 Dio, proteggilo! Dio! fa che torni!  mormorava ora in un bisogno prepotente di fiducia e di speranza.
Prese ad annaffiare le piantine che coltivava sul suo balconcino. Fra queste era un ciclamino, che un giorno il signor Piero le aveva regalato. Lo prese in mano e lo consider con affetto; poi accarezz le scure foglie striate di verde chiaro e il bottoncino dallaereo stelo; pens alla minuta vita innocente, che svelta dal suo natio angolo di musco a piedi di qualche castagno frondoso, portato in quella dimora innaturale, stava per regalare un fiore.
 Il fiore dellamicizia!  pens la fanciulla.
 Il fiore dellamore! dellamore! dellamore!  le cinguett unaugellino dallo sporto del balcone.
 Il fiore dellamore!  cant laugellino, spiccando il volo e frullando nellaria.
Bianca arross e sorrise. S! il fiore dellamore puro e santo, che Dio avrebbe benedetto e a cui la societ impone i suoi doveri. Baci con tenerezza il minuto, raccolto bocciolo, bagn le foglie e la terra del piccolo vaso e lo ripose al posto fra le altre piantine.
Bianca amava i fiori; e se ne sentiva riamata quando ne rinfrescava le foglie polverose e le dissetava nellacqua.
Laria era silenziosa. Solo dalla cartiera veniva il sordo, monotono rumore delle macchine in movimento.
Bianca, con gli occhi vaganti, se ne stava assorta, quando un rombo di tuono uscente da un nero nuvolone minaccioso, raccolto sopra la vetta del monte di rimpetto, le ruppe il fantasiare. Le venne in mente, che gi nel salone, la grande vetriata fosse aperta. Discese; e per non disturbare le donne di servizio, and ella stessa a vedere. Fece il giro del pian terreno e chiuse dappertutto. Ella aveva labitudine di servirsi il meno possibile delle domestiche. Chiuse dappertutto e torn nel salone.
Laria si andava rapidamente oscurando. Nel minaccioso nuvolone arse un lampo e subito spar; il fragor sordo del tuono, fece tremare i vetri. Ritta davanti al finestrone, Bianca guardava le improvvise tenebre sferzate dai lampi, che le battevano in faccia silenziosi. I fianchi scogliosi dei monti balenavano lividi, sinistri e tragici. I pioppi lungo il torrente, rigidi nellaria immota, pareva aspettassero, immobili e muti, il nemico che si avanzava, grave di minacce.
A un tratto i lampi cessarono, la pioggia scrosci a piombo, poi si compose in un susurro eguale e triste.
Bianca guardava dai vetri col cuore pesante e freddo.
Ora pioveva a distesa; senza vento; e la pioggia velava le montagne; isolava, staccava dalle cose, dava allaurora un senso di isolamento insieme con uno scatto di ribellione. Perch, oh perch ella era cos agitata da un nuovo e fiero dolore?... Non bastava aver perduto il padre, non avere pi casa, essere stata costretta di uscire dallambiente nel quale era cresciuta?
Le si affacci il momento terribile della morte del suo pap; lo rivide livido e immoto nel gran letto antico, nella camera angusta e disadorna, con quattro ceri ai lati, un crocifisso fra le mani irrigidite. Ricord il momento del trasporto della cara salma; i passi pesanti risuonanti nel piccolo spazio, le ombre nere sfuggenti; poi il lugubre silenzio, angosciato dallimpressionante odore dincenso misto al tanfo dacido fenico e di altri disinfettanti. Ricord vagamente, lo stato di attonita passivit, che la rese inerte contro il volere altrui; poi la corsa in carrozza chiusa attraverso la citt, fino alla casetta, fuori porta, di Sofia, lamica sincera e pietosa che le si stringeva vicina nel momento tragico; poi linvito della sorella della sua povera mamma; lunica parente; il disperato saluto al modesto alloggio piangente di ricordi; il distacco doloroso dai mobili e dagli oggetti, muti testimoni di parecchi anni tranquilli, sereni e dolcissimi di scambievole intenso affetto.
Era arrivata l, in quellangolo romito, in un momento penoso che laveva privata di accoglienze affettuose. E l aveva dovuto tacitamente rimproverare nella zia, la folle parzialit che la rendeva colpevole di quasi incosciente indifferenza, verso la figlioletta; e l si era incontrata col giovine direttore della cartiera, che le aveva illuminata la vita di un caldo raggio di sole.
Ma il nuvolone grave di tempesta si era presto disteso fra lei e il sereno; non pi azzurro invitante a speranze; non pi la prospettiva del bello, innalzante il pensiero allalto ideale. Dal nuvolone la triste pioggia era scesa e durava a cadere fitta e monotona, togliendole ogni veduta spaziata; e durava a cadere con ostinato scroscio, raffreddandole in cuore ogni speranza.
 Una pioggia come questa!  esclam, sporgendosi dal balcone.
 Ma questa cesser e torner il sole!  soggiunse con un sospiro.
Subito dopo la morte del padre, ella aveva avuto la tentazione violenta di chiudersi in un convento, di rinunciare allaffannosa lotta per lesistenza, di rifugiarsi in seno della religione.
 Torner il sole per me?  si chiese con un fiero battito in cuore, nel quale era sceso improvvisamente lombra lugubre di un presentimento.  Torner il sole per me?... E se pi non tornasse?
La tentazione gi avuta, la riassal ad un tratto. La paura della lotta per lesistenza le aveva un giorno fatto desiderare il convento; ed ora il vecchio pensiero gi salitole dal cuore, andava prendendo lintensit di un proposito, che ella cominciava a blandire ed accarezzare.
 Se il sole pi non tornasse per me?... Se Piero (ora lo chiamava a nome), se Piero dovesse laggi, incontrare la sorte di tanti altri?
Al sinistro dubbio, un flotto di lagrime le sgorg dal cuore.
Quel mattino, scorrendo il giornale, aveva letto di parecchie vittime della guerra, immolate sullaltare della patria nella lontana, inospitale terra della conquista.
Le entusiastiche descrizioni di valore e di eroismo, lavevano lasciata non solo fredda ma spaurita e angosciata.
Il sentimento della patria si agghiacciava nel suo cuore al gelido contatto di un altro sentimento; prima di sentirsi fieramente italiana, ella si sentiva giovane donna innamorata, dal cuore fremente di speranze e desideri.
Che sarebbe stato del nobile giovane, accorso alla voce del dovere di patriota e di soldato?
 Che sar di lui?  chiese alla pioggia che scrosciava monotona e continua.  Che sar di lui?... E... e... se pi non tornasse?
Si tolse dal balcone, e tutta inumidita dallacqua cui si era esposta, si lasci cadere nella poltroncina davanti alla minuscola scrivania.
 Se non tornasse pi?  ripet con un subito senso di terrore.
E una profonda, dolorosa piet per lui, cos giovane, forte e ricco di speranze dogni maniera, e per lei gi tanto provata, le si cacci nellanima a signoreggiarne sopra ogni altro sentimento.
Si prov a pensare a mille cose diverse e tutte tragiche. Ricord il fatto di una signorina che aveva conosciuta a Milano. Per intimi dispiaceri era stata indotta al disperato proposito del suicidio! Una sera aveva riempita la camera di fiori dallacuto profumo; gigli, tuberose, magnolie ed altro ancora; vi si era chiusa; si era abbandonata vestita sul letto, in attesa del silenzio, di cui sperava di varcare le porte. Ma aveva inutilmente affrontata una possibilit e un pericolo. Si era svegliata il mattino con un gran peso in tutte le membra, la fronte stretta in un cerchio di ferro, il naso, la bocca e la gola saturi di acre profumo. Ma si era svegliata; e listinto della conservazione laveva slanciata ad aprire la finestra.
 Il suo proposito non era serio!  pens la fanciulla con un amaro sorriso di compatimento.  Chi davvero vuol morire, muore!  soggiunse.
La pioggia, a un tratto diminu; poi cess del tutto. Folate di vento improvviso uscirono sibilando dalle gole dei monti, squarciarono i nuvoloni, li dispersero, li fugarono, scompigliati e precipitosi come nemici in rotta. Il sole, non pi imprigionato, usc vittorioso, da prima in raggi incerti, offuscati dal correre delle nuvole, poi glorioso e sfolgorante.
Lanima di Bianca, simpatizzante con le cose, come lorizzonte sgombrato dal vento, si trov a un tratto illuminata e riscaldata da subita speranza. Si lev dalla poltroncina, si rifece al balcone, guard le montagne lavate e rinverdite, vide i prati e il bosco freschi e rigogliosi ed esclam, in un prepotente bisogno di conforto:
 Dio indora laria dopo daverla ottenebrata! Dio fa succedere la calma alla tempesta!... Dio pu ridare la pace al cuore in tumulto!
...
.
... 
Quel mattino Bianca indugiava ad alzarsi. Aveva passato una notte insonne, turbata da visioni dolorose. Il giornale del giorno innanzi recava notizie di Tripoli; vi era stata una battaglia nella quale i nostri bravi soldati avevano dato prova di grande valore e di eroismo; fatti che inorgoglivano il cuore dogni italiano pure mettendo lo spasimo nellanima delle madri, delle spose, delle sorelle e delle fidanzate. Dei nostri molti erano rimasti sul campo del valore; parecchi, feriti, erano stati trasportati negli ospedali improvvisati o gi pronti a riceverli.
Il giovine tecnico, che durante lassenza dellingegnere, aveva lincarico di farne le veci alla cartiera, e che ogni sera, dopo il lavoro veniva a passare qualche ora alla casina, aveva portato i giornali e si era fermato a parlare della guerra.
La signora, avida di sentire, avrebbe voluto leggere o farsi leggere tutti i giornali dItalia per tuffarsi nelle emozioni diverse che le varie descrizioni le svegliavano dentro. Ed era stata una serata di continue scosse allanima inquieta di Bianca.
China sul cucito, la povera fanciulla levava spesso gli occhi sul giovine tecnico o in volto alla zia quasi chiedendo piet. Non vedevano, non capivano che ella soffriva acerbamente di quei discorsi, di quei dolorosi dettagli?... Essi, forse non sapevano nulla dei suoi dolci e casti rapporti collingegnere Piero; ma avrebbero pur dovuto vedere, che ella soffriva e risparmiarle il racconto minuzioso di certi fatti barbari e impressionanti!
Tanto impressionanti che la piccola Maria, intenta a vestire la sua bambola, ebbe un momento a uscire nel pianto e ad esclamare:
 Oh i cattivi che feriscono e ammazzano i poveri soldati!
Poi, sotto voce, aveva soggiunto, con lintuizione della sua animuccia pietosa:
 Il signor Piero si sar ben nascosto dietro qualche pianta e le palle non lavranno certo colpito!
Il giovane tecnico sent le parole della piccina per quanto susurrate, e rispose vibrato, quasi offeso:
 Oh no, signorina! Lingegnere Piero, il nostro amico, non  di quelli che si nascondono!... Egli si sar battuto da valoroso se faceva parte dei combattenti!
La mamma guard la figlioletta con uno sguardo di rimprovero.
 Sei una sciocchina a dire certe cose!  mormor.
 Non  una sciocchina, zia!  la difese Bianca   unanimuccia sensibile che ragiona col cuore!
Ora Bianca, a sedere sul letto, con le braccia conserte e la bella testa supina sui guanciali, risentiva gli spasimi della sera innanzi e provava unacre volutt nel figurarsi le scene tragiche del fiero combattimento, le giovani vite recise, i feriti giacenti e imploranti soccorso; tutto uno spettacolo orribile e straziante.
 E se egli fosse fra i feriti?... Se fosse stato colpito?...
La visione orrenda le faceva chiudere gli occhi davanti alla scena immaginaria, mentre le metteva i brividi nel sangue.
Volle distrarsi; allung la mano, prese di sopra il tavolino da notte un libro e laperse. Poich proprio non si sentiva di alzarsi, sarebbe stata l a riposare ancora un poco e intanto avrebbe letto. Il libro, vecchio e sgualcito, che aveva appartenuto a suo padre e gli era stato caro, portava sulla copertina il titolo di Harmonies potiques et rligeuses. Lo aperse; lesse nella pagina Avertissements queste parole: Il y a des coeurs briss par la douleur rfouls par le monde qui se refugient dans le monde de leur penses, dans la solitude de leur me pour pleurer, pour attendre ou pour adorer; puissent ils se laisser visiter par une muse solitaire comme eux, trouver una sympathie dans ses accords et dire quelque fois en lcoutant: Nous prions avec tes paroles, nous pleurons avec tes larmes, nous invoquons tes chants!
Sfogli il libro e lo aperse alla pagina che recava il titolo: Le cri de lme. Stava per leggere, quando entr Maria come un razzo a dirle che cera gi la Rossa di Pioppeto, che chiedeva di lei. La piccina, che era gi stata in camera della cugina come faceva ogni mattina appena levata, e a sentire che stava poco bene, laveva seriamente consigliata di restare a letto, ora si scusava per essere venuta a disturbarla; ma la Rossa era tutta in lagrime e supplicava per poter parlare con la signorina. A lei aveva fatto compassione la povera ragazza, ed era corsa a chiamarla; aveva fatto male?
No; ella non aveva fatto male, povera cara! e poich la Rossa piangeva ed aveva proprio bisogno di lei, ella si alzava subito e scendeva. In pochi minuti ella sarebbe stata pronta; andasse a dirlo alla ragazza; intanto si vestiva.
 Ma... il tuo mal di capo?  chiese Maria un po inquieta.
Il mal di capo era quasi passato; sarebbe passato del tutto allaria aperta.
 Da brava! Maria!  soggiunse Bianca nell'atto di scendere dal letto;  da brava! Vai gi a tenere un poco di compagnia a quella povera figliola intanto che io mi vesto!
La piccina baci la cugina e scese subito.
Bianca si sent presa da impazienza. Sapeva che la Rossa aveva il fidanzato a Tripoli; era stato dei primi richiamati; un bel bersagliere pieno di ardimento, che era partito allegramente assicurando la giovine che sarebbe tornato e si sarebbero sposati.
Pippo dello Scoglio, era un operaio della cartiera; lingegnere Piero laveva caro, e quandera partito insieme con i compagni, laveva accompagnato fino alla vicina citt, con simpatia fraterna.
Solo al mondo, Pippo viveva nella casetta paterna messa di sghembo sul grande scoglio sporgente sul lago. Conosceva la Rossa fino dallinfanzia, le voleva bene, lavrebbe sposata presto se non fosse stato richiamato. Ma richiamato, aveva risposto con slancio ed era corso senza lagni; anzi con entusiasmo, da vero figlio dItalia. Egli aveva scritto parecchie volte allingegnere che aveva lette le lettere semplici ed entusiaste ad alta voce, la sera, quando la famigliola stava raccolta nel salotto dei pasti.
Da che lingegnere era partito, Pippo non aveva pi scritto e la Rossa se nera lagnata qualche volta con Bianca. Ora, forse Pippo aveva scritto; che cosa aveva scritto?... La Rossa piangeva; che ci fosse stato qualche guaio?... qualche brutta notizia? Ah la guerra! quella crudele guerra!
Fu presto pronta; aveva labitudine di vestirsi in pochi minuti.
Scese; in cucina le dissero che la Rossa era fuori con la piccina. Usc anche lei; trov Maria e la ragazza sedute sulla panca di pietra di sotto il gran noce. La Rossa teneva in mano un foglio spiegato. Si alz allapparire della signorina e tutta piangente, le stese il foglio senza parlare.
 E malato!  disse.  Allospedale!
 Ferito?  chiese Bianca con un sussulto, prendendo la lettera.
La ragazza si nascose la faccia fra le mani e usc in uno schianto disperato.
Impietosita, Bianca la baci sui capelli. Poi lesse la pagina sdruscita e scritta a irregolari caratteri con la matita rossa.
La lettera diceva cos:
Cara la mia fidanzata,
ti scrivo per farti sapere che sono allospedale perch sono ferito a una gamba. Molti dei miei compagni ci hanno lasciato la pelle nella battaglia e molti sono scomparsi. Io dico che  meglio essere ferito che essere in mano agli Arabi, che sono peggio dei cani arrabbiati. Io non mi lamento. Ho fatto il mio dovere di soldato e il mio capitano mi ha detto bravo. Dei miei compagni feriti, molti sono morti e continuano a morire, perch le ferite sono cattive. Io non sto molto male e forse guarir. Ma se muoio, ricordati che la casetta dello scoglio con il pezzetto di terreno che ha vicino, sono tuoi. E con questo ti prego di non piangere e ti mando un bacio.
Sono il tuo Pippo.
Bianca si sent dare un tuffo nel sangue. Il povero Pippo era ferito e le ferite erano cattive; non diceva se egli fosse grave; ma il fatto di non aver scritto lui stesso mostrava chiaro, che stava tuttaltro che bene. Poi quel suo espresso desiderio di lasciare la casetta e il poco terreno alla fidanzata!.. La Rossa aveva ragione di pensar male e di piangere. Povera fanciulla, che aveva da un pezzo dato tutto il suo cuore allinnamorato!...
Impietosita e col tremito in petto, Bianca rese la lettera alla ragazza e la baci unaltra volta. Si facesse coraggio, poveretta!... Pippo era robusto; se la sarebbe cavata. Bisognava sperare; non lasciarsi andare in bala del dolore!... Bisognava sperare e pregare il Signore!
La Rossa lev le mani dalla faccia e guard la signorina scuotendo il capo.
Il suo Pippo stava male; se no avrebbe scritto lui stesso. Stava male; ella lo sentiva. Le avrebbe forse detto della casetta e di quel poco di terra, se avesse avuto la speranza di guarire?... Egli le mandava il suo ultimo saluto, insieme con la sua ultima volont! forse a quellora era gi morto, l in quella terra lontana! forse lavevano gi seppellito, sotto la sabbia, in una gran fossa comune scavata l per l! seppellito senza manco un misero accompagnamento, forse senza il prete che ne benedicesse la salma!
 Oh il mio Pippo! il mio povero Pippo!  piangeva la povera fanciulla.
Maria, in disparte, lagrimava in silenzio. Bianca accarezz la povera Rossa, e, nel desiderio di confortarla, le propose di salire su alla scogliera, alla casetta di Pippo.
L su, il ricordo del povero giovane, sarebbe andato incontro alla fanciulla, e rituffandola nel passato, lavrebbe forse un poco confortata e indotta a sperare.
La Rossa non rifiut n accett lofferta. Si lasci prender per mano da Maria e segu come un automa la signorina Bianca, che si era messa a camminare avanti.
Si misero nel sentiero che seguiva il torrente, soffiante gioia e frescura nelle betulle e nei pioppi delle sponde. Sempre seguita dalla Rossa e da Maria, che voleva distrarre collinfantile chiacchiero, Bianca sal al castagneto e qui, invitando le compagne a fare altrettanto, si butt a giacere sotto le grandi fronde, nellerba umida di rugiada. Una Chiesuola isolata, lanciava al di sotto, din fra le piante, il campanile acuto in cima al quale un crocifisso dottone luccicava nel sole.
 E la chiesa dove Pippo, da ragazzetto, serviva messa nei giorni di festa!  sospir la Rossa, che non aveva ancora aperto bocca.  E  soggiunse  qui, in questo castagneto si veniva a raccogliere le castagne quando si era piccoli tutti due!.... Pippo!  concluse con un altro sospiro,  mi ha sempre voluto bene!
Pi su la casetta dello scoglio, allombra dei massi sporgenti da ogni parte, mostrava la sua facciata con due finestre a terreno, una al primo piano, immediata al tetto, e la porticina dangolo.
Presa da smania, la Rossa la guard con gli occhi umidi, poi scatt ritta e infil il viottolo fra le ginestre fiorite, i rododendri e i rimettiticci di noccioli.
Maria e Bianca la seguirono in silenzio. Il viottolo serpeggiante, le condusse presto su sul caos di macigni enormi, franati dalle cime, e l giacenti forse da secoli in un disordine minaccioso. Fra larruffio dei macigni, in mezzo a cui sbucavano timidamente tisiche piantine allunganti le rame stente in cerca di calore e di nutrimento, si apriva una viuzza angusta, che continuava lungo il ripido fianco della montagna e, a un punto, si staccava per fermarsi alla casetta dal fondo appiccicato al masso, quasi essa stessa tagliata nella rocciosa montagna.
La Rossa fu alla casetta in quattro salti; e stette ritta ad avvolgerla in uno sguardo doloroso.
 Che bella casettina!  fece Maria ammirata.
 Deve essere battuta dal vento!  osserv Bianca per cambiare indirizzo ai pensieri della ragazza.
Lerba cresceva alta davanti la porticina.
 Nessuno pi vi  entrato da che lui  partito!  mormor la Rossa. E inchinatasi, si diede a strappare lerba a manate, per liberare lentrata dallostacolo. Poi rivolta a Bianca, le chiese:  Vuole entrare, signorina?...  E senza attendere la risposta, si inginocchi davanti la porticina, cacci la mano nello spazio fra il piede delluscio e il suolo e ne trasse una grossa chiave arruginita; si alz, mise la chiave nella toppa e aperse dopo aver stentato a farla girare. Un tanfo dumido e di muffa usc dalla stanzetta che aveva lunica finestra male riparata da intarlate imposte di legno.
La Rossa aperse le imposte e lasci che aria e luce entrassero fra le inferriate.
Un tavolo greggio, due sedie di paglia; al muro appesi pochi utensili; sulla madia, ammucchiati pochi piatti; qualche scodella, due ciotole, alcuni bicchieri sparsi, qua e l. In fondo alla cucina il focolare nero di fuliggine, e dalla catena, tuttora pendente il caldaio della polenta.
 E la casa di un poveretto!  disse la Rossa invitando a sedere sulle due sedie la signorina Bianca e la bambina.
Ella sedette sullo scalino del focolare e sforzandosi di non piangere, prese a ricordare ad alta voce.
Quando era piccina, non ancora capace di lavorare, la sua nonna la mandava su in montagna, a cogliere erbe medicinali e fiori alpestri. La nonna era famosa per curare e guarire gli ammalati; con le erbe faceva decotti che vendeva; e i fiori, ella, piccoletta come era, andava a venderli nei paesi e nelle borgate di riva il lago. E cos guadagnava qualche soldarello, tanto da non mangiare sempre il pane a ufo. Fino da allora, ella si trovava con Pippo, che, pi grandicello, lavorava la terra; e si giocava insieme e insieme si andava sulle cime per erbe e fiori.
La mamma di Pippo, cara e buona donnina, le invitava spesso nella casetta a mangiare una fetta di polenta con latte di capra. Poich ella aveva due capre, quattro galline e un bel gattone soriano per la distruzione dei topi. Quelli erano bei tempi!... Ma un giorno la povera donna ammal e mor. Ella ricordava. Lavevano portata gi al Cimitero, di sera. Lei e Pippo, a mano, seguivano la morta insieme con poche donne. Le campane suonavano a morto; le donne cantavano le litanie. Ella era stata a vedere calare nella fossa la povera donna e per quella notte, Pippo aveva dormito nella casetta della sua nonna, gi, fra i pioppi. Il d dopo egli aveva ripresa la via di prima; solo nella casetta; faceva tutto lui e lavorava la terra.
 I poveri  soggiunse  non hanno tempo di stare a piangere i propr morti con le mani in mano!
Si lev da sedere; pass nella cameretta attigua.
Bianca e Maria la seguirono. Il povero letto dalla coperta a larghi scacchi rossi e turchini, stava in un angolo. Di sopra il capo, pendeva dalla greggia parete un quadro con la Madonna vestita a colori smaglianti; intorno al quadro era una ghirlanda doliva. Una sedia e un cassone tarlato erano il solo mobiglio. In un angolo si vedevano ammucchiati torsi di grano turco insieme con radiconi e qualche ciocco. In un altro angolo, ritti contro il muro, erano il badile, la zappa, il rastrello e altri arnesi campestri. Sullimpannata distesa contro linferriata della finestra, i ragni indisturbati, avevano intrecciato la loro tela, che cadeva a strappi; neri di polvere, appesi ad un chiodo fisso nel muro, pendevano un paio di pantaloni di lana sdrusciti e una giacca rattoppata.
La Rossa stette un momento ritta nel mezzo della cameretta ad abbracciare ogni cosa con il cuore nello sguardo. Poi si accost al letto, pass la mano sulla coperta come a togliervi la polvere, fece il segno della croce davanti al quadro della Madonna, strinse nelle mani la giacca pendente e ne baci una manica, rompendo in singhiozzi.
 Povero Pippo! povero Pippo! povero Pippo!  gemette nel pianto.
Bianca, col cuore grosso, non disse nulla. Vi sono dolori che rifiutano le parole di conforto. Ella sapeva e rispettava.
Commossa e quasi spaurita, la piccola Maria, guardava ad occhi sgranati non staccandosi dalla cugina.
Uscirono dalla casetta deserta. La chiave fu rimessa a posto. La Rossa si ferm un momento a guardare il povero casolare con occhi desolati. Poi segu Bianca e la piccina, che si erano rimesse nel viottolo.
Allo svolto, la povera ragazza si volse, butt un bacio con la mano alla casetta avvolta nel sole e susurr come se parlasse con s stessa:
 Addio! il tuo padrone  morto! non torner pi!
Allora Bianca volle consolarla. Perch voleva credere morto il povero Pippo, che era appena ferito?... Che ne sapeva lei?... Dalle ferite molti guariscono. Pippo era robusto, e per certo lavrebbero curato bene, se la sarebbe cavata come tanti altri. E... e... sarebbe tornato!... Ella prevedeva che sarebbe tornato, e le nozze si sarebbero celebrate. Si facesse coraggio, povera figliola! Bisognava sperare, bisognava!
Scesero senza pi scambiarsi una parola fino gi alla piana. La Rossa, diretta come le signorine alla cartiera, ove era occupata come operaia, passando davanti il suo casolare, accucciato fra i pioppi, invit le compagne ad entrare. La nonna, che aveva le varici alle gambe e si moveva a stento, filava sulla soglia delluscio. Alcune galline le razzolavano intorno; un maialetto roseo, grufulava a pochi passi. Una vite robusta vestiva i muri del casolare; dalla finestra dellunico piano, una pianta di garofano, lasciava cadere a pioggia un fascio di fiori rossi di fuoco.
La vecchia volle alzarsi e fare un po daccoglienza alle signorine.
Ma Bianca si scus; aveva fretta; doveva tornare a casa con la piccina; sarebbe venuta unaltra volta. E le tre fanciulle seguirono la loro via.
 La nonna non sa nulla della lettera!  spieg la Rossa.  Non le dico niente; se ne accorerebbe per me e per quel poveretto!
Alla cartiera loperaia salut Bianca e Maria e cogli occhi rossi di pianto, entr a riprendere il lavoro giornaliero.
Maria mormor nellentrare in casa:
 Mi fa tanto compassione la povera Rossa! tanto! tanto!... Ma sai, Bianca?... Il signor Piero non sar ferito e torner sano e salvo come prima!... Io prego sempre il Signore per lui! sempre! il mattino, la sera e in Chiesa, alla Messa!... Torner! oh torner!
Si sarebbe detto che la cara bambina, indovinasse nellanima della cugina, i dubbi angosciosi incrudeliti dal pietoso caso della Rossa e il doloroso presentimento che le avvolgeva il cuore come in una fascia di nebbia soffocante.
 Nulla di nuovo?  chiese alla zia, che agucchiava seduta al tavolino da lavoro presso la finestra che lasciava libero accesso alla limpida luce ed agli acuti profumi.
 Nulla di nuovo? Nessun telegramma?
 Niente!  fece la signora senza levare gli occhi dal lavoro. Li lev un momento e smesse di agucchiare per baciare Maria; poi continu a cucire silenziosa.
Bianca raccont dellincontro della Rossa e della passeggiata. E si impietos dicendo del dolore della povera ragazza.
 Oh! aver lontane le persone che si amano!  sospir la signora.
La nipote cap che in quel momento la povera donna aveva il cuore pieno di suo figlio lontano e del desiderio di riaverlo vicino. E in quei momenti ella era insensibile a qualunque angustia, a qualunque strazio, che non fossero i suoi propri.
 Pippo scrive che  ferito!  allospedale!  inform Maria.
 Povera ragazza!  esclam la signora con voce vuota dogni interessamento.
Bianca prese la bambina per mano e and su nella sua cameretta, ove aveva labitudine di dare lezioni alla cuginetta.
La zia, nei momenti in cui non aveva cuore e pensieri che per il figlio lontano, era meglio lasciarla sola a ricordare, desiderare e sperare. La povera donna piombava cos spesso in quellegoistico stato danima, che per la fanciulla non poteva essere n una sorpresa n una mortificazione. La lasciava sola, si rifugiava su nella sua cameretta con la piccola cugina, quando anche lei non usciva allaperto.
La giornata caldissima imped di andar fuori per la solita passeggiata del pomeriggio. Non si respirava; dalle montagne non veniva un alito daria e il lago che si intravedeva a distanza, appena increspato, pareva mandasse scintille di fuoco. Nellafa, uomini e animali tacevano: e dalle case usciva una voce stanca e strascicata.
Maria, dopo la lezione, tornata gi nellangolo favorito del salottino, pass il tempo con la sua bambola.
Da che pi non aveva paura di essere disturbata e perseguitata, aveva radunate le sue coserelle care nello sguancio di una finestra; e l passava le ore e le ore occupata nelle svariate faccenduole di minuscola massaia e di previdente e attenta mammina.
La giornata fu lunga per Bianca, cui lincontro con la Rossa aveva messo il turbamento in petto.
Si sent contenta quando, calata la notte, pot ritirarsi in camera e stare sola dopo di aver messo a letto la cuginetta.
Indoss la vestaglia, sciolse i capelli e sedette sul balconcino, lieta della solitudine e del silenzio.
Il cielo, senza una nuvola, era punteggiato di stelle che rischiaravano la terra del loro debole bagliore. La casa, la cartiera e il paese, dormivano. Dormivano gli uomini e gli animali. Solo le notturne bestiole e le cose mandavano allaria buia le loro voci, e i loro indistinti fruscii.
Guardando il cielo fittamente stellato, Bianca pens, che in quel momento, forse, due altri occhi si fissavano su in alto e l si incontravano coi suoi e di l pioveva in due cuori avvinti da forte e dolcissimo affetto, lo stesso conforto e la stessa speranza.
Uno slancio di fede innalz tutta lanima della fanciulla verso lalta idea della somma potenza e la sublime bont; si abbandon al sentimento di fiducia, sorrise alla speranza, stese la mano al vasetto di ciclamino, lo lev di terra, se lo appress alle labbra, lo baci, ne stacc una foglia, che si pose in seno.
E stette per ore ed ore, accarezzata dalla frescura, ascoltando i misteriosi suoni della notte, pregando tacitamente con lo sguardo vagante sulle vette, sui fianchi dei monti, dentro le cupe vallate, sulla pianura, il torrente scrosciante, i vagabondi mirenti facherelli delle siepi, i rapidi voli degli uccelli delle tenebre. Verso lalba, si svest, pose la foglia di ciclamino sotto il guanciale e si coric, non dolente, non temendo; pensando e sperando, tutta in s raccolta, come se il tempo si fosse arrestato e con esso tutti i moti delle cose tranne il suo anelito.
Si assop. Sogn cose strane; un caos di figure che si agitavano nellaria, cui ella si mescolava volando, trepida per lorrore dellaltezza tenebrosa. Credette a un tratto piombar gi e si svegli. Ritornatale la coscienza, mise la mano alla foglia del ciclamino, la trasse di sotto il guanciale, la baci, mentre sent punte di inquietudine non avvertite prima del breve sonno; sent presentimenti angosciosi, insopportabili. Accese la luce, e tiratasi a sedere sul letto, aperse il libro che teneva sul tavolino e prese a leggere.
Ma gli occhi soli seguivano la lettura. La mente volava lontana, lontana, in paese straniero, barbaro; in una terra coperta di tumuli, segnata da rozze croci ove fra la giovent italiana, ardimentosa e eroica, si aggiravano ombre sinistre, le truci figure di gente di unaltra razza, di diversa fede, di sentimenti loschi e crudeli. Fra le svelte ardite figure di tanti giovani in divisa militare, ella posava lo sguardo sopra quella dellamico, della persona che pi di tutte amava sulla terra; lingegnere Piero. Poi, in un padiglione isolato, ove i feriti soffrivano, vedeva il povero Pippo della Scogliera, pallido, con gli occhi chiusi, il petto ansante. Le pareva di sentire nellaria il fragore dei cannoni, lo scoppiettare dei fucili e grida e gemiti.
Leggeva e leggeva; voltava le pagine; e il suo sentimento e il suo cuore erano lontani; e nulla comprendeva del libro bello e commovente, ma si commuoveva allaspetto della scena che la fantasia le andava spiegando davanti.
A un punto le parve di veder cadere colpito al petto, il suo amico; ecco; giaceva supino sopra la sabbia ardente, la bella testa abbandonata, il fucile a terra nella mano inerte. Le si accelerarono i battiti del cuore; credette a un caso di telepatia, lasci cadere il libro, balz dal letto terrorizzata.
 No! no! no!  preg con uno slancio doloroso, supplicando perch la straziante visione le fosse tolta dagli occhi.  No! no! no!
Si vest in fretta. Non voleva pi restare a letto; non voleva dormire. Aveva paura dei sogni adesso; aveva paura delle manifestazioni telepatiche. Guard lorologio; erano le quattro. Laria non era ancora del tutto stenebrata ma si andava incontro al mattino e presto la campana della Chiesa avrebbe suonato per la prima messa.
 Voglio uscire!  disse la povera fanciulla  Mi incontrer con le donnicciuole che gi devono avviarsi verso la Chiesa; vi entrer con esse, pregher; la pace mi rientrer in cuore!
Spense la luce; usc di camera, adagio, in punta di piedi. Attravers il corridoio, tremando di far scricchiolare limpiantito di legno ed essere udita da Maria o dalla zia, che non si dovevano svegliare, che avrebbero voluto sapere il perch di quella sua levata a quellora, che lavrebbero interrogata.
Giunta sulla scala si sent pi tranquilla. Discese, aperse pian piano luscio di cucina che dava nel cortiletto rustico; lattravers, pass il cancelletto di legno; si trov davanti la roggia profonda, presso le robinie verdi-chiare che vi sporgevano sopra. Stette un momento a guardare distrattamente lacqua corrente; una cutrettola scese, saltell sul pendio erboso, tuff la testina nellacqua, sculettando.
Gli uccelletti destati dalla prima luce, volavano inseguendosi, trillando il loro inno al giorno nascente. Le vacche e le pecore muggivano e belavano dalle stalle e dagli ovili; i galli cantavano ricambiandosi il saluto mattinale. Le campane diffusero per lo spazio il loro fesso toccheggiare.
Turbata dalla visione avuta, Bianca fissava la roggia con un senso di desiderio, come se qualche cosa linvitasse a un atto di liberazione violenta.
Si scosse dal torpore che labbandonava in bala del sinistro desiderio e si avvi alla volta della chiesa.
Allo svolto del viottolo, si incontr faccia a faccia con la Rossa, tutta pallida, con gli occhi cerchiati e umidi. Anche lei poveretta, aveva dovuto passare una notte insonne, dolorosa e spaventevole; forse era stata lei pure, vittima di un fenomeno di telepatia.
Senza nulla dire, per impulso di muta simpatia, la signorina infil il suo braccio in quello delloperaia, e cos avvicinate da un comune presentimento, da uno stesso dolore, fecero insieme la via fino alla chiesa.
...
.
... 
Roberto aveva scritto in risposta alla lettera di Bianca e alle poche righe della sorellina.
Aveva scritto a sua madre annunciandole il suo prossimo arrivo. Era gi in viaggio. Tornava solo, perch Romeo era rimasto a perfezionarsi in musica, sotto la protezione del professore che si era interessato di lui. Gli era dispiaciuto di lasciare il bravo giovanotto che aveva esercitato sullanimo suo una sana influenza. Ma il desiderio di tornare a casa, laveva subito vinta sul sentimento di amicizia e di gratitudine; ed ora non aveva altro in cuore che limpazienza di far presto, presto, presto!... Gli pareva che la nave stentasse a progredire; che il macchinista facesse apposta a economizzare il carbone; che il capitano si piacesse di trovarsi fra acqua e cielo!... Il mare era tranquillo come uno specchio; una calma nauseante!... E si pareva sempre a quello stesso punto; cielo e acqua, acqua e cielo!... una vera disperazione!... Egli scriveva dal ponte; nessuna oscillazione che gli impedisse di tirar via a scrivere, era come se fosse stato a casa, nella sua camera, davanti al tavolino!
La lettera era lunga, Bianca, cui la zia laveva data a leggere, la scorse tutta, fino ai saluti.
 Torna!  pensava mentre leggeva.  Torna! pare che i suoi sentimenti siano cambiati e i suoi propositi sono buoni. Ma il cambiamento sar sincero?... dureranno i buoni propositi?
La zia era raggiante. Faceva mettere in ordine la camera del figlio; gli preparava biancheria e vestiti; che non gli mancasse nulla; che trovasse la casa e tutti, pronti a riceverlo; che fosse subito persuaso che nessuno gli serbava rancore; che ogni cuore era pieno di tenerezza e dindulgenza per lui. La povera donna, pi non pensava alla causa della partenza del figlio; e se vi pensava era per rammaricarsene come di una crudele necessit inflitta a lui ed a lei. E nellattesa, dimenticava tutto e tutti.
Maria gi sentiva allontanarsi da lei il cuore materno, che le si era avvicinato, svegliato dalla piet, durante lassenza del fratello. E guardava Bianca con gli occhioni espressivi e supplici come a dire:
 Voglimi bene! non ho che te!
Lannuncio del ritorno di Roberto laveva lasciata, in apparenza, indifferente. Ma Bianca, capiva e sentiva, che malgrado il perdono e linvito a tornare, la piccina, in fondo in fondo, aveva paura. Forse rimpiangeva i giorni di sicura tranquillit, che, secondo le sue apprensioni sarebbero presto finiti; forse anche era tormentata da una punta di gelosia, ora che la madre laveva abituata a un po di tenerezza. Fatto , che pi che mai stava vicina a Bianca con palese bisogno di affetto e di protezione.
La mattinata era stata burrascosa. Ora per non pioveva pi; e blandi chiarori di sole, mal nascosto nelle nuvole giallognole, ravvivavano il giardino e lucevano sul tetto dardesia della casa e sullumida gradinata del salotto.
La zia era occupata su, nella camera del figlio; Bianca, al tavolino da lavoro, ricamava tutta assorta nel suo mondo interiore agitato da ansie che si andavano incrudelendo di mano in mano che i giorni passavano senza una notizia, senza una parola dellingegnere. Di l, ogni tanto levava gli occhi per seguire la piccola cugina, affannosamente e silenziosamente intenta a smobigliare la casetta della bambola composta nello sguancio della finestra. Gi aveva riempito una cestella dei mobilucci eleganti; lettino, cassettone, armadio a specchiera, divano, poltroncine, tavolino, sedie, tutta la minuscola casa andava disfacendosi e si scomponeva pezzo a pezzo. Il cestello, pieno, gi era stato portato fuori del salotto ed era tornato vuoto per essere di nuovo riempito.
Bianca, incuriosita, lasciava che la bambina facesse senza interromperla.
Lo sguancio della finestra era ormai sgombro. La piccina usciva ora con le ultime coserelle nel cesto e la bambola in braccio. Din su luscio si rivolse a guardare langolo ospitale come a salutarlo; poi se ne and senza una parola a Bianca di cui aveva labitudine di rispettare il raccoglimento silenzioso.
Ma Bianca, incuriosita, volle vedere. E segu la bambina a distanza, per non essere scorta.
La vide che dalla cameretta dangolo usciva nel ballatoio che metteva in comunicazione la casa con la cartiera; dal ballatoio la vide entrare nello stretto portico della parte della cartiera ove si aprivano le camerette dei capi operai, e di l, per stanzette di sgombro e angusti anditi, scendere nel bugigattolo gi a lei fatto visitare dallingegnere, nei primi giorni della sua venuta in casa della zia.
Nel bugigattolo, ben scopato e pulito, erano alla rinfusa, per terra, i mobili da bambola tolti dal salotto. E Maria li stava mettendo in ordine; la camera da letto era ormai gi quasi pronta; vi mancava qualche piccola cosa intorno a cui la piccina era occupata.
Ma al frusco dei passi di Bianca, si rivolse con un sussulto e arross tutta interrompendo loccupazione.
 Che fai?  le chiese Bianca, a un tratto illuminata dalla verit.
Maria chin il capo senza rispondere. Solo il rossore si fece pi intenso sul volto gentile e la piccola persona espresse limbarazzo.
 Perch hai tolti i tuoi balocchi dal loro posto nel salotto e li hai portati qui?
 Qui cerano anche prima!  mormor la bambina scusandosi.
 Ma li avevi portati in casa! e l, sotto la finestra stavano bene!
La piccina, a capo chino, gingillava con la catenella che le pendeva dal collo. E non rispondeva.
Bianca non insistette per sapere. Cominciava a capire e non voleva, con inutile curiosit, turbare certi sentimenti che il passato aveva scolpiti in quellanimuccia sensibile, e che il presente non giustificava.
 Lascia che ti aiuti!  si offerse, mettendosi subito allopera.  Io mobiglier il salottino; tu preparerai la cucina. Cos! cos!
Maria toglieva i minuti oggetti dal cestello e li rizzava al posto designato, senza parlare, senza ringraziare la cugina, che pareva tutta intenta nelloccupazione.
N luna n laltra parlava. Qualche cosa rompeva in quel momento il filo di confidenza che legava lanima di Maria a quella di Bianca. Un sentimento segreto divideva in quel momento le due cugine. Ma questo sentimento Bianca lo indovinava e la piccina stentava a custodirlo.
 Quando arriver Roberto?  chiese a un tratto, non smettendo di ordinare la cucinetta.
 Ah!  fece Bianca facendo mostra di comprendere solo allora.
La piccina la guard arrossendo di nuovo.
 Non avevi perdonato?... non glielhai scritto tu che tornasse?
Maria lasci cadere il piccolo tagliere che teneva in mano e si fece davanti alla cugina mettendosi lindice fra le labbra, come soleva nei momenti di imbarazzante perplessit.
 Gli hai perdonato; e se ritorna  perch glielo hai permesso tu!  insistette Bianca accarezzando i capelli della piccina.
 E... ...  usc a dire questa  ... che penso al gattino che egli ha buttato nel torrente!  e diede in un pianto dirotto.  Ho paura!... ho paura!  singhiozz.
Ce ne volle per chetarla. La poverina aveva perdonato e perdonava; ma il sentimento del perdono non le cancellava dal cuore il ricordo; e il ricordo risvegliava il senso della paura, che la induceva a nascondere le sue coserelle care, come se le difendesse dun pericolo.
Bianca se la trasse vicina. La sua paura era ingiustificata, povera cara!... Roberto ritornava mutato; ella lo credeva per fermo.
E poi, non cera lei, la sua Bianca, la sua amica, la sua sorella grande?... Ella sarebbe stata sempre sullattenti; e Roberto non avrebbe mai osato... Via; non piangesse pi; scacciasse il sentimento di paura; facesse sorgere invece, nella sua animuccia generosa, la dimenticanza e la fiducia al posto del timore.
 Che direbbe il signor Piero se ti vedesse e indovinasse lo stato del tuo animo?  fin per chiedere Bianca.
La domanda ottenne leffetto desiderato. Maria si stacc dalla cugina, si asciug gli occhi e sorrise:
 Il signor Piero  rispose  mi darebbe della sciocchina e mi farebbe fare un volo alto fino al soffitto!
Sorrise anche Bianca, ma mestamente. E insieme con la cuginetta torn al lavoro dellammobigliamento della casetta. Poich la piccina aveva trasportato l ogni cosa, che la casetta della bambola fosse ricostruita in quella minuscola stanzetta, che aveva una finestrina in alto donde entrava la luce insieme con lo scroscio del torrente scorrente a un lato della cartiera e precipitante nel lago a distanza.
La cucina, il salotto, la camera da letto e lo stanzino con il bagno, sono in ordine. La bella e grande bambola, gi seduta sul divano, con i piedi poggiati sul predellino, tiene gli occhi sbarrati e fissi davanti a s con un largo incurabile sorriso di compiacenza.
Maria si fa sulla soglia per godere delleffetto dellordinata ed elegante casetta e sorride lei pure. Bianca le d la mano e tutte due escono e rifanno la via interna che dalla cartiera conduce alla annessa villetta.
Ma sul ballatoio scoperto, alla veduta dellacqua corrente vorticosa e delle ardite montagne dellopposta sponda, Bianca sosta a guardare. Unaltra volta aveva ammirato la scena bellissima che di l si dominava, insieme con lingegnere Piero, che possedeva un delicato senso della bellezza dei monti, degli alberi, delle acque, del tutto insieme che rappresenta il grandioso e il solenne, anche nelle piccole minute cose. Ella ricordava con desiderio dolente. Era una mattina lievemente fosca. Avevano guardato insieme il velo disceso sullo smeraldo dei pascoli, alti, sul monte di facciata; avevano seguito cogli occhi lo sciogliersi nel chiarore diffuso del sole nascosto dalle ombre degli alberi, il nebbione che fumava dalle valli, e che lento si riversava per le vette selvose, fasciava le pendici nereggianti, smorzava i suoni dei campani sparsi. Insieme avevano ascoltato con religioso raccoglimento, la musica delle cose. Le loro anime si erano incontrate nella bellezza; e uno stesso palpito le aveva per sempre avvicinate e avvinghiate.
 Ed ora?  pens a mezza voce la fanciulla.
Si accorse in quel punto che Maria laveva preceduta. Non era pi l. Ellera sola con il suo dolce ricordo; sola con langustia che le lacerava il cuore e le riempiva il cervello di immagini pietose e paurose.
Lingegnere Piero non aveva ancora scritto; ancora non sera fatto vivo, neppure un telegramma era venuto da lui. E si sapeva che, subito dopo il suo arrivo a Tripoli, aveva avuto luogo una battaglia sanguinosa.
Il capo tecnico, che ora faceva le veci dellingegnere e che era diventato amico di casa, si sforzava di non tradire la sua preoccupazione e il suo timore. Ma preoccupazione e timore gli si leggevano sul volto sincero, non abituato a nascondere le impressioni dellanima. E la poveretta soffriva acerbamente; passava le notti insonni; aveva momenti di vera e muta disperazione.
 E se egli giacesse ferito come Pippo della scogliera?... Se fosse morto?  pensava.
E allora il tremito le entrava in cuore e i brividi la scuotevano tutta.
Ma non era possibile che fosse morto. Il suo spirito sciolto dalla materia, sarebbe volato a lei ad annunciarle il dolore del distacco; ella avrebbe sofferto uno strazio non ancora provato; qualche cosa di orribile!
Salut con un lungo sguardo dolorosamente carezzevole lo spettacolo che le stava dinanzi e del quale si era compiaciuta con lui. Poi lasci il ballatoio; scese.
Il capo tecnico entrava in quel punto con un giornale spiegato in mano. Ella si ferm di stianto davanti al giovine, e lo fiss con gli occhi spauriti e il volto di subito impallidito.
 Cattive notizie?  chiese in un soffio.
 Descrizioni impressionanti della battaglia!  rispose il tecnico.  Molti feriti, alcuni morti! ma non vi sono nomi; non si sa nulla!
 Bisogna telegrafare!  sugger Bianca.
Il giovine gi aveva telegrafato ed aspettava la risposta.
Vedendo la signorina tremante e smorta da far piet, linvit ad uscire con lui. Una passeggiata allaperto le avrebbe fatto bene. Non doveva sgomentarsi cos poich non si sapeva nulla. Se ci fosse stato qualche cosa di positivo e di doloroso, ella non lavrebbe veduto cos tranquillo; ella sapeva bene che anche lui voleva bene allingegnere, che gli era amico sincero, che a lui lo legava una sentita riconoscenza!
La signorina doveva star cheta; pensava lui a cercare notizie di l gi; e le avrebbe comunicate non appena ricevute. Intanto egli la pregava di recare il giornale alla signora.
Il giovane salut e torn alla cartiera.
Bianca entr nel salotto, ove la zia agucchiava come il solito e Maria imparava dalla mamma a calzettare. Consegn il giornale e sedette lei pure davanti al cesto della biancheria di bucato.
E lavorando si conversava. La zia, metodica, non leggeva il giornale che la sera, dopo desinare. L per l non dava che una rapida occhiata ai telegrammi.
Argomento della conversazione fu subito Roberto; il caro assente in viaggio per il ritorno. Quanti giorni avrebbe dovuto pazientare ancora la povera mamma prima di riabbracciare il figlio?... Ella aspettava di sapere larrivo della nave a Genova per andare l ad incontrarlo. Il povero figliolo, al suo ritorno in Italia, doveva pure essere subito salutato da una persona del cuore; da una madre! ed ella non sarebbe certo mancata allincontro.
 A casa poi gli si far festa!  esclam con accento supplice guardando Bianca.
 E tu  soggiunse rivolgendosi a Maria  tu lo accoglierai da buona sorellina, non c dubbio!
La piccina lev gli occhi dalla calza e arrossendo per linterna lotta che doveva sostenere ogni volta si parlava del fratello, rispose debolmente:
 S, mamma!
Questa lesse in cuore della figliuoletta e le lanci unocchiata carica di muto rimprovero, che impression Bianca.
 La povera donna non pensa che al figlio!  pens.  Forse non riuscir mai a guarire dalla fatale predilezione!
E si sent rafforzare in cuore laffetto per la povera piccina che la madre inconsciamente sacrificava al figliolo.
 Sar io la sua mamma!  promise a s stessa come gi aveva promesso altre volte.
...
.
... 
La notizia della morte di Pippo, il fidanzato della Rossa, era stata comunicata al sindaco del paese insieme a quella di altre vittime della guerra. Il paese aveva sacrificato sei giovani e utili vite, alla patria. Cerano stati uffici funebri, esposizioni di bandiere in lutto, meste e sincere dimostrazioni pubbliche, distribuzione di sussidi alle famiglie dei superstiti.
Pippo era morto. Mortalmente ferito aveva dovuto soccombere. La lettera scritta dal compagno del poveretto, era davvero stata una lettera di addio, come aveva pensato e sentito la disgraziata Rossa, che non poteva darsi pace e trascinava il cupo dolore con propositi disperati in cuore.
Attratta da misteriosa simpatia, nella quale forse entrava in gran parte il dubbio doloroso di una stessa sorte, di un medesimo strazio, Bianca si trovava spesso con la desolata fanciulla; landava a cercare alla cartiera, la vedeva nel casolare dei pioppi, a poca distanza dal torrente, a lei si accompagnava spesso quando spinta da mistico, imperioso desiderio, la disgraziata giovane, si recava al Cimitero del paese, ove erano sepolti i genitori suoi e quelli del poveretto morto in terra straniera.
Quel giorno, subito dopo desinare, Bianca vide la Rossa che, alla chiusura della cartiera, camminava per la volta del paese; la chiam perch laspettasse e and con lei.
Si misero nel sentiero serpeggiante fra pratelli e campi che conduceva al paese di riva il lago, e camminarono insieme in silenzio.
Arrivarono presto al piccolo santo recinto, sopra uno spiazzo prospicente il lago, fra viti, ulivi e allori.
Quivi ove giacevano le spoglie di tanti spiriti ascesi alla vita, la povera Rossa trovava lunico lieve conforto al suo grande dolore. Singinocchiava presso il cancelletto chiuso a quellora, e con le mani intrecciate nella inferriata, pregava tacitamente e intensamente, lasciando liberamente docciare le lagrime e singhiozzando fino ad averne il petto rotto.
Bianca, quella sera come sempre, le si inginocchi vicino e si raccolse in muta invocazione a Dio, al suo povero padre, alla mamma. Che avessero compassione di lei; che proteggessero il giovine che amava e che lamava; che egli fosse risparmiato; che tornasse a lei; che la causa del suo inspiegabile silenzio non fosse quella che ella, che tutti temevano!
 Dio! Dio!  pregava.  Risparmiate allorfana il nuovo, tremendo strazio!
 Dio! Dio!  mormorava la Rossa, in uno spasimo.  Dio! chiamate anche me con lui!... vedete bene che cos non posso vivere! sapete bene che io non ho pi nessuno! nessuno! nessuno!
Bianca si alz e fece levare la compagna. La notte cadeva inquieta. Si era levato il vento. Spesse raffiche, alternate a lunghi silenzi, rombavano sul lago e per le rive, fischiavano fra i salici e le robinie chini sullonde, suonavano fra le sottili aste nere dei cipressi, raccolti in densa macchia dietro il Cimitero e allineati lungo il muricciolo di cinta.
Dopo un lungo sguardo di saluto alla terra dei morti, le due fanciulle ripresero la via di ritorno a casa.
La luna nascosta da un drappo latteo di nuvole tese fra gli arditi profili delle vette rocciose e selvagge, ogni tanto mostrava la sua velata immagine, imbiancando con il suo chiarore i fiori degli oleandri, i fogliami, le rose, la ghiaia dei sentieruoli del Cimitero, il vecchio, rustico campanile, alto sopra la Chiesa, signoreggiante il paese.
Era una notte inquieta nel cielo e tragica per il sentimento di Bianca. La povera fanciulla tornava dal cimitero con lanima sgomenta. Il pio luogo le aveva messo dentro un presentimento doloroso. L, forse, avrebbe dovuto tornare chiamata da un lutto suo, da una disperazione, dal bisogno di un conforto per s stessa. Camminava a fianco della Rossa accasciata, come sotto un grave peso e oscurata nellanima, che si accordava con le cose quando esse rumoreggiavano pi forte nel vento. Come la luna, che ora si celava ed ora traspariva, il silenzio delle due fanciulle, pari nel tumulto interno, era interrotto di quando in quando da sospiri ed esclamazioni, agitato da repentini soffi spioventi dallalto e illuminato da qualche cosa di misterioso e di nascosto, che ora traspariva ed ora si ritraeva.
Giunsero davanti alla cartiera; uno stormire fischiante corse per le coste, uno strepito per il giardino, la luna da un poco nascosta dalle nuvole, usc curiosa, irradiando ogni cosa.
Nel pensiero di Bianca affinato dal presentimento doloroso e da quello disposto alle intime comunioni con Dio, la natura, il dramma del vento, della luna, delle cose tutte, il dramma dellanima sua e della compagna, si confondevano, si compenetravano, si agitavano, si commovevano, si ribellavano in un solo sconvolgimento.
Allentrata della casa le due fanciulle si salutarono. La Rossa tir via per il suo cammino, Bianca entr.
Il capo tecnico era l, seduto alla tavola presso la zia. Maria al suo apparire, balz dalla sedia e le corse incontro festosa. Ah! finalmente era tornata! Era andata al paese, vero? Ella laveva veduta dalla finestra camminare colla Rossa alla volta del lago.
Bianca baci la bambina, salut il tecnico e la zia.
S; era difatti andata verso il paese, ma non nel paese. Aveva accompagnato al Cimitero la povera Rossa, che non sapeva darsi pace, che faceva pena e un poco anche paura. In quella povera anima doveva agitarsi una lotta fra la ragione e la disperazione.
La zia interrogava; voleva sapere il perch dellapprensione della nipote. Aveva la povera ragazza detto qualche cosa? si era lasciata sfuggire il desiderio riprovevole? aveva tradito la smania colpevole, in urto colla religione e, per certo, con il volere di Dio?
 Finalmente si tratta solo del fidanzato!  soggiunse.  Se si trattasse di un figlio!  mormor con un brivido.  E che cosa dovrebbe fare allora la povera Menica del ciabattino, che ha perduto il figlio? che glielo hanno forse assassinato, poich fu trovato lontano dal campo di battaglia, coperto di ferite e in un bagno di sangue?
Alle macabre parole, Bianca trasal e il capo tecnico la guard con mesta simpatia. Quando non si trattava di suo figlio quella signora era spesso crudele; forse lo era inconsciamente; ma ci non toglieva che altri potessero impressionarsi alle sue parole.
Ci fu un momento di silenzio; Bianca aveva risposto allo sguardo del giovane con un guizzo di ringraziamento negli occhi che le si velavano, e Maria susurr:
 Io penso al signor Piero!
Una leggiera carezza sui capelli compens la fanciulletta dellopportuna esclamazione manifestante lansia timorosa per lassente.
 La Rossa  usc a dire la zia sempre al suo pensiero,  la Rossa  sempre stata una creatura singolare, profonda e chiusa; io non mi meraviglierei che il dolore per la perdita del fidanzato, non la facesse impazzire.
 Qualche volta gli affetti intensi sconvolgono la ragione!  fece il tecnico.
 Io spero che la povera Rossa non commetter degli spropositi!  disse Bianca.  Ella crede in Dio!
Una ventata pi forte delle altre fece tremare i vetri del salotto; il tempo infieriva. Bianca si fece alla vetrata per vedere. La luna, che intimorita da quella minaccia di rivoluzione in cielo, si era nascosta dietro i nuvoloni neri; nellaria tenebrosa cominciarono a guizzare i lampi e il tuono brontol in distanza.
La zia parve inquieta; si agit sulla sedia, smesse di lavorare, stette un momento senza parlare, con le mani sulle ginocchia e il pensiero assente.
Un lampo serpeggi per la stanza come una biscia incollerita, e subito lo segu un tuono rumoreggiante e minaccioso che pareva annunciasse distruzione.
La zia si chiuse gli occhi con le mani e gemette:
 Ah, il mio povero figliolo che si trova in alto mare!
Maria, spaurita, si rifugi presso Bianca e questa volle consolare la povera donna. Non doveva aver paura. Il temporale era certo scoppiato l, da quelle parti; per certo il mare era tranquillo e Roberto a quellora doveva sedere a tavola tranquillamente.
 E poi! ormai il viaggio deve essere alla fine!  fece il giovine tecnico. Scommetto che forse domani egli tocca terra!
La zia si alz di scatto. Se davvero il bastimento toccava terra, ella doveva partire subito il domani mattina; non voleva che il suo povero figliolo non incontrasse nessuno al suo sbarco!
 Potrebbe credere che non lo si aspetta, povero, caro figliolo!  esclam.
Ragun in fretta le cose sue e dopo aver salutato il tecnico e Bianca e dato un bacio alla piccina, usc dal salotto, impaziente di ritirarsi in camera per raccogliersi nei preparativi della partenza.
Di fuori il tempo imperversava. Le ventate si facevano sempre pi violente; era un sibilare pauroso, una musica indiavolata, unorchestra infernale.
 La mamma vuol andare incontro a Roberto!  fece Maria.
 Povera signora! non sar tranquilla se non quando il suo figliuolo sar tornato!  osserv il giovane tecnico.
 E... e... non mi tormenter proprio pi?  chiese la piccina stringendosi a Bianca, che le fece cuore ed anche la rimprover un poco.
Perch si ostinava a temere il fratello? non lavevano assicurata che non era pi quello di prima? che era diventato buono? ella gli aveva perdonato, non si ricordava? Non gli aveva forse perdonato sinceramente?
S! Maria aveva perdonato sinceramente a suo fratello; ma in fondo al cuore sentiva una grande paura. Oh, una grande paura! Ricordava suo povero gattino, i maltrattamenti e... e... quel giorno della disgrazia!
La bambina, ora che il fratello stava per tornare, si sentiva svegliar dentro i ricordi e tremava allidea di trovarsi con lui, di vivergli vicina, di essere di nuovo messa in un canto dalla madre, infatuata del figlio.
Bianca calm la bambina con le parole persuasive ed anche con qualche rimprovero; e per distogliere il suo pensiero dalla fantastica paura, si alz e and a mettersi al piano.
 Non la disturbo?  chiese al tecnico, che si era immerso nella lettura.
Il giovine lev gli occhi dal giornale e protest; disturbarlo? disturbarlo con la musica che egli adorava, che capiva e che lo commoveva sempre!... Ma egli lavrebbe anzi pregata di mettersi al piano se non lavesse trattenuto il timore di essere ardito!...
Bianca attacc un capriccio musicale dolcissimo, con tocchi delicati e uninterpretazione arbitrale, piena di fascino.
Di fuori il tempo infieriva sempre pi; il fischiare del vento e il lontano cupo rumoreggiare del tuono, erano uno strano accompagnamento alla musica del piano; si sarebbe detto che la voce della preghiera, dellaspirazione allalto misterioso, al Divino, si elevasse di l, fra il tumulto iroso, quasi implorazione, quasi supplica al ritorno della pace e del sereno. Le dolci e spesso bizzarre note, espressione di unanima angosciata e, in quel momento fidente in unignota sentita potenza, dicevano tutto uno sconnesso arruffo di sentimenti, ora accarezzati da speranza, ora tetri e tormentosi.
Uno scroscio pauroso di tuono scaricante lelettricit dellaria frustata da misteriosa ira tremenda, fece levare le mani di Bianca dalla tastiera e balzare Maria dalla poltroncina dove si era seduta presso la cugina.
Il tecnico guard dai vetri della finestra. Una fiamma ardeva in un punto della montagna di fronte; il fulmine doveva essere caduto l su qualche pianta.
Bianca e Maria si fecero pure alla finestra a vedere.
La piccina, spaurita, si aggrapp alla cugina, che chiuse il piano con uninesplicabile senso di sgomento in cuore. Quel fulmine, caduto sopra una pianta per certo robusta e rigogliosa, port il suo pensiero allassente, al giovine ingegnere, al soldato esposto al pericolo di altri fulmini non meno terribili e mortali. Ed ebbe la visione gi avuta dellamico colpito, caduto e morente.
Non disse nulla; salut il giovine tecnico che si congedava e si ritir su in camera seguita dalla piccina.
Lo scroscio del fulmine fu lultimo sfogo della collera misteriosa del cielo. Diminuirono i tuoni; diminu il guizzare dei lampi. Maria, posta a letto, si assop subito e Bianca rimase sola, al tu per tu con il suo mondo interiore.
La povera fanciulla non aveva sensi che per il suo proprio interno; forse le emozioni le avevano svegliata la febbre; e la febbre ora si acuiva nella solitudine. Si sentiva tutta dolorosamente penetrata del caro lontano, della cui sorte il cuore le parlava con linguaggio angoscioso. Lassente la penetrava in ogni fibra; e ogni fibra le era dolore, dolcezza, spasimo di confondersi senza fine e per sempre con lui.
Ricordava i mesi di convivenza, i momenti di contatto in uno sguardo, di comunicazioni indirette, involontarie e rapide di anima e di simpatia istintiva; ricordava le parole, le strette di mano, le promesse espresse in uno sguardo, scambiate con un sorriso.
Aperse la finestra; il cielo sempre scuro durava in unimmobilit minacciosa. Gi sul fianco del monte dirimpetto, la fiamma si innalzava a ricordare lagonia duna vita che si andava spegnendo.
La scena era tenebrosa e poetica, ma Bianca sentiva la febbre e non la poesia; sentiva la febbre dellabbandono di tutta se stessa in lui, in lui, lontano e avvolto nel mistero, ma radiante le onde oscure dellamore e cinto di oscurit e di tormentose dubbiezze.
Un lontano lungo rombo di tuono riemp le ombre del giardino e si confuse con lo scroscio del torrente. A Bianca parve quella la voce formidabile di un dio, che dal nero drappo di un folto tendone uscisse a ricordare ai mortali la loro impotenza, la loro meschina vanit.
La fanciulla non aveva sonno, il letto non la invitava; ne aveva anzi quasi uno sgomento come di un luogo propizio alle visioni dolorose. Aperse il balconcino e vi si appoggi gustando il piacere di sentirsi spruzzare in volto la pioggerella che si era fatta minuta e continua. Di l, ella ascolt senza volerlo, in uno stato di incoscienza, i fremiti delle fronde e il gorgogliare delle acque nel basso, con gli occhi fissi al continuo lampeggiare silenzioso sulle vette scure.
La fiamma nel punto della montagna di facciata dove era caduto il fulmine, ardeva ancora, ardeva sempre. Bianca confront unaltra volta la pianta colpita in piena vitalit a unaltra vita forse pure colpita, forse languente negli ultimi spasimi. La riprese il doloroso senso di angoscia e di terrore; chiuse la finestra, accese la luce, si inginocchi davanti al quadro rappresentante un bellissimo Cristo.
Dagli occhi mesti del Cristo veniva una luce di tanta piet, di cos profonda tenerezza, che la fanciulla si sent attratta a lui da un senso di abbandono e di fiducia.
 Perch piangi? perch ti affanni?  pareva le dicesse limmagine dolce.  Perch ti addolori?... Perch ti crucci per gli affetti terreni e non li nobiliti e santifichi nel pensiero e nellamore di Dio? Tu rifuggi dal dolore come da uningiustizia; ma nel dolore vi  Ges, il fratello del cielo, che stende la mano a chi soffre e con lui piange e lo consola... Nel dolore  Ges!... Gli affetti terreni si nobilitano e santificano nel pensiero di Dio!
Le parole confortanti che Ges mormorava nellaria con il suo dolcissimo sguardo, scendevano come una carezza nel cuore di Bianca che si sent portare il sentimento su in alto da una potenza pietosa e nelle misteriose sfere ebbe la sensazione di incontrarsi nellamore puro, nel pensiero santo di lui, lamico suo.
Sent che di lass le sarebbe venuta la forza della rassegnazione nel caso straziante di una sciagura, e susurrando preghiere si svest e si coric.
Sui tristi sogni che da un poco, turbavano e agitavano il suo riposo, si stese un velo candido e trasparente attraverso il quale le scene dolorose assumevano un aspetto di religiosa poesia.
Nel sonno, la fanciulla, quella notte, chiam il suo Piero con un dolce sorriso di invito a un amore sublime che si fondeva in un altro amore luminoso e santo.
Quando si svegli il mattino al sorgere del sole, fu meravigliata di non sentirsi spaurita davanti ad un ignoto tormentoso.
Istintivamente lev gli occhi al Cristo su cui batteva un raggio di sole affievolito dal tendone abbassato e, quasi inconsciamente, preg:
 Qualunque triste notizia mi aspetti, datemi, o dolce Ges, la forza di sopportarla e di rassegnarmi al volere di Dio!
...
.
... 
 Cara!
 Rispondo subito al tuo telegramma. Il capo tecnico della cartiera  ben informato. Lingegner Piero  tornato. Lhanno rimandato da Tripoli insieme con molti altri ufficiali e soldati. Parecchi dei suoi compagni furono accolti allospedale militare; egli ottenne di essere trasportato a casa degli zii che gli hanno tenuto luogo di padre e madre. Ed  l, nella graziosa villetta fuori porta;  l, ferito, e, pur troppo, non leggermente.
 Mio fratello Edoardo, che  amico del dottor Loni, che tu conosci,  riuscito facilmente ad avere notizie esatte dellingegnere.
 E lo stesso dottor Carlo Loni che lo cura, e, come puoi figurarti, lo fa con vera, disinteressata amicizia. Edoardo va ogni giorno a chiedere notizie, che si mantengono stazionarie. Perdura la febbre e la ferita alla spalla non accenna finora a miglioramento.
Ma il suo stato non  per gravissimo. Il bravo dottor Loni spera di guarirlo, fidando nella giovinezza e nella sana e vigorosa costituzione del povero malato. Speriamo anche noi. Egli  curato con amore intelligente dallo zio e dalla zia, che gli vogliono bene come ad un figlio e il dottor Loni non lo lascia che per le sue necessit di professione. Non gli manca dunque nulla, proprio nulla, neppure la tenerezza. E tu, da questo lato, devi stare tranquilla.
Io ti scriver ogni giorno; non dubitare e ti dir la verit, te lo accerto. Ora fa il possibile di stare tranquilla, mia povera Bianca e... e... fida in Dio!
Ti bacio con la solita tenerezza di sorella. Coraggio!
La tua Sofia.
La povera fanciulla era finalmente riuscita ad aprire e leggere la lettera dopo di essersela girata e rigirata fra le mani con un tremito angoscioso, che le impediva i movimenti. Ora sapeva; al dubbio affannoso era successa la certezza; e quale certezza!
Oh, la interna voce che le annunciava la sventura, i sogni, le visioni, non erano dunque stati effetto di una fantasia eccitata come voleva il capo tecnico! Ella aveva previsto il vero! Il signor Piero, il suo Piero, era subito caduto al primo scontro, appena sbarcato nella terra della conquista. Per questo non si aveva avuto nessuna notizia di lui.
Povero, povero giovine! partito con cos generoso slancio e con la sicurezza di ritornare sano e salvo!... Ora giaceva ferito, febbricitante, forse incosciente! Povero, caro, generoso giovine! il suo Piero! il primo uomo che le aveva parlato il linguaggio dellamore e di cui ella aveva il cuore pieno!
La lettera le stava piegata in grembo; ella vi aveva messe su le mani incrociate, e con il capo supino, abbandonato contro il dossale della poltroncina, vagava con lo sguardo al di l della finestra, senza nulla vedere, con lanima assente e il pensiero vagabondo. Dunque era vero, proprio vero! lingegnere era tornato ferito dalla terra lontana ed ora giaceva malato, forse morente. Ora si spiegava il tumulto del suo mondo interiore, le visioni dolorose, i sogni paurosi. Ora si spiegava lo sguardo dolcissimo e mesto del Cristo del quadro, che la seguiva con melanconica tenerezza e le pioveva in cuore un senso di disperata rassegnazione.
 Oh, Ges!  esclam rompendo in lagrime.  Oh, dolce Ges!... fa chegli guarisca, che ritorni a me, che lo amo tanto, tanto, tanto!
Lev gli occhi velati di pianto alla soave immagine e le parve di sentire da quella uscire in un soffio parole di tenero conforto.
 S, poveretta! piangi! piangi! Piangi e rassegnati al volere del padre dei cieli, che sa Lui quello che fa, e fa sempre per bene dei figli suoi, anche quando li colpisce, anche quando infligge loro tormenti di ogni maniera! Piangi, piangi, poveretta! Io sono con te! sono con lui, che muore per la patria!
Muore?... La triste, spaventevole parola non poteva venire dalle labbra pietose di Ges!... Ges pietoso non poteva susurrare una simile tremenda cosa, una cosa cos crudele, in urto con la bont di Dio!... Essa veniva dal suo stesso interno; veniva dal falso presentimento che le agitava il cuore. E al triste presentimento ella non doveva credere! credere ai presentimenti  darsi in braccio al pregiudizio, ed ella aveva sempre disprezzati i pregiudizi.
 Ges!  supplic in uno spasimo.  Ges! fammi entrare nellanima la speranza! vedi bene che non ne posso pi! che non resisto allo strazio dellatroce pensiero!
Guard unaltra volta il quadro. La soave immagine la guardava con il suo affascinante sorriso pieno di tristezza ed insieme di indulgente severit! Come? ella osava ribellarsi ai voleri divini?... Non aveva la forza santa di innalzare il sentimento a Lui, al padre! di sottometterlo alla sua infinita e illuminata bont? Si rassegnasse a qualunque dolore le fosse preparato; chinasse il capo! chinasse il capo! chinasse il capo!
La povera fanciulla ebbe un senso di sommissione disperata; butt un bacio allimmagine dolcissima, si lev da sedere, si scosse dallintorpidimento morale e scese per leggere la lettera alla zia che ormai conosceva il suo sentimento per il giovine ingegnere e se ne interessava.
Maria le corse incontro tutta ansante. Tornava dalla cartiera. La Rossa non vi si era veduta per tutto il giorno; lavevano invece intravista che se ne stava appoggiata al parapetto del ponte sul torrente ed aveva unaria strana; non aveva risposto al saluto della donna che le era passata presso curva sotto il carico della gerla piena; neppure si era mossa dallimmobilit.
 Dicono le operaie della cartiera, le sue compagne,  disse Maria,  che la Rossa  capace di qualche sproposito!... Vai, vai tu, Bianca, a sentire! Io ho paura!
Bianca and e la zia la volle accompagnare. Alla cartiera infatti non si era vista la Rossa; e la donna dalla gerla carica laveva veduta davvero appoggiata al parapetto del ponte, con aria strana.
Bianca, con la zia and al ponte. La fanciulla non cera. Andarono insieme alla casetta dei pioppi; la nonna, immobilizzata dalle varici, non sapeva nulla della nipote. Mancava di casa dal giorno innanzi; dacch Pippo dello scoglio era partito, la povera figliola aveva cambiato umore che non pareva pi lei; non aveva pi gusto al lavoro; la notte sospirava e se dormiva parlava in sogno. Ella, povera vecchia, non sapeva pi a qual santo votarsi per vedere la nipote un po calma e ragionevole.
 Ora dove sar? dove sar?  piagnucolava la donna abbandonando il fuso sulle ginocchia e asciugandosi le lagrime con il dorso della mano callosa e tramata di vene salienti.
 Dove sar?  chiese la zia a Bianca con uno sguardo interrogatore.
Cercarono tutte due di tranquillare la vecchia; sua nipote era forse andata su alla casetta di Pippo, a darle un po daria, a fare un po dordine. Non doveva temere; diamine! che cosa pensava che potesse essere successo a quella fanciulla?
La zia lasci qualche soldarello alla povera donna e la preg, quando la ragazza fosse tornata, di mandarla subito alla villetta della cartiera.
A Bianca tremava il cuore in petto. Ella sospettava che davvero la povera Rossa accarezzasse insani propositi. Certe parole sfuggitele, il suo contegno spesso strano, da persona staccata da tutto ci che non si riferisse allo stato del suo animo, certi sguardi pieni di desiderio rivolti al lago profondo dallo spiazzo ove stava il Cimitero, il suo frequente mutismo, gli occhi vaganti senza espressione, tutto le aveva pi volte cacciato in cuore un dubbio che non aveva mai osato affermare. Ed ora sospettava, ma anche compativa la Rossa; comprendeva la sua muta disperazione, il soffocamento dogni sentimento morale nel suo mondo interiore, il peso della vita, buia nella notte dolorosa, una vita buia come sarebbe stata la sua se il giovine che amava fosse scomparso per sempre. Povera Rossa! povera sorella sua nella sventura. Ella la compiangeva e compativa. Non sorretta da una forza ignota scaturente dalleducazione e dallabitudine al pensare rettamente, si avrebbe forse potuto condannarla se in un accesso di dolore, avesse commesso una pazzia?
Camminavano senza parlare, tutte comprese dalle loro preoccupazioni. La zia, sfogato il sentimento di piet verso la Rossa e la povera vecchia sua nonna, ora accarezzava con la mente il prossimo incontro col figlio; un amico le aveva scritto da Genova annunciandole che la nave che ella aspettava con ansia sarebbe arrivata fra due giorni. Ella aveva divisato di partire il domani; e gi il suo cuore materno palpitava di gioia allidea di presto riabbracciare il suo Roberto.
A un punto Bianca lasci la zia; ella voleva informarsi, sentire, andare a vedere dove si fosse cacciata la Rossa. Sentiva che non sarebbe stata tranquilla cos al buio della sorte della povera fanciulla. E si mise nel sentiero della montagna gi nelle prime ombre della sera.
 Torna presto!  le raccomand la zia.  Non lasciarmi nellinquietudine!
Bianca, rimasta sola, respir. La zia le voleva bene e per certo prendeva parte alle sue angustie; ma il suo cuore e la sua mente erano troppo occupati del figlio, perch si potesse crederla capace di altri pensieri e di altri sentimenti. Ed ella vicina alla parente si sentiva isolata senza gustare il mesto piacere dellisolamento; sentiva che anche parlando, sfogando il suo interno, non sarebbe stata compresa, n avrebbe avuto il minimo conforto. Sola sola si sentiva meglio; ascoltava meglio la voce interna che le andava parlando cose tristi e in pieno accordo con lanima sua sconvolta da dubbi e terrori.
Tir via per il sentiero vagabondo fra piante, cespugli, macchie e masse, senza un occhio per le cose, mute per lei nel momento di intimo raccoglimento in s stessa.
A uno svolto del sentiero, una croce di legno, infissa di sghembo in un macigno, le si par dinanzi, lugubre e minacciosa. La croce segnava il posto di una caduta accidentale o di un suicidio?
Aveva sentito dire di un giovine precipitato di l nel burrone sottostante; un giovane tornato dallAmerica dopo vari anni e che al paese pi non aveva trovato nessuno dei suoi, morti durante la sua assenza, uno dopo laltro. Colpito dallimpreveduta sciagura, il povero giovine, si era mostrato preoccupato e addolorato, finch un mattino era stato trovato gi sfracellato contro gli scogli della ripida sponda. Era stata una disgrazia?... Era stato un atto di disperazione?... Molti credevano a una disgrazia; ma qualche compagno suo sosteneva daverlo udito parecchie volte parlare di finirla; che non gli reggeva il cuore di vivere cos solo senza parenti, senza casa n tetto: e questi dicevano che il disgraziato si era dovuto suicidare!
Bianca si inginocchi davanti alla croce e preg per s e per la Rossa. Che Dio le proteggesse tutte due, che desse a tutte due la forza di sopportare il dolore che loro veniva da Lui!... Facesse sopra tutto, che la povera Rossa non si fosse lasciata andare a un atto di violenza.
Quindi si lev, dopo essersi fatta il segno della croce, il sole salutava le ultime cime, in attesa di essere inghiottito nel brusco tramonto. La fanciulla riprese la via nellansia di far presto per non essere colta dalla notte nella discesa. Affrettando i passi raggiunse la scogliera e si trov in breve davanti al casolare di Pippo. La Rossa era l, seduta sullo scalino dingresso con i gomiti puntati alle ginocchia e la faccia nelle mani.
Allappressarsi di Bianca tir gi le mani dal volto che apparve pallido, disfatto con gli occhi cerchiati di nero.
Si alz lentamente e disse:
 Perch, signorina,  venuta fino quass? Vuole farmi tornare a casa?... Ma non sa che io devo restar qui sempre?... Egli lo vuole; me lha detto! in sogno me lha detto!... e io devo rimanere!
Con le belle e con le buone, la signorina indusse la povera creatura a seguirla. Oh, non aveva il dovere di scendere a comunicare la sua risoluzione alla nonna?... doveva andare con lei; doveva passare quella notte gi nella casetta dei pioppi. Il domani poi avrebbe deciso; e, daccordo con la povera vecchia, sarebbe tornata l a custodire la casetta del povero Pippo.
Persuasa e forse suggestionata dalle parole e dalla volont di Bianca, la fanciulla la segu in silenzio.
Passando presso la croce a picco del burrone, fece il segno della croce, mormorando:
 Quando non se ne pu pi si fa cos, come ha fatto il giovane venuto dallAmerica.
Bianca la scosse un po bruscamente per un braccio.
Erano quelle, cose da pensare?... Non si vergognava di ribellarsi a quel modo al volere di Dio?... Morta lei, chi avrebbe pregato per Pippo?... chi avrebbe custodito la sua casetta?... non sapeva lei, che i morti ci vedono, ci seguono ed hanno bisogno delle nostre preghiere?... Ella non pensava che a liberarsi dal dolore e non pensava a lui, poveretto! E le pareva di volergli bene! bel bene davvero!
Le prime stelle punteggiavano il cielo. Bianca indusse la compagna a guardare in su; vedeva quelle stelle? da una di quelle il suo Pippo, forse, la guardava e le diceva di pregare per lui, e le comandava di vivere, di mettersi in calma, di pazientare finch a Dio fosse piaciuto di chiamarla in cielo con lui! che se ella non si sottometteva al volere del Signore, non lavrebbe certo raggiunto, lui, morto naturalmente, anzi gloriosamente per il bene della patria!
Bianca tormentata dal dolore proprio, riusc con le belle e con le buone a cambiare indirizzo ai pensieri della fanciulla, che arrivata gi, entr docilmente nella casetta ove la nonna laspettava.
Bianca arriv a casa che gi la notte si raffittiva. Maria le venne incontro tutta inquieta; perch aveva tardato tanto a tornare? perch laveva lasciata sola per tante ore? E la Rossa?... dove laveva trovata?..
La piccina volle sapere e fu informata.
 Sei tu, Bianca?  le chiese dalla camera sua, la zia.
E la preg che andasse su a dirle della Rossa e a darle una mano per i preparativi della sua partenza per Genova, fissata per il mattino seguente.
 Roberto sar qui fra alcuni giorni!  andava dicendo la zia mentre con laiuto di Bianca faceva la valigia e la riempiva di piccole cose che dovevano essere utili al figlio:  Roberto sar qui fra pochi giorni, ed io vorrei che il caro figliolo, di ritorno da un paese lontano, trovasse qui un po di buon umore, di allegria!  andava dicendo.
Bianca la guard negli occhi. Perch diceva cos? era un consiglio per lei quello? Temeva che ella guastasse lambiente colle sue preoccupazioni?... che rattristasse il cugino col suo aspetto di creatura angustiata da tristi pensieri?...
 Zia!  disse con le lagrime in gola.  Zia! tu non esigerai che io rida e scherzi?
 Vorrei solo che non mostrassi troppo palesemente le tue interne angustie!  fece la madre, spietata nel suo egoismo.
 Zia! se temi che io possa rattristare Roberto, me ne andr!  rispose Bianca arrossendo di disgusto e di ribellione.  Me ne andr!  soggiunse.  Ho ancora degli amici a Milano; mi aiuteranno a cercarmi lavoro!
La zia fece mostra di adirarsi; che cosa le veniva in mente?... non aveva ella mai pensato di mandarla via di casa sua!.... non era ella lunica figlia della sua povera sorella?... considerasse sempre quella casa come la sua propria; solo ella la pregava di non esagerare il suo dolore e di non portarlo attorno come si portano i ceri in processione!... Ella le parlava cuore a cuore; le mostrava i suoi desideri schiettamente; non doveva aversene a male, che diamine!
Bianca non se ne aveva a male; figurarsi! ma legoismo della zia le stava greve sul cuore.
...
.
... 
Allo spuntare dellalba, Bianca accompagn la zia alla stazione della vicina borgata, nel biroccino sconquassato, che serviva allandare e venire degli impiegati della cartiera.
La zia non finiva di fare raccomandazioni e di dare consigli; ella avrebbe scritto avvertendo del giorno dellarrivo, che per certo doveva essere presto. E lei, poveretta, si facesse coraggio e non esagerasse le cose; il bravo ingegnere sarebbe guarito, che diamine! e sarebbe tornato alla cartiera, che aveva tanto bisogno di lui! E chi sa? forse Roberto si sarebbe impratichito nellindustria della carta come avrebbe desiderato suo padre, sotto laccorta direzione e la guida dellingegnere Piero, suo figlio, che non mancava dintelligenza, era forse destinato a continuare il lavoro della cartiera, fondata dal nonno e che aveva arricchito la famiglia.
Il biroccino, al trotto di una magra brenna, tirava via sobbalzando sulla via solcata dal passaggio di carri e veicoli dogni sorta. Il sole calava gi lentamente dalle vette e scendeva per prati e boschi a indorare i fianchi selvosi o ripidi delle chine ora facili e morbide, ora dirupate e irte di macigni e di scogli.
Al piano, gente e cose si ridestavano alla vita, al lavoro. Le vacche muggivano la loro smania di libert e di pascolo fresco, dalle chiuse stalle; le pecore e le capre, impazienti di correre allaperto, belavano in un coro di voci acute e profonde, deboli e forti; la madreselva delle siepi odorava acutamente e dai prati e dai campicelli, venivano ondate di profumi vari.
Arrivarono alla stazione. Un impiegato, che conosceva la signora della cartiera, come chiamavano nel paese e nei dintorni la zia di Bianca, venne a riverirla nella sala daspetto e fecero tutti e tre un po di conversazione. Udito il fischio del treno che arrivava a tutta velocit, la zia salut la nipote e limpiegato, e usc nel sole ormai ardente, senza curarsi di aprire lombrellino, impaziente di salire in uno scompartimento di prima classe. Trov posto nellultima carrozza e dal finestrino salut ancora la nipote.
Un fischio, uno scossone di tutto il treno, e la nera sfilata dei carrozzoni, corse a perdersi in distanza, in un nuvolo di fumo.
Bianca risal sul birroccino: loperaio, che faceva da cocchiere, schiocc la frusta in aria; la brenna si avvi.
A un punto Bianca vide venire alla volta del biroccino il capo tecnico, che ormai le era amico. Ebbe una stretta al cuore, temendo cattive notizie; ma il giovine le sorrise salutandola.
A un suo cenno, loperaio cocchiere, arrest di botto il magro cavallo; Bianca si tir da una parte per lasciar posto al giovine, che le sal vicino senza tanti complimenti. La trov tanto pallida, tanto sofferente nellaspetto che ne ebbe piet. E lassicur subito che non cerano notizie; nessuna notizia: n lettere, n telegrammi. Stesse tranquilla, povera signorina!...
Bianca parl della Rossa per la quale egli era stato in pena, e che ella aveva la sera prima trovata su al casolare di Pippo, e laveva persuasa a scendere con lei ed a tornare dalla vecchia nonna.
Parlava quieta quieta, nel melanconico rombo dellacqua corrente, che serrava il cuore. Serrava il cuore anche il riso dei prati e delle piante nel vento.
Arrivarono alla cartiera. Il fattorino del telegrafo aspettava il capo tecnico, ritto sul limitare della gran porta spalancata.
Bianca balz dal biroccino col cuore che gli martellava dentro. Quel telegramma doveva recare cattive notizie; lo sentiva, le pareva di leggerlo in volto al fattorino, che per certo non sapeva nulla di nulla.
Il tecnico, gi a terra, aveva aperto in fretta il telegramma e laveva scorso con evidente commozione.
 Cattive notizie?  gli chiese tremando la fanciulla. E soggiunse:  Dica, dica pure! sono preparata a tutto!
Con atto silenzioso, il giovine capo le stese il telegramma che diceva:
Condizioni aggravate. Ingegnere nei momenti di lucidit chiede di vedere Bianca. Fate che venga subito.
Sofia.
Bianca si lasci sfuggire di mano il foglio e si strinse i pugni sugli occhi. Dopo pochi secondi alz lentamente le mani fissando il giovine che le stava dinanzi rispettoso e commosso.
Subito, come per uno scatto improvviso della volont, fece di corsa i pochi passi che lallontanavano dalla villetta e vi entr a precipizio. A Maria, che giuocava colla bambola nel salotto, disse in fretta che andava su a raccogliere un po della sua roba ed a vestirsi. Andava via; subito; andasse fuori a dire al capo tecnico che non facesse staccare il cavallo dal biroccino. Ella sarebbe stata pronta in pochi secondi.
Su nella sua camera, mentre raccoglieva la roba necessaria, in fretta e in furia, informava la cuginetta del motivo della sua partenza. Lingegnere Piero stava male; forse moriva! cercava di lei! voleva vederla!... Bisognava che ella andasse!... Ella fosse buona e ubbidiente alla vecchia cameriera, che era unottima donna e che avrebbe avuto cura di lei!
Tutta piangente, e per le cattive notizie del suo amico, e per limprovvisa partenza della cugina, Maria assicur che sarebbe stata buona; che al ritorno ella sarebbe stata contenta di lei. Andasse, partisse pure, poich il signor Piero voleva vederla e lo salutasse per lei, che intanto avrebbe pregato tanto!
Bianca scese con la valigetta in mano; baci la bambina, salt sul biroccino, una frustata e via... Il tecnico, la raggiunse di corsa dopo di aver dati alcuni ordini alla cartiera, salt nel birroccino senza farlo fermare e si pose a lato della fanciulla.
Non voleva lasciarla andar sola; almeno fino alla stazione la voleva accompagnare per dirle che non pensasse alla casa; egli avrebbe fatto compagnia alla piccina e avrebbe telegrafato alla signora, a Genova.
Alla stazione Bianca ebbe appena il tempo di ritirare il biglietto. Il treno era gi l e la fermata era di pochi minuti. Una stretta di mano al giovine capo, una corsa al treno, su in uno scompartimento di seconda classe, un saluto dal finestrino e via.
In quello scompartimento viaggiavano altre tre persone: una vecchia signora con la cameriera, e un giovinetto che non alzava gli occhi dal giornale.
Il treno correva, correva, lontano dal paese, lontano dai monti, verso lui! Il cuore della fanciulla batteva col ritmo precipitoso del treno, ella vedeva fosco, le pareva avere un velo fosco anche sul pensiero. Ogni tanto, involontariamente, guardava i suoi compagni di viaggio. La vecchia signora succhiava caramelle e la cameriera odorava una boccetta di profumi.
Alla prima fermata, sal nello scompartimento una signorina elegante e vivace; il giovine lev gli occhi dal giornale, lo pieg e guard la nuova venuta che subito attacc discorso con lui. Dopo uno scambio di parole da cui uno faceva sapere allaltra il perch del viaggio, la sua meta, la condizione sociale e altro, la signorina prese a sfoggiare la sua cultura di romanzi e di commedie; e poich il giovane aveva parlato di un prossimo suo viaggio in Egitto, usc a dire delle piramidi e degli antichi Egiziani, con una foga ridicola. La signorina, parlando con il giovane, tradiva leffervescenza del suo temperamento nervoso.
Bianca guardava e sentiva senza il minimo interesse, in una sosta provvidenziale dogni sentimento doloroso. Man mano che il treno avanzava, il suo stato danimo andava pi e pi scuotendosi dallapatia attonita dei primi momenti del viaggio ed ella sentiva trasparire in fondo al cuore, punti scuri di dubbi e dinquietudini, sempre pi grandi sempre pi cupi.
Come avrebbe trovato lingegnere, il suo Piero? Se lo figurava supino sul letto, ansante, cogli occhi chiusi e le labbra livide. Se lo figurava morente, senza un lume di coscienza in cuore, il sentimento e il pensiero assopiti per sempre. Aveva paura di arrivare e le pareva che il treno non corresse abbastanza veloce.
La prese unimpazienza dolorosa; si alz dal posto, si mise ritta presso il finestrino e volle dimenticarsi interessandosi alle cose esterne. Ma delle cose esterne le venne una voce cos desolante, cos grave di minacce, che si ritrasse spaurita e ritorn nel suo angolo e chiuse gli occhi.
Quando sent il treno entrare sotto la tettoia della stazione di Milano, si lev di scatto, afferr la valigetta, e non appena il treno si fu fermato, scese a precipizio, assalita dalla smania di correre a lui, che la chiamava, di vederlo, di sentirne le parole, forse le ultime!... E affannosamente usc, salt in una carrozza, si fece condurre da Sofia, dove avrebbe saputo, e da dove avrebbe potuto andare a lui!
Attravers Milano come in sogno. Era quella la sua citt? Erano quelle le vie che conosceva, che tante volte aveva percorse da cima a fondo, con il suo pap e sola?... Le pareva che la gente la guardasse con aria arcigna; che le case, le piazze avessero un aspetto triste e lugubre. E il cuore le martellava dentro fino a sentirne uno spasimo.
Sofia laspettava in giornata; per questo non era andata ad incontrarla; non sapeva lora dellarrivo.
Bianca si butt fra le braccia dellamica con uno scoppio di pianto. E nella modesta cameretta dove lamica la fece passare, perch riposasse un momento, seppe ogni cosa. Lingegnere si era andato aggravando un giorno pi dellaltro. Il dottore badava a dire che finch c vita, c speranza; ma si capiva che la speranza era fuggita anche dal suo cuore damico.
 E incosciente?  chiese Bianca con voce tremante.
 Ha dei lucidi intervalli!  rispose lamica.  Fu in uno di questi intervalli, che il povero giovane chiam te e espresse il desiderio di vederti!
 Vado subito!  rispose la fanciulla avviandosi per uscire.
Sofia mise il cappello e volle uscire con lei. Strette luna allaltra, scesero le scale, uscirono sulla via, entrarono in tram e dopo una mezzora furono davanti alla villetta degli zii di Piero.
...
.
... 
Nella villetta era il silenzio solenne e tragico dei lugubri momenti.
La domestica, vecchia di casa, aperse alle due signorine e le fece passare nel salottino attiguo alla cucina. Poi sal, per la scala del corridoio, su, al piano superiore ad avvertire la padrona.
Invece della padrona scese il dottore. che salut Sofia e stese tutte due le mani a Bianca; in un impulso di tenera simpatia; la simpatia delle anime nobili per i sofferenti.
Fece sedere sul canap le due fanciulle e sedette presso Bianca. Stettero un momento in silenzio; poi il giovane parve dibattere fra s, con qualche rotta esclamazione, qualche scuotere del capo e gli occhi raccolti in basso, le parole da dire. E finalmente, dopo il suo gesto familiare della mano alla fronte, come a spremere le parole, difficili ad uscire.
 Sta male!... Ricevette il viatico; stamattina; era sereno; si raccolse un momento e preg gli zii di essere lasciato solo con me. Mi parl di lei!  soggiunse rivolto a Bianca, che si cel il viso fra le mani.  Si accora al pensiero di lasciarla!  continu.  Lha molto amata e lama ancora!
La fanciulla singhiozz. Poi si asciug gli occhi, scatt su ritta e chiese di vedere linfermo. Era venuta per questo. Non laveva egli chiamata?... Non aveva desiderato di parlarle?
Il dottore guid su la fanciulla mentre Sofia rimase a discorrere con la domestica, tornata gi a basso.
Sulla piccola scala, incontrarono la zia dellingegnere, che accolse la fanciulla con un sorriso tranquillo, con un che di risoluto nel volto e nella voce, non riuscendo per a reprimere e nascondere la sovraeccitazione nervosa, che dava una speciale impronta ai suoi atti ed allespressione del viso. Le accenn di affrettarsi. Il poverino era impaziente di vederla. Presto! entrasse in camera. La donnina non voleva n lagrime, n parole; si capiva. Ella era addolorata, perch amava il nipote come una madre; ma resisteva eroicamente allangoscia, perch intorno allammalato tutto fosse tranquillo e nessuno perdesse la testa.
Camminando leggermente, ella precedette la fanciulla nella stanza sacra dal dolore; appena rischiarata dalla luce scarsa che le persiane e le tende lasciavano penetrare, satura di acuti odori di disinfettanti e medicamenti, silenziosa. And avanti lei; mormor con tenerezza sorridente:
 E qui, sai!  arrivata!  E si fece da parte.
Bianca entr. Scorse nellombra il biancor fioco del letto, la figura fosca dellinfermiere, che si era levato in piedi; e ud una voce fioca, che pareva venir di lontano, dire:
 Bianca! mia povera Bianca!
La fanciulla si appress al letto tutta tremante.
Furono lasciati soli.
 Bianca! mia povera Bianca!  ripet in un soffio il giovane.  Chinati, baciami!  soggiunse.
La fanciulla chin il capo sulla testa dellinfermo e gli sfior la fronte con le labbra. Dio! come era trasfigurato il povero giovine!... Il viso da bruno che era stato, mostrava ora, sotto le accensioni della febbre, il caldo pallore dellavorio, il naso si era affilato, gli occhi parevano ingranditi, pi scuri e lucenti. Era il viso di un essere quasi gi staccato dalla terra; un viso penetrato danima.
Con uno sforzo, egli le tese le braccia, le prese il capo lavvicin a s, le susurr sulla bocca:
 Grazie!
Ella lo baci ancora: in fronte, sulla bocca ardente; lo baci ancora e ancora, mentre le lagrime le scendevano fitte e andavano a cadere sul povero volto emaciato.
 Non piangere!  disse egli a stento, col respiro affannoso  Non piangere!
 Come sei bella!  le mormor.
E mentre le ravviava lentamente i capelli sulla fronte, la guard con i grandi occhi neri fissi; la guard a lungo con lampi di tenerezza e di dolore, con sorrisi di pace.
 Basta Piero! basta!  mormor la zia, che era entrata silenziosamente.
Linfermo pieg il viso e pos la bocca sul braccio della fanciulla.
 Addio!  disse egli.  Riposo! Dopo torni  vero?
Bianca si chin a baciarlo unaltra volta sulla bocca e mormor:
 Tua! tua per sempre!
Egli pi non ludiva; pi non la vedeva; era assopito.
Il dottore entr; ascolt il respiro del malato; gli prese una mano che tenne un momento nella sua. Poi tocc Bianca su una spalla e lobblig a uscire di camera.
Nel corso della giornata si manifest un lieve miglioramento.
Il signor Carlo Loni aveva desiderato un consulto; si era fatto venire uno specialista, che necessariamente, aveva stancato linfermo con gli interrogatori e le ascoltazioni. La diagnosi era stata conforme a quella del medico curante. Lo specialista per sperava pi del Loni nellorganismo giovine e nei mezzi dellarte. Ora il pericolo stava in ci: che al cadere della febbre, lammalato si dovesse spegnere per esaurimento.
Bianca non pot rientrare nella camera dellinfermo; era assopito. Solo la zia lo custodiva insieme con linfermiere.
Verso sera parve ridestarsi e chiese di Bianca, che accorse. Lammalato fece segno alla fanciulla di sedere presso il letto; le sorrise, le stese la mano arida e calda del colore del vecchio avorio, che la fanciulla baci religiosamente.
 Stai meglio,  vero?  gli susurr. Egli atteggi le labbra al disegno di un bacio e disse con una voce che si sentiva appena:
 No! non sto meglio!
Un momento di silenzio; rinchiuse gli occhi poi li riaperse per mormorare:
 No! Bianca! non sto meglio! E mi rincresce tanto!... Per te!... Ti amavo! ti ho subito amata, l, nellangolo romito!... Si sarebbe passata la vita insieme!...
Un altro momento di silenzio. Poi, con voce appena intelligibile:  Questa notte... fra le undici e il tocco...
Bianca ebbe una stretta al cuore. Protest. Perch parlava cos? Egli sarebbe guarito; i medici ne erano sicuri; tutti ne erano sicuri! Perch parlava cos?
Il malato scosse il capo lentamente e la chiam:  Bianca!
Ella lo guard in viso con il fiato mozzo e lo spavento in cuore.
 Piero!  gli rispose.  Piero!
Egli aperse le labbra allinvito di un bacio; ed ella si chin per raccogliere in un alito, le parole:
 Questa notte! questa notte! Addio!
La fanciulla si sent gelare il sangue; pens alla divinazione dei morenti, non riusc ad articolare parola. Poi volle contraddirlo. Ma egli le fece cenno, col dito alle labbra, di tacere, come se ella avesse voluto ribellarsi a Dio che voleva cos.
 Bisogna rassegnarsi!  le alit in viso.  Ricordami! Bacia Maria. E... e... non disperarti!
Bianca si inginocchi piangendo e strinse sulle labbra una mano di lui.
 Sei tanto giovane!  mormor il morente.  Non hai nessuno!... Ricordami! non disperarti!
II male precipita; linfermo non parla pi; la speranza terrena  uscita dalla camera per lasciar entrare langelo della morte.
La zia, lo zio, il medico e Bianca, sono tutti raccolti intorno al letto; in ogni volto  una compostezza grave; il medico non pu pi nulla; egli pure ha in viso il rispetto del mistero. Di fronte al morente, di fronte allarcano, che si compie su quel letto, Bianca si sente fondere il cuore.
Linfermo non parla pi ma comprende ancora. Apre gli occhi, vede Bianca; le povere labbra si agitano a pi riprese per parlare ma non possono; solo sospirano qualche cosa allorecchio della fanciulla, che leva il volto e appare trasfigurata; non dal dolore ma da una forza spirituale e sovrumana, luminosa e muta.
Passano le ore lente e interminabili.
Le campane della Chiesa vicina suonano ad agonia. Il prete, chiamato, recita le preghiere per i moribondi, accosta e riaccosta il crocifisso alle labbra del poveretto che non ode pi, non vede pi nulla.*** pag 244
...
.
... 
Suona mezzanotte. Langelo del cielo sorvola nellaria della camera del dolore. Si fa un silenzio sepolcrale. Di fuori viene il canto di un passeggiero e lululato di un cane.
Il medico si china sul volto bianco come il guanciale su cui posa; un volto illuminato da un sorriso divino, sulla bocca semi-aperta e immobile. Il prete si china pure, giunge le mani, si rialza e mormora:
 Pace allanima tua!
Bianca inginocchiata con la testa fra le mani incrociate sul petto non d un gemito, non si muove.
Lorologio della torre suona la mezzanotte.
...
.
... 
Caro amico!
Sono tornato da un mese ed ho trovato in casa la tristezza per la morte del povero ingegnere; una vittima della guerra di Tripoli.
Io non sapevo che mia cugina amasse e fosse riamata dal povero giovane; si erano fidanzati da qualche tempo, quando lingegnere fu richiamato e dovette partire per non tornare che ferito mortalmente. La mia desolata cugina fa piet!... Si fa violenza per non parere, per nascondere lo stato dellanimo suo; ma ci riesce cos poco che  un vero affanno vederla e sentirla.
La mamma si  presa in casa, come cameriera, la Rossa; ti ricordi quella ragazzona, presso la casetta della quale, noi si andava spesso a pescare nellacqua del torrente? E ricordi Pippo? loperaio della cartiera, che il povero ingegnere prediligeva per la sua attivit e la sua intelligenza?... Pippo, richiamato anche lui, prima dellingegnere, mor l sul campo di battaglia. Era promesso sposo della Rossa, che fu l l per commettere una pazzia dopo la scomparsa dellinnamorato. Dunque adesso la Rossa  qui in qualit di cameriera e fa bene. La mamma se la prese in casa per far piacere a Bianca, che si sfoga e piange con la compagna di sventura.
Bianca non pare pi quella di prima: si  fatta sottile come un giunco;  pallida, ha sempre gli occhi rossi di pianto.
Io la guardo con compassione ed ella capisce la mia compassione e me ne  grata.
Qui tutti si sforzano di dimenticare. Maria mi ha sinceramente perdonato. Ma io indovino spesso lo sforzo e leggo il dubbio e una certa inquietudine negli occhi di tutti e qualche volta sorprendo sul volto di mia sorella un vago timore. La povera piccina non riesce ad imporsi la sicurezza quando  con me; per quanto faccia non riesce a nascondere il senso di paura che io le inspiro; ed io non posso tollerare lo smarrimento che le si dipinge sul visuccio espressivo. Oh come mai ho potuto essere tanto crudele, egoista, brutale?... Potessi dimenticare e far davvero dimenticare!.... Ma il male non  come il sasso che si lancia nellacqua e che viene inghiottito con lieve gorgoglio, senza lasciar traccia; esso  piuttosto uno straripamento di fiume, che invade prati e campi, e semina la ruina l per dove passa!... Guai a commetterlo il male!... Il pentimento pi sincero non lo distrugge; si pu riacquistare la fiducia; si pu anche meritarsi la stima; ma il punto nero rimane in fondo della coscienza come continuo, muto rimprovero e impedisce che la fiducia altrui sorga spontanea e certa.
Lo stato dincresciosit nel quale mi trovo, mi rende spesso ingiusto. Figurati che qualche volta mi sento sconvolto da amarezza e ribellione contro la cieca affezione, contro linvincibile parzialit di mia madre!... Penso, che se ella non fosse stata tanto indulgente con me, se mi avesse saggiamente corretto fino dalla prima infanzia, non mi sarebbero forse successi i guai, che ora mi tribolano e che hanno scavato un solco nellanima mia. E un senso di amarezza e di ribellione che io cerco di soffocare e di cui mi vergogno. Ma... in ogni modo, ora che capisco, e vedo con gli occhi, non pi dellegoismo pazzo, ma con quelli della verit, ora sento, che tocca a me, a me solo, a fare in maniera di riparare al male commesso; e, se Dio mi aiuta, ci riuscir. Mi sono fatto amico del capo tecnico, che ora fa andare la cartiera dopo essersi impratichito col povero ingegnere Piero; egli ha una bellanima schietta e generosa, lui! Bianca  per me una pietosa sorella, che mi vuol bene e malgrado il dolore acuto che chiude in petto, trova maniera di confortarmi con consigli e incoraggiamenti.
In quanto a quello che far io, ho deciso. Mi dar alla musica che mi chiama con voce potente; far come te; mi butter a capo fitto nello studio dell'arte divina, che nobilita lanima, rende il cuore pi generoso, la volont pi onesta ed esercita con la melodia e larmonia, una potente influenza sul senso morale. Che cosa dicono quelle note? quali ragioni espongono per ispirare il bello, il buono, il grande?... Non sarebbe la musica una lingua perduta, della quale abbiamo dimenticato il senso e serbata soltanto larmonia? Non sarebbe una riminiscenza? La lingua di prima e forse anche la lingua di dopo?... Sono queste idee di Massimo dAzeglio che noi si leggeva insieme con tanto piacere e di cui tu, che hai studiato per tuo conto, senza frequentare nessuna scuola, mi hai dato il gusto. Oh tu, Romeo, sei ben fortunato di avere tanta e cos facile disposizione ad ogni genere di studio!... Lo meritavi davvero un protettore che ti procurasse il modo di dedicarti senza stenti, alla letteratura ed alla musica!
Io sento assai la tua mancanza e non dimentico la promessa che mi facesti di scrivermi, di dirmi tutto quello che ti succede, di parlarmi dei tuoi progressi, delle tue speranze. Un giorno ci incontreremo per certo. Tu sai che hai qui una famiglia che ti  affezionata e ti  riconoscente per il gran bene morale che facesti a me. Ricordalo, Romeo.
Io partir presto per cominciare i miei studi; la mamma verr con me. E Maria?... ella rimarr qui con la sua Bianca per la quale sarebbe uno strappo crudele il distaccarsi da questi luoghi pieni della memoria di lui, il giovine che ha amato e che perdette, povera, cara cugina! Maria, interrogata, disse chiaro che voleva star qui, con Bianca. Non seguir la mamma e il fratello. Il suo cuore ha scelto unaltra famiglia! Qui sta la punizione mia e, pur troppo anche quella della mamma! Ma per certo, la mia sensibile sorellina star meglio con la sua Bianca; e questa trover nel caldo affetto della piccina, un po di sollievo al suo dolore.
La nostra vallata, piena di suoni, lieta di colori, che tu amavi tanto,  ora in grande rigoglio destate. La selva dove ti ho incontrato la prima volta,  foltissima; vi si passeggia allombra fitta, che pare di sera; e laria e gli uccelli, e lacqua e gli insetti, accordano le loro voci in una musica strana, dolcissima, affascinante.
Tutti ti salutano di cuore. Addio Romeo.
Il tuo Roberto.
...
.
... 
Sono passati degli anni. Leducazione musicale di Roberto  compiuta. La famiglia si  ricongiunta nella villetta presso la cartiera. Bianca, sempre in lutto, ha trovato uno scopo nella vita desolata, dandosi tutta a Maria e facendo di lei una compita, assennata fanciulla, bella di una bellezza delicata come  delicato il suo interno.
La Rossa, anche lei sempre in lutto, vive alla villetta ove  diventata indispensabile. Le dolci, dolenti parole di Bianca inspirate alla fede, la sua rassegnazione serena, la sua vita di abnegazione, hanno finito per educare nel cuore della rozza contadina sentimenti gentili e alti.
La signorina come la popolana, devote alluomo amato, sono rimaste fedeli alla memoria santa. Alle offerte di matrimonio hanno sempre risposto con il rifiuto. S luna che laltra le due fanciulle, appartengono al numero delle poche donne che amano una volta sola.
...
.
... 
Ora in una notte di settembre, calma e serena, le finestre della villetta della cartiera, apparivano tutte illuminate; e quegli splendori si riflettevano in lunghe e tremule strisce di fuoco, nella sottoposta acqua del torrente.
Da quelle finestre si spandevano per la muta quiete della notte, le armonie di una musica di ballo e per i vani illuminati, si vedevano muoversi, fuggire, ritornare, le coppie danzanti. Era bella e fantastica quella casa, che nella tranquilla oscurit, pareva emergere dal torrente, vestita di luce e risuonante darmonia.
Le pi ricche famiglie dei paesi vicini, insieme con quelle di alcuni cittadini villeggianti si trovavano quella notte raccolti per una festa in onore del figlio della proprietaria della cartiera che aveva conseguito il diploma di violinista al Conservatorio di Milano.
La festa era lieta; bella di una allegria cordiale e sincera, di un franco contegno svincolato dagli impacci, dagli impicci, dalle fittizie pastoie, da tutto quellinsieme dartifizi e detichetta, che rendono, a chi non ne abbia fatto labitudine, tanto uggiose le feste di ballo, le serate o veglie danzanti che si voglia.
La fantastica luce elettrica riflessa dagli specchi vivaci e dalle dorature di cui la sala era ricca, il brillare dei vivaci colori delle stoffe e delle trine nella foga del ballo, il profumo emanato da vasi e da cestelli di fiori graziosamente disposti, lallegro susurro di argentine voci femminili, un vivace schioppettio di risa e le dolci note della musica, inspiravano, per la via dogni senso, una emozione soavissima.
Sopra i divani disposti allingiro, erano sedute le mamme, quale ancora fresca, quale gi appassita e brizzolata; ma tutte giubilanti e fiere delle figliuole, che belle come fiori, danzavano appoggiate con molle abbandono, al braccio dei giovani snelli e forti. Presso alle signore, era qua e l, qualche vecchietto, o babbo, o nonno o zio, a cui tanta allegria faceva, con melanconica dolcezza, ripensare ai giorni andati.
Le coppie danzanti, che avevano finiti i giri determinati dal direttore del ballo, il quale ritto nel mezzo della sala ne regolava landamento col battere delle palme, escivano da una porta e venivano a schierarsi una dopo laltra, in ordine, su la soglia dun altro uscio, pronte a ritornare al ballo non appena fosse ritornata la loro volta. Le due porte mettevano in un elegante salotto, dove erano disposti tavolini con giuochi di carte, di dama e di scacchi; e giornali e album per passatempo, di chi non ballava o si riposava. Quivi, seduti nello sguancio della finestra, erano il dottore Carlo Loni, tutto in nero, corretto nel vestito di societ. Bianca in elegante toeletta di pizzo nero, pi che mai bella e interessante, con le traccie del dolore che le si erano per sempre scolpite sul volto pallido e minuto.
L, in quellangolo, appartato, la fanciulla e il dottore ricordavano con vivo senso di piet e di rammarico lamico perduto nel fiore degli anni e delle speranze. Il dottore ricordava i minuti particolari della malattia e della morte del povero giovine, mettendo in cuore a Bianca un senso di gratitudine per il ricordo e la costante amicizia.
Mentre conversavano fra di loro, il giovine venuto apposta da Milano e la fanciulla, pass loro dinanzi Maria, bianca come un giglio e commovente nella gracile bellezza. Pass loro innanzi ballando al braccio di un giovane. Ella salut con unocchiata e un sorriso la cugina e il dottore, e compito il giro, venne a sedere fra di loro, un po affannata e ansimante dal ballo.
Bianca la baci in fronte con tenerezza materna; e il dottore la avvolse tutta in uno sguardo di ammirazione. Era cos graziosa la gentile fanciulla, cos, tutta bianca come un giglio, semplice e attraentissima nel fascino dei suoi diciasette anni!
Il dottore Loni, che veniva spesso alla villetta della cartiera ed aveva veduto crescere e di bambina mutarsi in giovinetta la cara piccina che egli aveva curata e guarita anni addietro, da un poco aveva sentito mutarglisi in cuore il sentimento di simpatia protettrice che lo aveva fino allora legato alla fanciulla. E da un poco le sue scappatine alla villetta, si erano fatte pi frequenti.
A Milano, egli aveva sempre frequentato la casa, ove Roberto e sua madre vivevano in intimit, e si era anche legato di amicizia col giovino allievo del Conservatorio, ora tutto dedito allo studio e fatto serio e corretto dalla esperienza e dalla volont. E da Milano, spesso, nei giorni di festa, recava alla villetta notizie e ambasciate.
Carlo Loni, era un bellissimo uomo, sui trentadue anni; alto, ben fatto, dagli occhi di un turchino cupo e lespressione buona. Con Bianca e Maria, egli aveva fatto gite e escursioni su per i monti e dentro le vallate, commovendosi allaspetto della bellezza, comunicando alle compagne dallanima gi formata al bello, impressioni e commozioni.
Bianca aveva con un intimo senso di compiacenza notato il destarsi e lo svilupparsi di un sentimento pi dolce e pi forte della tenera affezione, del giovine dottore per Maria; e il suo cuore, da un poco accarezzava una cara speranza.
La musica invitava alla danza e si spandeva fuori per la vallata e per i monti a confondersi con la sommessa voce delle cose. Le coppie danzanti passavano e ripassavano davanti allangolo nascosto dalle piante, dove il dottore stava a conversare con Bianca e Maria. Ma questa fu presto scorta din fra il fogliame e invitata per il minuetto. Ella si lev da sedere con una piccola smorfia di contrariet e accett il braccio del cavaliere, dopo di aver salutato con un sorriso e un lieve rossore il signor Loni.
Bianca sorprese quel rossore e ne ebbe un lampo di piacere in cuore.
 Maria si  fatta un amore di fanciulla!  susurr il dottore.
 E forse aspetta lamore!  gli rispose la giovine con uno sguardo che voleva dire molto.
Il dottore la fiss con una certa intensit e mormor in un soffio come se dicesse a s stesso:
 Fortunato colui che sapr svegliare in quellanima innocente il primo sentimento di tenerezza!
 Io credo  disse in un soffio Bianca,  io credo che il sentimento sia gi svegliato, e certo allinsaputa della fanciulla!
Il dottore arross scambiando unocchiata con lamica.
In quel punto, Maria fu accompagnata al posto dal cavaliere. Il minuetto era finito; ella si sentiva stanca, aveva bisogno di riposo. Avrebbe anche sentito bisogno di un po daria libera. O perch non si andava fuori a respirare?
Il dottore e Bianca si levarono subito da sedere; Maria aveva ragione; perch non si esciva nellaria fresca della notte?
Per la vetrata aperta del salotto attiguo, uscirono tutti tre nel giardino illuminato dalle spesse lampadine elettriche pendenti dalle piante; e dal giardino presero per il sentiero del torrente, passeggiando nellombra appena stenebrata dal bagliore spiovente delle stelle e di quando in quando sfolgorata dalla luce elettrica.
Bianca nelle sue frequenti sfuggite nelloscurit della sera, si sentiva sempre presa da crisi di singhiozzi e di lagrime; e in quel momento, non parendole opportuno uno sfogo, scongiur la crisi, gittando lanima tutta sulle cose esterne.
Ella camminava avanti in silenzio, rispettato e compreso da Maria ed il dottore, che le venivano dietro silenziosi.
Lontano, davanti a loro, nel buio indistinto della notte un fulgore elettrico uscente dalla villetta illuminata, saettava luce per le acque e le coste, facendo balenare dallombra, per rapidi momenti, casine bianche, rupi, faldi di boschi. Si sarebbe detto, che il getto luminoso, volesse esplorare per ordine misterioso, e fare una rassegna di tutto.
Su su in alto, sopra una nera montagna, splendevano altre fiammelle elettriche, rischiaranti le ville raggruppate di alcuni villeggianti, raccolti in quella stagione, nella solitudine fresca delle falde alpine. Si udiva a distanza il rumoreggiar delle onde del lago.
Bianca ebbe limpressione di una notte fantastica; notte di sogno; e nella contemplazione, il suo interno conflitto si calm.
Il dottore faceva intanto sommessamente osservare a Maria la bellezza di quella scena, che pareva quella di un paese dincantesimi; paese selvaggio e strano.
I bagliori elettrici della villetta e quelli scendenti dalla montagna abitata, lampeggiavano a intervalli, al piede boscoso dei monti, sulle acque del torrente, per gruppi di casolari.
Il bagliore bianco, a un tratto sfolgor in volto a Maria e oscill a destra e a sinistra prima di scomparire. La fanciulla diede un balzo indietro e si trov fra le braccia del dottore, che se la strinse al petto susurrandole alcune parole sulla bocca.
La fanciulla si abbandon un momento su quel petto forte, dentro il quale il cuore batteva per un sentimento sincero e santo.
Bianca, tutta ai suoi pensieri, ai suoi ricordi, non si accorse di nulla. Ella guardava al lampeggiare della luce elettrica come ad un occhio luminoso che vegliasse sopra di lei e le additasse la via dellalto e sublime soggiorno donde i cari partiti a noi guardano avvolgendoci in un fluido consolatore.
La musica della villetta suonava sempre nellaria scura; Bianca propose che si tornasse a casa. Doveva essere tardi; qualcuno poteva avere avvertita la loro assenza. Bisognava tornare.
E rifecero la via percorsa; lungo il sentiero di fianco al torrente serpeggiante per un poco fra campi e pratelli, poi sboccante al cancello della villa.
La festa era sul finire. Gli invitati partivano alla spicciolata; i pi ardenti ballerini si indugiarono ancora nellallegria del Cotillion; poi, fra strette di mano e ringraziamenti, uscirono per il ritorno alle loro case.
Ultimo a lasciare la villa, fu il dottore, che se ne and pure per la volta del paese, dove alloggiava, allalbergo principale.
Bianca si stava svestendo, quando sent bussare leggermente alluscio. Maria, ancora nellabito bianco, che la faceva sembrare un angelo, entr timidamente si butt fra le braccia della cugina e tutta scottante di rossore le disse:
 Il dottore mi ha detto che mi vuol bene tanto e tanto!
 E tu?  le chiese Bianca allontanandola dolcemente da s, per vederla in viso.
 Gli voglio bene anchio!  susurr la fanciulla.  Gli voglio bene anchio! tanto! tanto!
Unondata di pura e riconoscente gioia scese nel cuore di Bianca.
 Che Dio ti benedica, mia dolce Maria!  mormor con la gola stretta dalla commozione.  Che Dio ti benedica e ti faccia felice.
...
.
... 
La signora della cartiera era ormai felice; aveva con s il suo Roberto; Maria avrebbe presto sposato il dottore che ella stimava e che, a Milano, era tenuto in gran conto, come medico, scienziato e cittadino. E poi, Bianca sarebbe rimasta con lei; poich la povera figliola, dopo la morte crudele del fidanzato, si era chiusa nel suo dolore e non aveva di mira che la felicit della sua Maria, da lei educata e istruita con affetto illuminato. Ben guidata, logicamente istruita e formata alle idee superiori, alla fede e alla piet, la fanciulletta, sotto la sua saggia guida, si era fatta una donnina piena di senno e dal fascino gentile, che aveva attratto a lei, una persona alta di mente e di cuore, come il signor Loni.
La signora della cartiera era dunque felice; e Roberto, serio e tutto dedito alla musica, non era ormai, per la madre, che oggetto di compiacenza e dorgoglio.
Maria, il fiore gentile, la dolce creatura, che riempiva la casa del profumo sottile e delicato, delle sue soavi virt, sarebbe partita!... ma si sarebbe lasciata dietro il ricordo affettuoso; e, dal suo cuore, sarebbe sempre emanato un raggio splendente di luce, sullangolo romito ove era nata, cresciuta e vissuta sotto lamorosa vigilanza della cugina.
Povera Bianca! era lei che perdeva lunico mesto sorriso della sua vita infranta, con la partenza della cuginetta!... Ma ella, generosa fino al sacrificio, benediceva al sentimento del giovine dottore, dal quale per lei veniva la sicurezza della felicit della sua Maria.
 E lui  si trovava spesso a pensare.  E lui, il mio povero Piero, che ha protetto la sua piccola amica! E lui, che mi sta in cuore sempre e di s lo riempie, che mi ha preparato lunico conforto che mi fosse possibile!
E nel suo mondo interiore, la riconoscenza irradiata dalla fede, spandeva calore e luce.
...
.
... 
Quel mattino, dopo una notte insonne, ma dolcemente insonne, appena alzata, propose alla Rossa che si andasse insieme al Cimitero.
Nel momento di riposante tranquillit e di felicit generosa, non si dovevano dimenticare i morti; i cari morti!
Uscirono tutte due, prendendo per il viottolo della montagna di rimpetto, per allungare la passeggiata.
Bianca sentiva il bisogno di trovarsi al tu per tu con le cose. Dalla compagnia della Rossa non le veniva certo nessuna distrazione; la povera giovine, che alla villetta era diventata una necessit e che amava la signorina di un affetto intenso, non era certo chiacchierona; anzi, si chiudeva quasi sempre in un mutismo, non arcigno, ma ostinato. Anche adesso, lungo la via che la doveva condurre al Cimitero, una sua passeggiata favorita, ella camminava vicino a Bianca tutta concentrata nelle meste memorie scolpite nel suo interno. Le sue labbra erano ostinatamente mute; pi che monosillabi, Bianca non sarebbe arrivata a cavarle. Ma anche Bianca desiderava il silenzio, propizio ai suoi pensieri. Per chi ha sofferto, il silenzio e la solitudine, sono spesso una necessit imperiosa.
Erano le sette del mattino; non cera sole, ma laria era afosa. Un drappello di villeggianti venne dal paese alla volta di Bianca e della Rossa. Per evitare la seccatura dei saluti e dello scambio di inutili chiacchiere, Bianca, seguita dalla Rossa, si mise nel sentiero, che si staccava da quello guidante al paese e saliva serpeggiando su per il fianco della montagna.
Quando i villeggianti chiassoni e ridanciani passarono, esse gi si trovavano su, fra la grottaglia delle piante.
Pendenti sullabisso dove romba il torrente, la Rossa vide alcuni ciclamini e si chin a coglierli per offrirli alla compagna, che li compose in mazzo per portarli al Cimitero.
A un punto, dove il sentiero piega per scendere in una conca, Bianca ristette. Di l si scopriva la magnifica veduta dei paesi, e delle rive della vallata tutta. I villaggi tuffati nel verde, aggrappati al ventre delle montagne, coronanti gli sproni di scogli a piombo del torrente, dallacqua radente al piede.
Bianca sedette un momento sullerba intanto che la Rossa andava per fiori da recare al Cimitero.
Su, in alto, un piccolo campanile giallognolo stava ritto sotto le rupi della montagna di facciata. Dal campanile Bianca sal collo sguardo alle cime sovreminenti. Quei dirupi e le creste e il campanile giallognolo le dicevano: Vai per avvicinarti al tuo Piero; per avvicinarti a lui col pensiero; poich le sue spoglie giacciono lontano; ma la terra dei morti accoglie e trasmette il saluto agli assenti!
Si alz in piedi lottando collemozione e si rimise in cammino per arrestarsi di nuovo in una gola stretta, dove, intorno al sottile filo dargento di una cascatella, si riaccoglievano i fascini della natura romita.
Bianca si commosse alla bellezza delle cose e immagin di aversi vicino lo spirito del suo Piero l pi che altrove, lontana da ogni sguardo umano, in mezzo a quella recondita poesia, a quella musica.
La Rossa la seguiva dallalto, sempre cogliendo fiori. Bianca incontr un carbonaio chino sotto il sacco nero, una guardia di finanza, una donna che portava un fascio derba. Nello spiazzo folto di piante, una vecchia stava raccogliendo bruciaglia.
Pass davanti la cappellina sovrastante il Cimitero e vi guard dentro. Vi era dipinta, a colori sfacciati, una scena della passione e il Crocifisso. Si inginocchi un momento a pregare. Poi si lev e progred lentamente per dar tempo alla Rossa di raggiungerla. Guard il folto verde a lei davanti, scendente nel vallone; tutto era calma e indifferenza; lindifferenza delle cose che qualche volta ci colpisce e ferisce come un oltraggio!
Il Cimitero era aperto. Bianca vi entr pos il mazzo dei ciclamini sopra un tumulo scavato di poco e senza un fiore n una croce. Vi si inginocchi davanti, invoc lo spirito dellamato; se lo sent vicino; lev il sentimento e gli occhi al cielo e supplic tacitamente, per essere presto chiamata l su con lui, nella luce che non tramonta, nella bellezza che mai non offende con la fredda indifferenza.
La Rossa sopraggiunta, copriva di fiori alpestri le tombe dei suoi cari.
 Maria partir presto!  sospirava Bianca parlando al suo Piero  ella va incontro alla felicit ed io rimango sola, sola, sola! Ma vivr nella fiducia di presto raggiungerti.
 Mio povero Pippo!  pregava la Rossa spargendo fiori sulle tombe  Mio povero Pippo! tu lo sai che io ti voglio ancora bene! che te ne vorr sempre!
Congiunte da un medesimo dolore e dalla stessa salda costanza nellamore, le due giovani, lasciarono il Cimitero nel momento in cui, un raggio di sole, sfuggente dal nebbione che si era andato addensando sulle cime, scese di sghembo a indorare il breve santo recinto, fitto di cippi, di croci, di qualche semplice e rozzo monumento.
Bianca e la Rossa, avvolte nella luce doro calda, si diedero la mano e dalla soglia, unirono le loro anime in una muta preghiera.
...
.
... 
FINE.